La Parola celebrata: natura e compiti dell’omelia

Introduzione.
La problematica sull’omelia, sulla sua natura, sui suoi compiti, la figura dell’omileta, ecc. sono temi dibattuti nella comunità cristiana già in epoca patristica. Con il Vaticano II i temi circa l’omiletica sono tornati al centro dell’attenzione pastorale. Molti sono gli aspetti che il dibattito culturale odierno è chiamato ad esaminare, vediamo in una veloce carrellata quelli più urgenti.

Il fondamento della predicazione omiletica è la Parola di Dio.
Bisogna partire da essa e capire come l’annuncio e l’approfondimento del messaggio biblico ha avuto una incredibile varietà di forme nell’arco di venti secoli.

Il contesto storico.
La predicazione è patrimonio di tutte le chiese non solo del rito romano, per questo è necessario collocare la predicazione dentro l’alveo di differenti tradizioni liturgiche e culturali. Conoscere i metodi, i contenuti che caratterizzano la predicazione nei differenti contesti culturali, aiuta a situare il messaggio cristiano dentro le diverse culture.

Il contesto cultuale.
Fin dall’inizio della sua storia, annuncio e celebrazione sono i due binari su cui si muove l’intera attività e missione della Chiesa. Tra le varie forme di evangelizzazione, la più ordinaria è quella che si attua nel contesto celebrativo. Le strutture celebrative possiamo identificarle nella celebrazione dei sacramenti, nell’anno liturgico, nella liturgia delle ore, nei sacramentali e pii esercizi, e in occasioni di varie circostanze. E’ a partire da queste strutture celebrative che va collocato il discorso circa il contenuto dell’omelia.

I destinatari, metodo, difetti.
L’omiletica deve sempre porre la massima attenzione ai destinatari perché sono essi gli interlocutori principali dell’omelia. Per questo motivo si deve tenere conto di una metodologia articolata e diversificata proprio a partire dai destinatari, non si può fare un’omelia identica per ogni messa. Il cambiamento dei destinatari, delle situazioni pastorali, dei contesti socio-culturali, esigono anche il cambiamento dello stile omiletico e dell’adattamento dei contenuti all’assemblea. A livello di metodo bisogna individuare alcuni elementi generali validi per tutti, resta però l’impegno di adattare i metodi alle singole categorie di destinatari. Inoltre bisogna porre l’attenzione per eliminare, per quanto possibile, i difetti della predicazione. Si tratta di quegli aspetti negativi che ostacolano la comunicazione tra Dio e il suo popolo quale si attua nella liturgia.

I contenuti da proporre.
I contenuti della predicazione scaturiscono dall’incontro tra i temi della Parola di Dio indicati dal Lezionario per quella celebrazione e l’insieme degli altri elementi della celebrazione. I fedeli presenti costituiscono la chiave ermeneutica dell’attualizzazione della Parola, e sono chiamati a fare sintesi nello specifico della loro situazione storica e religiosa.

Obiettivi, implicanze, atteggiamenti.
Ciò che ci si deve attendere dall’omelia chiama in causa sia l’omileta che il singolo fedele. Per quanto riguarda la qualificazione dell’omileta, bisogna tenere presente l’acquisizione dei contenuti da trasmettere, sia le modalità di trasmissione degli stessi. Per il fedele invece, bisogna tener presente sia il suo vissuto, sia la disposizione all’ascolto. Le implicanze correlate sono molteplici: in ordine al predicatore va tenuto presente il suo cammino formativo, la sua preparazione culturale, teologica e spirituale, quella liturgica e la sua preparazione tecnica a livello di comunicazione e di conoscenza dei destinatari. Da parte del fedele si richiede una capacità di ascolto che si traduce in scelte di vita cristiana coerente con il messaggio biblico. Gli atteggiamenti che si richiedono per tutti sono di tipo: cognitivo, affettivo, comportamentale, interpretativo, culturale, dossologico.

L’odierna situazione pastorale.
E’ persuasione comune che la predicazione omiletica oggi versi in una situazione di difficoltà. I fattori di questa crisi sono molteplici e analoghi a quelli della catechesi. Oggi si parla di una sorta di “exculturazione del cristianesimo”, ipotizzando che esso sia diventato indicibile, perché impensabile e incomprensibile entro la cultura occidentale contemporanea. Assistiamo al preoccupante fenomeno dell’estinguersi della Tradizione nel tessuto del nostro cattolicesimo, questo fenomeno è evidente specialmente nella mancata trasmissione della fede in famiglia durante l’età evolutiva. Dall’altra parte si osserva che una percentuale molto alta di predicatori hanno una percezione dell’omelia del tutto inadeguata rispetto a quello che propongono i testi dei documenti della riforma conciliare. Oggi è in gioco il rapporto tra la Parola, intesa come Scrittura e la storia della salvezza, non solo del passato ma anche attuale. La scarsa considerazione che ha l’omelia nella vita dei pastori, ha come effetto diverse conseguenze negative sulla predicazione.
Nella scala delle priorità del ministero sacerdotale, l’omelia è agli ultimi posti. I troppi impegni pastorali dei sacerdoti fanno si che l’omelia sia diventata una priorità pastorale del tutto secondaria nell’agenda dei sacerdoti con la conseguenza che alla sua preparazione viene dedicata un tempo del tutto insufficiente Una vera preparazione esige ben altro impegno: oltre all’attenta lettura e comprensione di tutti i passi biblici, una seria riflessione sui problemi di regia della celebrazione di cui l’omelia è parte integrante e un discernimento delle urgenze pastorali dell’assemblea a cui ci si rivolgerà.
Un secondo limite è quello della scarsa qualità religiosa di molte omelie. La preparazione dell’omelia deve essere accompagnata dal dialogo esplicito con Dio e con il Signore Gesù nella preghiera. Esiste un rapporto essenziale tra orazione personale e predicazione.

“La predicazione dei ministri di Cristo richiede dunque, perché diventi efficace, che sia saldamente fondata sul loro spirito di preghiera filiale: sit orator, antequam dictor. Nella vita personale di preghiera del sacerdote trovano sostegno e impulso la coscienza della propria ministerialità, il senso vocazionale della propria vita, la sua fede viva e apostolica”.

(Congregazione per il Clero. Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità in vista del terzo millennio cristiano. 1999).

Nuove scelte pastorali.
Cosa fare per risolvere la situazione deficitaria nella quale versa l’odierna predicazione omiletica?
1) Per prima cosa, bisogna insistere nel formare i pastori ad una comprensione globale e autentica della celebrazione (simboli, riti, parole). L’omelia va preparata tenendo conto di tutto il contesto celebrativo.
2) Va favorita una comprensione delle Scritture e una loro sapiente attualizzazione dentro l’odierna storia della salvezza. Inoltre va fatto sempre un sapiente discernimento del cammino di fede di ogni singola comunità celebrante.
3) Puntare su una autentica preghiera che si apra ad una intesa profonda, nello Spirito Santo, con il Dio vivente, guidata da una viva carità spirituale. Per avere una tale preparazione è necessaria un’adeguata formazione dei ministri, anzi è necessaria una vera e propria iniziazione al ministero dell’omileta. La terza edizione del documento CEI: La formazione dei presbiteri nella Chiesa Italiana. Orientamenti e norme per i Seminari,(p.160), così parla della formazione all’omiletica:

“L’obiettivo del corso di omiletica è duplice: far giungere gli studenti ad una corretta conoscenza della natura dell’omelia e iniziarli a un efficace ministero della predicazione”

Constatiamo purtroppo che questo corso di omiletica è assente nella maggior parte dei nostri seminari, e quindi oggi è del tutto probabile che si venga ordinati presbiteri senza aver ricevuto alcun aiuto specifico per quanto riguarda la predicazione. Tutto questo oggi è ancora più grave se si constata che i professionisti che hanno a che fare con il pubblico, normalmente frequentano dei corsi di public speaking. Dobbiamo entrare in un’ottica nuova, sapendo che non basta aver qualcosa da dire per saperlo anche comunicare con la competenza e l’abilità necessarie.

Rischi da evitare.
L’omileta incentrato su se stesso. Ci capita spesso di ascoltare omelie, dove il predicatore è tutto incentrato su se stesso, tanto che il suo protagonismo lo conduce a far emergere evidenti atteggiamenti di narcisismo e di egocentrismo. Non si preoccupa della situazione dell’uditorio che ha davanti, ignora le esigenze obiettive del rito, e le sue regole.

L’omileta incentrato sull’omelia.
E’ una delle forme più comuni, cioè quella incentrata sui contenuti concettuali dell’omelia (es. celebrazioni teletrasmesse, o per grandi assemblee). Il predicatore non ha preparato il suo discorso per le persone che ha davanti, ma per un uditorio ideale astratto o per la pubblicazione in atti ufficiali. Quando il predicatore non si cura degli ascoltatori, questi probabilmente si disinteresseranno all’omelia. In altri termini, si direbbe in “teologhese”: il predicatore ha solo prodotto un considerevole sforzo per rispondere a domande per le quali nessuno prova interesse.

Un corretto orientamento pastorale.
L’omileta incentrato sull’assemblea.
E’ questo l’atteggiamento pastoralmente corretto, i contenuti dell’omelia non sono considerati il fine, sono solo mezzi, certamente preziosi, di cui si dispone. L’omileta deve guardare verso coloro che saranno i destinatari del suo messaggio. L’attenzione all’assemblea gli consentirà di preparare un’omelia tutta tesa a dare risposte al vissuto religioso e morale dei fedeli. Una frase di S. Agostino dice: “Se non mi rendi migliore di quello che ero, perché mi parli?” (Tratt.Vg.Gv.XIX,14). Qui si coglie il senso autentico al quale deve mirare ogni omelia.

L’omelia nei documenti conciliari e nei libri liturgici.
Pur non dedicando all’omelia un’attenzione specifica, il Vat. II° offre una dottrina sulla Parola di Dio e sulla predicazione molto abbondante. La SC. propone l’omelia come parte integrante dell’azione liturgica. “In essa, nel corso dell’anno liturgico, vengono presentati, dal testo sacro, i misteri della fede e della vita cristiana”(n.52). L’omelia è “quasi annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia del mistero di Cristo, mistero che è sempre presente e operante, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche”(n.35). Inoltre si parla dell’omelia nella DV. PO. ecc. Anche i Libri Liturgici frutto della riforma contengono indicazioni circa il momento dell’omelia e spesso anche sul suo contenuto. Si veda in particolare il Messale Romano, nei PNMR al n.33,41-42 e l’editio typica altera (1981) dell’OLM ai nn.24-27 dove parla dei contenuti che l’omelia deve osservare per essere pastoralmente efficace.
Omelia: momento ermeneutico-mistagogico della celebrazione.
Alcuni dati teologici oramai acquisiti ci permettono di affermare che:

1) L’omelia è parte integrante della celebrazione.
2) La celebrazione ha come soggetto integrale l’assemblea.
3) L’assemblea è costituita da battezzati credenti nei quali è operante lo Spirito Santo.
Se è vero che ogni celebrazione si colloca nella dimensione della comunicazione e che l’assemblea è in grado di decodificare certi messaggi, è necessario allora che i credenti-praticanti possiedano gli strumenti necessari per comprendere il linguaggio biblico-liturgico in ordine alla salvezza che viene offerta loro attraverso la celebrazione. Ogni celebrazione ha la sua specificità, espressa dalle letture bibliche e dai testi eucologici. E’ proprio in questo ambito celebrativo che deve svolgersi la funzione omiletica del celebrante. Per la sua formazione egli deve essere in grado di decodificare il linguaggio biblico-liturgico di cui è intessuta la celebrazione, in modo da favorire la comprensione dei messaggi ai fedeli. Per la comunanza di vita con i fedeli, il celebrante, interpreta i messaggi letti nel testo sacro e li applica nella situazione storico-culturale-esistenziale dell’assemblea.
I compiti dell’omileta sono ermeneutici nei confronti delle letture bibliche e mistagogici nei confronti dei simboli liturgico-sacramentali: così egli aiuta i fedeli a percepire i messaggi che li riguardano dentro la loro vita.
L’intento primo dell’omileta è il favorire la funzione “espressiva” propria del sensus fidelium, fornendo parole adeguate, immagini appropriate, concetti chiari allo sforzo che i fedeli fanno per comprendere il messaggio della celebrazione nella loro vita. L’intervento omiletico del celebrante si presenta altresì anche come servizio pedagogico, affinchè l’identità cristiana-ecclesiale espressa celebrando, venga compresa e assimilata attraverso un processo formativo che richiede la comprensione e l’assimilazione personale.
A questo punto del nostro discorso, vogliamo rispondere alla domanda centrale che ci sta accompagnando da tempo: esiste uno schema, un metodo per preparare bene l’omelia? La risposta è affermativa.
Tenteremo ora di fornire uno schema, il più semplice possibile che ci servirà per preparare bene ogni omelia. Ovviamente seguiremo un genere letterario particolare.
L’omelia divina mistagogica celebrativa.
L’omelia, in quanto parte della celebrazione del Signore risorto con lo Spirito, è opera dello Spirito Santo che guida la Chiesa. S. Gregorio Nazianzeno in un suo scritto a proposito dell’omelia dice:”…poiché (quando si tratta) di Dio, anche l’omelia è divina” (PG36,317). S. Agostino, mentre commenta nell’omelia tutto Giovanni, esclama al solito modo lapidario che gli è consueto:
Suona il Salmo- è la voce dello Spirito.
Suona l’Evangelo- è la voce dello Spirito.
Suona l’omelia divina (sermo divinus)- è la voce dello Spirito(CC Series Latina 36,123). L’omelia così intesa, è la prima forma di carità. Essa è il centro della santa mistagogia della Chiesa. Celebra il Signore per diversi titoli:
per il contenuto: i testi biblici, i testi liturgici;
per il luogo-momento: “qui, oggi, noi” Chiesa particolare, presente adesso;
per l’inserzione nella celebrazione concreta: la Parola divina attraverso l’omelia tende al suo fine naturale: farsi mistero celebrato in tutta la sua efficacia;
per la sua struttura: l’omelia mistagogica deve cominciare di norma con la dossologia trinitaria, prosegue con la proposta dei contenuti celebrativi, termina sempre con la dossologia trinitaria;
per il suo scopo specifico: portare i fedeli a celebrare il Signore risorto con lo Spirito Santo e conseguire perciò la vita divina;
per il risultato da raggiungere già dentro la celebrazione: la conversione della fede, la confermazione nella speranza, il radicamento nella carità.
Quando tutti questi elementi sono stati proposti all’assemblea, allora possiamo affermare che nell’omelia celebrativa mistagogica siamo alla presenza dell’esercizio del Sacerdozio eterno del Signore risorto con lo Spirito.
Che cosa l’omelia celebrativa mistagogica non è:
-esegesi biblica: rientra nella preparazione immediata sui testi sacri;
-spiegazione puramente dottrinale;
-catechesi o catechismo: i partecipanti sono stati già iniziati;
-istruzione di qualsiasi tipo: la celebrazione non è esercitazione culturale;
-pedagogia;
-esposizione della morale cristiana;
-spiegazione dei riti stessi: deve trovare altri luoghi e momenti;
-illustrazione della storia della Chiesa o vite dei santi;
-oratoria altisonante;
-commemorazione di imprese di uomini viventi o di defunti;
-dialogo con i fedeli: non è quello il momento e l’ora;
-polemica;
-politica;
-occasionalità: giornata della.. o per…;
-lettura di documenti del Magistero.

Tutti questi esempi, nel corso degli anni, si sono radicati nella predicazione ecclesiastica producendo effetti ateizzanti nei fedeli.
Basta qui analizzare la consistenza della fede cristiana profonda nelle nostre comunità, soggetto passivo di predicazioni inconsistenti. Concludendo questo paragrafo, con Romano Guardini dobbiamo affermare che la liturgia e con essa l’omelia, che è parte costitutiva, non deve essere e per sua natura non può essere finalizzata a nessuno scopo che non sia puramente celebrativo.
Strutture essenziali dell’omelia celebrativa mistagogica
Gli elementi che qui di seguito sono proposti non devono essere presenti sempre tutti contemporaneamente, in tutte le omelie, ma tale schema costituisce l’ossatura essenziale per predisporre una vera omelia celebrativa mistagogica.
1-Dossologia iniziale.
E’ l’inizio qualificante dell’omelia ed indica la preziosità della celebrazione stessa. Può essere semplice e breve, gli esempi possono essere dedotti da diversi testi sacri:
-dall’A.T., Salmi: 40,14;71,18-19;104,1;105,1;
-dal N.T.,Rom.11,33-36;16,25-27; “Cor.13,13; Ef.3,14-19.20-21;1 Tim.6,15-16;Eb.13,20-21;1Pt.1,3-4;2Pt.1,2; Apocalisse: numerose formule.
2-Cristo risorto, lo Spirito Santo, Il Padre, la Trinità.
Le Divine Persone sono l’oggetto della celebrazione, di ogni celebrazione. Si debbono enunciare, esaltare, nominare in ogni omelia. Purtroppo spesso si assiste ad omelie dove non viene mai pronunciato il nome di nessuna delle persone della SS.Trinità.
3-Le persone, il luogo, il tempo.
La celebrazione della parola e l’eucaristia che segue, è per noi, qui, oggi, ora.
Noi. Siamo Chiesa che celebra, famiglia di Dio, battezzata e confermata. Avviata verso la divinizzazione delle sue membra, specialmente quelle che soffrono. Il ricordo attualizzante del battesimo non deve mancare mai in nessuna omelia.
Qui, in questo luogo. E’ presente tutta la Chiesa, una e santa, non solo “un pezzo”, una porzione. Il sacrificio di Cristo che si celebra è tutto il sacrificio di Cristo, non una parte.
Oggi, hodie. Richiamare continuamente l’oggi di Dio, siamo contemporanei degli avvenimenti della salvezza che ora celebriamo e attualizziamo nei misteri.

4-La divina presenza nella Parola.
L’antifona di ingresso e l’alleluia ci offrono il quadro interpretativo del Vangelo. Si proclama solennemente il testo (sempre con l’evangeliario, i ceri, l’incenso). Subito dopo si dà il contesto precedente e seguente della pericope. Se ne illustra la vera intelligenza, evidenziando il fatto che quella Parola è ora qui celebrata. A conclusione si richiama l’antifona di comunione che attua qui, per noi, questo Vangelo testè proclamato. Solo adesso si passa alla Promessa, i testi dell’A.T. Se non si legge l’A.T. si prende spunto dal salmo, canto gioioso che celebra il Disegno di Dio nella parola vivificante, e il ritornello cantato dal popolo costituisce il canto litanico principale. Infine si passa ad illustrare l’Apostolo. Questa lettura ci offre la norma di come la fede degli apostoli deve essere vissuta come nostra fede da noi comunità celebrante.
5-Il Mistero totalmente celebrato.
La linguistica celebrativa esige che vengano celebrati tutti gli elementi che concorrono a formare la celebrazione.(Celebrare dentro lo spazio liturgico, con tutti gli elementi che lo costituiscono).
6-La comunione al Corpo del Signore.
L’invito esplicito a partecipare alla mensa del Corpo eucaristico non deve mai mancare durante l’omelia. E’ questo infatti il vertice mistagogico dell’omelia: suscitare nei fedeli il desiderio di partecipare alla comunione sacramentale con il corpo e sangue di Cristo.
7-La situazione concreta della comunità celebrante.
Siamo giunti al concreto vissuto della comunità, il celebrante che conosce la vita dei fedeli, potrà accennare a situazioni positive o negative nella vita della comunità. Potrà denunciare mancanze, falsi atteggiamenti, comportamenti scorretti , difficoltà di ordine sociale ecc.
8-Il fine della celebrazione: la gloria divina e la divinizzazione degli uomini.
L’unico fine dell’esistenza umana redenta dal Signore, è la gloria divina e la grazia della divinizzazione per gli uomini che si ottiene partecipando ai santi Misteri. Questo costituisce lo scopo della celebrazione e ad esso bisogna fare continuamente riferimento nell’omelia.
9-La dossologia conclusiva.
L’omelia deve essere conclusa con il ritorno alla dossologia, ovviamente diversa da quella iniziale. Tutta la pastorale della Chiesa, e quella liturgica in particolare, se vuole essere veramente efficace, deve diventare dossologica, come anche la mistagogia al più alto livello deve naturalmente concludersi nella dossologia. La dossologia finale dell’omelia, come quella della preghiera eucaristica, è come il sigillo di amore laudante che riconosciamo alla Grazia di Dio che ci viene donata dall’alto.
Allora le nostre omelie saranno percepite dai fedeli come continuazione attualizzante della Parola proclamata e i fedeli potranno ancora ripetere con Luca: “Non ardeva forse il nostro cuore quando egli, lungo la via, ci parlava e ci spiegava le Scritture?” (Lc.24,32).

Sac. Antonio Cannizzaro

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