Suor Maria Salemi, Madre dei sacerdoti: una vita vissuta nella preghiera, nell’accoglienza e nel servizio.

Documento della Tavola Rotonda svoltasi in Commemorazione della fondatrice della Congregazione delle Figlie di Maria Ss. Corredentrice ad un anno dalla scomparsa

Reggio Calabria — 15 febbraio 2019 — Chiesa S. Giorgio della Vittoria

Nella vita capita che alcuni incontri ti segnano in maniera definitiva, e ti cambiano per sempre. Avvenne per gli Apostoli con l’incontro con Gesù, la stessa cosa capitò alla Maddalena, a Zaccheo ecc. Ad un certo momento della vita, un volto ti appare davanti e capisci che quel volto diventa per te una vera epifania, ossia una manifestazione del Signore che ti chiede di seguirlo cambiando i tuoi progetti e i tuoi programmi di vita. E’ avvenuto così anche per me: ero ragazzo, avevo già bene in mente la strada da seguire, da sempre volevo diventare sacerdote, finita la scuola superiore stavo per cominciare il cammino del seminario teologico. Era il lontano anno 1975, mi recai alla chiesa di Gesù e Maria che stava per essere riaperta al culto dopo decenni di chiusura per organizzare il rito. Lì incontrai Padre Forno e la Direttrice, come la chiamavano tutti: Maria Salemi. Quello fu l’incontro che mi cambiò la vita.
Soprattutto dopo la morte del Padre, la Direttrice divenne per me e la mia vocazione, guida, sostegno, punto di riferimento per ogni progetto. Imparai a conoscerla sempre di più fino a non sapermi pensare senza di lei. Mi accorsi nel tempo che eravamo in tanti ad aver fatto la stessa scelta: avevamo eletto a nostra guida e madre questa donna straordinaria che la Provvidenza aveva messo sulla nostra strada. Ogni sacerdote vive una forma di paternità che esercita nella sua vita in svariati modi: celebrando i sacramenti, predicando, guidando le anime nell’arte del consiglio spirituale. Ma è difficile per il sacerdote trovare una madre spirituale. Chi diventa madre del tuo sacerdozio, lo è perché non solo ti sta accanto, ma per te offre la vita e si sacrifica, ti sostiene e ti conforta, ti consiglia e ti incoraggia. Tutto questo è stata la Direttrice per me e per altri sacerdoti che hanno scoperto la vocazione e la chiamata al sacerdozio alla sua scuola di fede e di vita. Ancora oggi, ad un anno dalla sua scomparsa, la sento viva, presente nella mia vita. Anche se negli ultimi anni il Signore l’ha voluta provare con grandi sofferenze, del resto aveva fatto voto di vittima per i sacerdoti, anche nel silenzio forzato della malattia, era presente, ci riempiva la vita con il suo sguardo, la sua tenerezza di madre. La Direttrice è stata una donna di preghiera, si vedeva lo spessore della sua spiritualità quando era assorta nel silenzio del raccoglimento durante la messa, niente e nessuna cosa poteva distoglierla dall’unione con il Signore.

Vederla raccolta in preghiera era per tutti noi una vera lezione di spiritualità. Pregava per i sacerdoti e offriva la sua vita per il ministero sacerdotale, come aveva fatto prima per il Padre Forno, dopo continuava a farlo per i sacerdoti della sua casa che lei aveva preparato per l’altare e per tutti sacerdoti. La Direttrice è stata una donna accogliente con i sacerdoti, ne ha accolti a decine nelle case della comunità, anche vescovi, in cerca di pace e di serenità.

Quante volte ho assistito ai dialoghi della Direttrice con sacerdoti che chiedevano di essere accolti da lei e mai il suo cuore si è chiuso davanti a tali richieste. Ho visto in questi lunghi anni della mia vita vissuta accanto a lei numerosi sacerdoti che per l’età o la malattia si avvicinavano a lei con la speranza di una parola, di un gesto di carità. Ho potuto constatare nei miei anni di sacerdozio come è veramente triste la vita del sacerdote quando giunge alla fine del suo ministero e si sente solo un peso, un oggetto da collocare dove possa dare il meno fastidio. Ho visto uomini che sono stati giganti nel ministero sacerdotale, diventare come bambini, bisognosi solo di affetto, di accoglienza, di sentire quel caldo afflato di carità che spesso avevano raccontato ai fedeli e ora per loro stessi lo desideravano, lo sospiravano. La Direttrice fu per tanti di loro balsamo per le loro ferite spirituali e olio per quelle materiali. Ogni volta che ospitava un sacerdote nella sua casa lo faceva con totale trasporto del cuore, affinché non avvertisse alcun disagio. Le premure con cui circondava di attenzione i sacerdoti erano contagiose e le sue figlie imparando dalla madre si impegnavano ad emularla.

Suor Maria Salemi

Servire il sacerdote, specie quando era anziano o malato, diventava per la Direttrice non solo esercizio di carità cristiana, ma gesto di gratitudine a Dio che aveva visitato la casa con la presenza di un suo diletto figlio. Ricordo tanti sacerdoti che grazie alla Direttrice hanno vissuto in serenità gli ultimi anni della loro vita: Mons. Annichini, don Chiappetta, Mons. Gangemi, don Caratozzolo, don Bevacqua, don Busceti, don Alfano, Mons. Dionisi, don Facciolo e molti altri ancora. Inoltre lo zelo amorevole della Direttrice non ha fatto mancare l’aiuto della sua comunità ai giovani che si stavano formando al sacerdozio. Per lunghi anni le suore di Maria Corredentrice sono state collaboratrici in svariati settori presso l’Almo Collegio Capranica di Roma, aiutando i vari Rettori che si sono succeduti nel loro servizio. Ricordo qui Mons. Gualdrini, Mons. Pennisi, Mons. Pacomio, Mons. Manicardi. La Direttrice non ha mancato di rispondere prontamente anche tutte quelle volte che i vescovi di Reggio hanno chiesto l’aiuto della comunità, da Mons. Ferro a Sorrentino fino a Mondello. Ma l’amore per il sacerdozio ha spinto la Direttrice anche a sostenere con le sue suore altre istituzioni della Chiesa cattolica, a Roma o nei paesi di missione, come nella Nunziatura di Trinidad. Non posso non ricordare qui l’apostolato a Roma presso la chiesa di S. Maria Odigitria accanto a Mons. Logiudice e all’indimenticato Card. Pappalardo.  La vicinanza a Mons. Salerno e il sostegno amorevole al Card. Caffarra che per lunghi anni ha condiviso la sua vita con la comunità di Roma. E ancora, il servizio attento e premuroso che ancora oggi circonda di affetto filiale la persona del Card. Silvestrini. La presenza del Nunzio Apostolico in Italia l’Arcivescovo Tscherrig alla concelebrazione in ricordo della nostra Direttrice, infine dimostra la gratitudine di tutta la Chiesa per questa religiosa che ha saputo farsi tutta a tutti nel servizio e nel sacrificio per amore dei sacerdoti.

Conservo gelosamente nel mio archivio diverse lettere che la Direttrice mi ha scritto in varie circostanze. Dalla lettura di queste si può capire la statura morale e la formazione spirituale della Direttrice. Siamo posti così davanti alla sua anima, dove si sente forte l’anelito alla santità e l’amore al sacerdozio di Cristo . La Direttrice è stata una madre spirituale rispettosa della libertà dei suoi figli , mai ha voluto prevaricare con decisioni o giudizi le persone che il Signore le aveva affidato. Facendomi violenza, rileggo con voi alcune brevi righe di lettere dove il suo cuore di consacrata emerge prepotentemente e ci avvince.

Il 5 dicembre del 1991 mi scriveva manifestandomi il suo pensiero circa la mia vita nella diocesi: “Capisco la tua voglia di inserirti in diocesi, per lavorare, dare il meglio di te, realizzare te stesso, le tue capacità. Io ti dico con molta serenità e pace interiore che devi assolutamente stare con il vescovo e i presbiteri…Vorrei che tu scegliesti il meglio per te…” Anni prima, mentre ero ancora studente in seminario, la Direttrice mi rivelò un fatto che mi sorprese moltissimo, ma con il tempo compresi il suo significato. In un biglietto scritto probabilmente attorno a gli anni 76-78, (il biglietto non porta la data), la Direttrice mi scrive testualmente: “Se ti dicessi che giorno 4 alla consacrazione del calice alcune consorelle mie hanno offerto per te la vita? Che si sono impegnate in modo particolare ad una vita di maggiore preghiera e penitenza? Non lo sa nessuno, sei il primo a saperlo. E’ Dio che raccoglie le briciole della nostra esistenza e le fa sue.” Qui emerge prepotente il senso della vocazione delle suore, quello di offrire la vita per i sacerdoti.

In un’altra pagina, scritta probabilmente nello stesso periodo così mi scriveva:

“(…) Penso alla tua giovinezza, al dono che vuoi fare al Signore, alla sensibilità, alla capacità, ai talenti che il buon Dio ha profuso nella tua vita. Come è grande il dono che ti ha fatto il Signore! Amarsi è la capacità più grande che il Signore ci ha dato. Amarsi nell’accoglienza totale dell’altro, in profondità di dono, fino alla dimenticanza totale di sé. Accogliere è accettare l’altro così com’è, e senza sentire il peso del giudizio, della nazionalità, donando sempre il bene. Non bruciare nell’impazienza le energie del bene. Attendere, saper attendere, essere padroni di sé nel bene in modo da evitare di diventare inutili nelle realizzazioni”.

Come si può vedere, qui emerge il carisma della madre spirituale che consiglia, incoraggia e guida la giovane vocazione sui sentieri della vita e della futura missione pastorale.
Tutta questa capacità di dono, di sacrificio, la Direttrice la trovava nella preghiera e nella contemplazione del mistero di Cristo. In un biglietto del settembre 1977, esprimeva ancora la sua totale dedizione all’ideale della Corredenzione.

“Voglio fare della mia angoscia, della mia sensibilità un motivo di offerta ove verso anch’io come il Padre (don Forno) ‘goccia a goccia, stilla a stilla il mio sangue’ e così realizzo il mio ideale di corredentrice (…) Da sempre mi sembra di aver amato Lui, ma quel volto è sempre nuovo e sempre pronto alla conversione spirituale fino a diventare incarnazione nella vita. Quel volto del Redentore è il motivo assoluto di ogni scelta, il resto della mia vita, di ciò che capisco e anche di ciò che non comprendo viene consumato da lui e in lui si estingue, spero nel suo amore, la mia esistenza terrena.” Infine ecco una profezia: “Piangerò ancora e morirò ancora, purché alla fine lo incontrerò nella gioia dell’amore e sia l’incontro eterno, ed io resterò nascosta nel cuore del sacerdozio di Cristo a cui partecipa il Padre mio.”

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro, figlio spirituale.

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