Attendere! Infinito di … io amo!

 

Attendere! Infinito di … io amo!

 

Sembrava d’essere a Betania.

S’avvertiva il rumore, fastidioso e provocatorio, del piatto che sbatte sulla tavola.

Gli occhi di Marta, affaccendata a non far scuocere le pietanze e ad ornar la mensa, scrutano Maria, sua sorella, accovacciata ai piedi del Maestro, assorta nell’ascoltar l’ospite, disinteressata alle sorti gastronomiche…

Sembrava d’esser in casa delle sorelle di Lazzaro: eravamo, invece, in Chiesa, a San Giorgio della Vittoria, a sera del primo marzo.

È con una veglia di preghiera, voluta dalla comunità parrocchiale guidata da don Nuccio Cannizzaro, unitamente alla Pastorale Giovanile Diocesana e alla grande famiglia del Seminario Arcivescovile “Pio XI”, che giovani e adulti, anziani e seminaristi, suore e preti, si preparano a vivere l’ammissione agli Ordini Sacri del diaconato e del presbiterato di Michele D’Agostino, “figlio di questa nostra comunità parrocchiale”, come ricordato da don Cannizzaro.

A presiedere la Veglia è il Rettore del Seminario, don Sasà Santoro.

Subito dopo il segno di croce tocca a don Nuccio rivolgere il saluto e il “grazie, anzitutto al Rettore, per aver accompagnato con sapienza e paternità Michele. Quello del Rettore del Seminario – sottolinea il parroco – è un compito difficile: è chiamato, compiendo un lavoro oscuro, delicato e concreto, ad educare i giovani al sacerdozio”.

Ed estendendo, poi, il “grazie all’equipe formativa, ed a tutti voi seminaristi, compagni di viaggio del nostro Michele”, don Nuccio conclude ribadendo che

“San Giorgio della Vittoria è casa vostra, è casa del Seminario. Non dovete telefonare, è sufficiente che appariate per esser dei nostri!”

La veglia, costruita attorno a tre verbi – ascoltare, discernere, annunciare, si snoda ai piedi di Gesù Eucaristia. S’alternano canti, passi biblici, brani dalla GMG panamense.

Riposto Gesù Eucaristia nel Tabernacolo, don Sasà offre una breve, densa, meditazione.

“Perché siamo qui? – attacca il Rettore – Siamo qui perché vogliamo far nostro il vero verbo di stasera: attendere! Attendiamo, con Michele, il dono della tenerezza dell’Amore Trinitario, che domani dirà, a lui e a ciascuno di noi: non ti ho amato per scherzo… “

Attendere, continua don Sasà, “è l’infinito di … io amo! E stasera, caro Michele, te lo consegno in questa nostra Chiesa. Anzi, ti passo il testimone, essendo stato io l’ultimo sacerdote a celebrar qui la sua prima Messa. Attendere – evidenzia il Rettore – è il verbo del povero, di colui che ha capito chi è il suo tutto…”

Tuttavia, aggiunge, “non basta imparare ad attendere. Il cuore ha bisogno di sentirsi atteso da qualcuno. Si è pronti ad esser sacerdoti di Cristo quando ci si sente attesi dal Signore, quando si prova quella meravigliosa sensazione di una tenerezza vera”.

Infine, conclude don Sasà,

“impara ad attenderti: impara ad ascoltare i ritmi del tuo cuore. E non scordarti mai di sognare, di metterti in gioco, oggi, non domani. Oggi!”

Tocca a Michele, a fine Veglia e alla vigilia della sua ammissione, da parte dell’Arcivescovo Morosini, agli Ordini Sacri, a prender la parola, a raccontare il suo essere stato, ed esser tutt’ora, “mendicante e pellegrino in tante terre e con tante esperienze”. Racconta di don Nuccio Santoro, indimenticato “mio amato parroco, volato in Cielo un anno fa, stella polare del mio discernimento”. Descrive quella “bellezza che è il seguir Gesù e che consiste nel riscoprirsi pienamente uomini”. Esorta i giovani ad esser sempre “semplici, leggeri, autentici, spontanei”, e conclude citando la Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo: abbiate il coraggio di guardare il Cielo, poiché è lì che stanno le nostre radici…”

È oramai buio sulla Reggio nata alla fede con la predicazione dell’Apostolo Paolo: tornando a casa, i tanti che gremivano la Chiesa di San Giorgio della Vittoria, riavvertono il clima di Betania. Il “fare” di Marta e lo “stare” di Maria, “l’agitazione” di Marta e “l’ascolto dell’Ospite” di Maria. In fondo, sono sfaccettature dell’unico diamante umano. Un po’ come il prete, con le ginocchia consumate dallo stare ai piedi di Gesù, e le suole consumate dal camminare tra i figli di Gesù.

Il prete, Uomo di Dio che sta, che cammina … che attende ed è atteso…

Reggio Calabria, 1 marzo 2019

 

                                        Antonio Marino

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