Mons. Giuseppe Agostino

Padre nella fede, fratello nell’umanità…

 

A sera del terzo venerdì di questa nostra Quaresima, a conclusione del pio esercizio della Via Crucis, don Nuccio Cannizzaro esortava i suoi parrocchiani a lasciarsi interrogare dall’immagine di “Gesù che viene spogliato dalle vesti. Quante volte, anche noi, ci ritroviamo nudi, proprio come il Cristo, spogliati della nostra dignità? La stazione, che gli artisti raffigurano col Nazareno che viene privato dagli abiti, è quella sosta che ci fa comprendere tutta la vergogna e la sofferenza che l’uomo prova nel momento in cui, senza colpa alcuna, viene infangato, crocifisso, messo alla berlina… Situazione che può capitare anche a noi, nelle vesti di accusatori o nella nudità della vittima…”

E così, rimuginando sulla nudità del Crocifisso Risorto e sulle nostre nudità, la mente, scartabellando nell’archivio del cuore, cerca volti capaci di coprire le membra violentemente scoperte.

S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Agostino

E se San Giovanni, nel suo Vangelo, richiama quel Giuseppe di Arimatea che, preso il corpo di Gesù, lo avvolse con dei teli, alla nostra memoria, invece, riaffiorano i connotati di Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza-Bisignano, già Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, nonché già parroco di … San Giorgio al Corso!

Ordinazione Episcopale di S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Agostino con Mons. Ferro, Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, 11 febbraio 1974

E perché proprio Mons. Agostino?

Cerchiamo di capirlo … attraverso … le … sue mani…!

Andando con ordine, però!

Nel 2014, il 24 marzo, era lunedì, e alle ore otto e venti minuti, in una stanza dell’Ospedale Civile “Annunziata” di Cosenza, cessava di battere il cuore di Mons. Giuseppe Agostino. Certo, tra le corsie e i letti, la vita nosocomiale continuava imperterrita, ma sulle schiene di quanti ebbero il divino onore di mettere le proprie mani tra le mani di quel Presule, un brutto brivido si presentò a sconquassare l’inizio del nuovo giorno.

Trascorsi cinque anni dalla sua nascita al Cielo, e diversi lustri dalla sua uscita dalle sagrestie delle parrocchie o dagli episcopi affidatigli, tanti son coloro che si ritrovano con l’occhio lucido al solo accennare il nome di … donn’Agostino…

E si, perché Mons. Agostino, anzitutto, strinse, per parecchio tempo, tra le dita, una penna. Scrisse molto. Così, ad esempio, in uno dei suoi numerosi libri, “Schegge di vita”, pubblicato nel 2000, annota: “la mia vita di prete nella mia Chiesa d’origine di Reggio Calabria è stata varia, intensa, ricca di esperienze, nonostante i miei limiti e le non corrispondenze alla insistente grazia e misericordia di Dio. Ascrivo a particolare grazia essere stato sempre nella pastorale diretta. Già nelle ferie estive, rientrando da Roma, dove studiavo, il mio Arcivescovo mi ha immesso in supplenze di un certo rilievo. Sono stato, così, a Palizzi Superiore ed a Brancaleone Marina. Rientrato da Roma sono stato mandato vice-parroco a Tre Mulini (SS.mo Salvatore) con un vecchio ed umile parroco. Davanti avevo una panoramica di problemi e di attività. Dovevo completare la mia tesi che era di Diritto Matrimoniale. Ho detto al mio Arcivescovo la difficoltà e lui, con paterna attenzione, mi spostò in una parrocchia più leggera, ad tempus, San Giorgio al Corso. Questo spostamento si rivelò, invece, progetto di Dio, perché ivi sono rimasto e ivi sono ritornato da parroco, dopo gli anni, sempre da parroco, a Villa San Giovanni”.

Ordinazione Episcopale di S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Agostino con Mons. Ferro, Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, 11 febbraio 1974. (accanto a Mons. Ferro c’è l’allora giovane seminarista Don Antonio Cannizzaro)

Tuttavia, le energie più fresche di ogni sua giornata, Mons. Agostino le sfruttava per accarezzare, confortare, quanti, ignudi, spogliati dalle avversità di questo Mondo, bramavano comprensione, misericordia e dignità…

Basti pensare alla cosiddetta “rivolta dei fuochi” che nel 1993 mise in subbuglio Crotone: lo stabilimento Enichem era lì lì per chiudere, tanti lavoratori già progettavano giornate senza un soldo per comperar pane o latte per mogli o figli. L’Arcivescovo non stette in sagrestia, non si limitò a scrivere lettere o rispondere a interviste: Mons. Agostino si recò personalmente dinanzi ai cancelli di quella grande realtà industriale calabra, asciugò lacrime, sorresse spalle, ci mise, egli stesso, la faccia sua, la faccia episcopale, a difesa della dignità di uomini e donne che pretendevano, soltanto, di lavorare, per campare i loro congiunti e loro stessi…

“Elevati nel Canto Sacro – disse Mons. Ferro all’allora seminarista Giuseppe Agostino – per essere domani, l’uomo della lode, un vero liturgo.” (in foto manoscritto di Mons. Agostino)

Mons. Agostino, poi, fu Uomo di profonda cultura, umanistica e … musicale.

Chi ebbe modo di ascoltare le melodie, che don Peppino – come affettuosamente lo chiamavano in famiglia – dipingeva nei cieli sopra Reggio, sfiorando con le dita i tasti dell’organo, ora del seminario, ora della parrocchia, ora della Basilica Cattedrale, non smette di riprovare quella stessa emozione vissuta all’epoca, mentre le labbra, appresso alle dita che accarezzavano toni e semitoni, sussurrano tutt’ora … inni e canti sciogliamo fedeli, al Divino Eucaristico Re…

E fu anche compositore. Scrisse infatti la partitura di una “Ave Maria”.

Infine, quelle sue mani, unte col crisma dalle dita del suo amato Arcivescovo, il Servo di Dio Mons. Giovanni Ferro, “una mattina verso la metà di dicembre 1973”, come egli stesso narra in “Tra memoria e speranza. Vescovo in Calabria per oltre un trentennio”, dato alle stampe nel febbraio 2006, strinsero una lettera… “Io – racconta l’allora parroco di San Giorgio al Corso – come era solito, sono andato dal mio Arcivescovo per il mio ruolo di Vicario generale. Avevo nella mia cartella tanti appunti su varie questioni. Mons. Giovanni Ferro, uomo di grandissima interiorità e di forte distacco su tutto, mi ha detto con un fare provocante: <<fermati, chiudi la tua cartella e leggi questa lettera>>. Ha aperto il cassetto e me l’ha buttata davanti, con distacco, generandomi curiosità. La lettera conteneva la mia elezione ad Arcivescovo di Santa Severina, a Vescovo di Crotone e di Cariati. Sono rimasto come stordito e confuso. E gli ho detto: <<che debbo fare?>>. E lui: <<non devi fare niente, devi obbedire alla voce dello Spirito e prepararti a questa missione così alta, delicata e sorprendente>>. Gli ho chiesto il tempo di riflettere. E lui, uomo di grande fede, di rimando: <<con Dio non si riflette, si risponde>>”.

E lungo l’arco dei suoi ottantacinque anni di vita, su questa Terra, Mons. Giuseppe Agostino non tentennò mai, agì sempre … per Cristo, con Cristo e in Cristo.

Anche perché, soleva ripetere il priore di Barbiana don Lorenzo Milani, “a che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?”.

                                                                                                                                                                                  Antonio Marino

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