L’Annunciazione a Maria: tra culto e spiritualità

Panoramica di commenti dei Padri Orientali e Occidentali

 

La riforma liturgica del Vaticano II ha comportato la risistemazione del calendario liturgico alla luce della progressione teologica frutto del movimento biblico e liturgico che ha preparato lo stesso concilio. In questa ottica non si è voluto pensare ad un “ciclo” mariano vero e proprio, in parallelo a quello cristologico. La Chiesa ha invece ritenuto di fare memoria di Maria inserita nel ciclo della celebrazione dei misteri di Cristo. (1)
In questo progetto, si è tenuto conto del cap.VIII della LG e della successiva progressione cronologica e in particolare:
*la doppia valenza, cristologica ed ecclesiologica della figura di Maria;
*con la Marialis Cultus di Paolo VI°(2 febbraio 1974) si sono recepite le grandi linee di rinnovamento della pietà mariana: trinitaria, cristologica ed ecclesiale, quanto negli orientamenti via via emersi nel campo biblico, liturgico, ecumenico e antropologico;
*la pubblicazione della Raccolta di Messe della Beata Vergine Maria che ha contribuito a rendere il capitolo mariano uno dei più ricchi e fecondi cicli liturgici riformati dal concilio. (2)

 

Maria nella preghiera della Chiesa antica

 

Nella prima metà del secolo 3° la preghiera eucaristica tramandataci da Ippolito, nella Tradizione Apostolica, presenta una delle più antiche citazioni di Maria nel culto cristiano e precisamente nell’azione di grazie, fa riferimento a Maria con queste parole: “Inviato dal cielo nel seno della Vergine….nato dallo Spirito e dalla Vergine”. (3) La menzione dell’incarnazione, nelle preghiere eucaristiche posteriori, diventerà una delle memorie più autorevoli e costanti di Maria nel cuore stesso della celebrazione eucaristica. Così anche la professione di fede battesimale.
Anche l’antico Canone Romano, nel Comunicantes, fa memoria “anzitutto della gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre di Dio e del Signore nostro Gesù Cristo”. Questa formula è testimoniata da Leone Magno (+461), formula, per alcuni studiosi, addirittura anteriore al Concilio di Efeso (431). Nel 3°secolo appare la preghiera Sub tuum praesidium, considerata la più antica preghiera alla Madonna, qui la maternità di Maria vi appare con il termine tecnico di Theotokos. Non possiamo infine non ricordare l’antico inno Akathistos tra la fine del 5° e l’inizio del 6° secolo.
Quasi tutte le prime festività mariane trovano la loro origine in Oriente, per poi giungere in Occidente, fino a Roma. Subito dopo la solenne proclamazione della Maternità divina a Efeso, troviamo a Gerusalemme la celebrazione della memoria di Santa Maria il 15 agosto. Questa festa si trasforma rapidamente in una celebrazione del dies natalis, nel senso del trapasso “dormitio” di Maria. Dalle fonti possiamo attestare che tale festa era celebrata verso la fine del 5° secolo al Getsemani, nella basilica, dove secondo la tradizione, si venera la tomba di Maria. (4)
Anche la festività della Natività di Maria l’8 settembre, sorse a Gerusalemme verso il 5° secolo, dove era viva la tradizione della casa natale di Maria, secondo il Protovangelo di Giacomo.
Anche la terza festività mariana di origine gerosolimitana, la Presentazione al Tempio, sorse in occasione della dedicazione della chiesa di S.Maria Nuova a Gerusalemme il 21 novembre 543.

 

Origine della festa dell’Annunciazione

 

La festa dell’Annunciazione ha un origine oscura, è probabile che già nel 4° secolo in Palestina ci sia stata una celebrazione della festa, infatti sant’Elena costruì una basilica sul luogo dove la tradizione poneva la casa di Maria. Ma fu soltanto dopo il 5° secolo, che, cresciuta l’importanza della festa del Natale, che la festa dell’Annunciazione venne staccata dal suo nucleo primitivo e trasformata in festa autonoma di Maria. Tuttavia le prime tracce sicure della festa si trovano nel Chronicon Paschale d’Alessandria (624), in un decreto del Concilio di Trullo (629).

Queste antiche feste mariane, entrano in Occidente verso la metà del 7° secolo, ad opera di monaci orientali, emigrati in massa in Occidente nei primi decenni del secolo. Il Sacramentario Gelasiano ha tre orazioni per la messa e il vespro, la festa è citata nei canoni del concilio di Toledo (656), e poco più tardi nel decretale di papa Sergio (687-70), che istituiva una litania per accompagnare le processioni in occasione di questa solennità. (5)

La fissazione della data del 25 marzo non è arbitraria, ma dipende dal Natale che ricorre nove mesi dopo ed è attestata dal Sacramentario Geronimiano. I greci durante il digiuno quaresimale, celebrano la messa solo di sabato e domenica e il 25 marzo, rompendo così il digiuno. Il 25 marzo segna la data di inizio del Nuovo Testamento e sin dall’Alto Medio Evo essa fu considerata nelle nazioni cristiane come il vero principio dell’anno civile, da qui le antiche date ab Incarnatione Domini.
La festa dell’Annunciazione sembra che a Costantinopoli fosse già celebrata al tempo di Ploclo (+446), in Occidente appare più tardi, tanto che la festa è assente nel Messale Gallicano e si trova solo nei Sacramentari Gelasiano e Gregoriano del primo periodo carolingio. (6)

 

L’Annunciazione nel Messale di Paolo VI

 

La festa dell’Annunciazione del Signore alla Vergine Maria non è una delle tante feste, infatti, vede tutte le Chiese ancora di fatto separate, unite nella celebrazione dello stesso mistero. Anche l’incidenza della pericope evangelica dell’Annunciazione lungo tutto l’anno liturgico, non solo romano, è notevole. Attraversa per intero tutte le celebrazioni mariane dell’anno liturgico, e ogni volta con letture bibliche e salmi, nonché preghiere della Chiesa, sempre diverse, viene offerta una possibilità illimitata di interpretazioni, tutte vere e fondate per meditare l’unico e variegato mistero di Cristo e di sua Madre.

L’eucologia della festa è tutta centrata nell’evidenziare il mistero di Cristo e della sua incarnazione. (7)
Antifona di ingresso: la celebrazione si apre con uno squarcio, la visione centrale della vita del Signore: viene al mondo per compiere la volontà del Padre, in modo totale (attuazione del Sal.39,7-9). Richiesta fatta anche nostra nel “Padre nostro”.
Versetto alleluiatico: è la riaffermazione della fede nel Verbo fattosi la sua stessa carne, che ha voluto porre le sue tende tra di noi, a partire dal “Sì” della Madre.
Antifona alla comunione: L’Emmanuele concepito e partorito dalla Vergine ad opera dello Spirito Santo, qui oggi a noi si fa presente con la sua Parola, nel corpo e sangue nella Chiesa sposa, sede e santuario vivente del Verbo incarnato.
Colletta: l’epiclesi che chiede la conformità alla divina natura del Redentore che confessiamo vero Dio e vero uomo, nato quale Verbo divino dal seno di Maria Vergine.
Preghiera sulle offerte: epiclesi per l’accettazione del sacrificio della Chiesa, che nell’Annunciazione riconosce i primordi della sua redenzione e ne trae gioia.
Prefazio: traccia l’anamnesi dell’Annunciazione: la fede di Maria, la sua amorosa gestazione, l’adempimento delle promesse di Israele e l’attesa delle nazioni.

Preghiera dopo la comunione: epiclesi sapienziale, che chiede l’effetto della celebrazione nelle menti dei fedeli, confessanti il Signore come Dio e uomo, e chiede la gioia eterna che proviene dalla potenza della risurrezione.
La messa dell’Annunciazione si riferisce esplicitamente all’incarnazione, è una festa del Signore e non di Maria. La santa Madre riveste certamente un ruolo fondamentale nella festa, perché il Verbo si fa uomo nel suo grembo. Si compie la profezia di Isaia, Dio diventa l’Emmanuele, il Dio-con-noi, prendendo il suo corpo nel seno della
Vergine-Madre. (8)

 

Commenti dei Padri Apostolici

 

La Patrologia ha iniziato il suo corso e si è conclusa in un periodo di circa sei secoli. Ma sarebbe inopportuno parlare di vero tramonto e di fine di un’età e di una e di una letteratura cristiana. Gregorio Magno e Isidoro di Siviglia (per l’Occidente) possono essere benissimo considerati come anelli di congiunzione atti a legare Tertulliano, Ambrogio e Agostino ad Anselmo d’Aosta, a Bernardo di Chiaravalle e a Tommaso d’Aquino. (9) Stesso discorso si potrebbe fare per l’oriente con Gregorio Palamas ed altri.

Ignazio di Antiochia (107)

E’ il primo Padre della Chiesa che menziona Maria.

Il nostro Dio Gesù Cristo, è stato portato in grembo da Maria secondo il disegno di Dio, da seme di David, ma anche da Spirito Santo. Egli è stato generato e battezzato per purificare l’acqua della passione. E rimase nascosta al principe di questo mondo la verginità di Maria e il suo parto… [Ai cristiani di Efeso] (10).

Giustino martire (165)
Eva, quando era ancora vergine e incorrotta, concepì la parola del serpente e partorì disobbedienza e morte. La vergine Maria, invece, concepì fede e gioia quando l’angelo Gabriele portò l’annuncio che lo Spirito del Signore sarebbe disceso su di lei e la potenza dell’Altissimo l’avrebbe ricoperta con la sua ombra per cui il santo nato da lei sarebbe stato il Figlio di Dio, e rispose: <Sia fatto di me secondo la tua parola>. [Dialogo con Trifone] (11).

Ireneo di Lione (130-140)

Questo Figlio di Dio, Signore nostro, che è Verbo del Padre e Figlio dell’uomo, divenne Figlio dell’uomo perché da Maria, generata da creature umane e creatura umana essa stessa, aveva avuto una nascita umana. Perciò il Signore stesso ci diede un segno in profondità e in altezza, segno che l’uomo non aveva domandato poiché non si sarebbe mai aspettato che una vergine, pur restando vergine, potesse concepire e dare alla luce un figlio e che il frutto di questo parto fosse Dio-con-noi e che egli discendesse nelle profondità della terra per cercarvi la pecora perduta, cioè la creatura da lui plasmata, e risalisse poi nelle altezze per offrire e riconsegnare al Padre l’uomo che aveva così ritrovato.[Contro le eresie] (12).

Commenti dei Padri Orientali

 

Origene (185-254)

Mai le parole:<Rallegrati, piena di grazia>, furono rivolte ad un essere umano; questo saluto veniva riservato soltanto a Maria. Se, infatti, Maria avesse saputo che parole simili venivano rivolte a qualcun altro, mai si sarebbe spaventata del saluto come se fosse strano. Per questo l’angelo le dice: Non temere, Maria! Hai trovato grazia dinanzi a Dio. Ecco concepirai nel tuo seno, partorirai un figlio e gli darai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo.[Omelie su Luca] (13).

Atanasio di Alessandria (+373)

Qualunque donna desideri vivere in verginità, pensi a Maria. Il Verbo, infatti, scelse questa condotta di vita per assumere la nostra carne e divenire uomo per noi. Paolo fu probabilmente a conoscenza della vita di Maria, se è vero che da lei prese il modello per presentare l’insegnamento relativo alla verginità (…) [Sulla verginità] (14).

Romano il Melode (+560)

Venite con l’Arcangelo Gabriele, andiamo assieme dalla vergine Maria e salutiamola come madre e nutrice della nostra vita. Non è conveniente solo per il capo degli angeli salutare la regina, ma anche a noi poveri è lecito vederla e rivolgere la parola a lei, Madre di Dio, che tutte le generazioni proclamano beata, e invocare:<Rallegrati, illibata! Rallegrati giovinetta eletta da Dio! Rallegrati, santa! Rallegrati, amabile e buona! Rallegrati, gioia degli occhi! Rallegrati, inseminata! Rallegrati, incorrotta! Rallegrati, madre che non ha conosciuto uomo! Rallegrati, sposa non sposata!> [Inni sull’Annunciazione] (15).

Anastasio I° di Antiochia (559)

Celebriamo questo giorno solenne, questa festa, che commemora l’Annunciazione della santa e veneranda Vergine, ma che ricorda anche la nascita dell’intero universo, perché tutte le cose sono state rifatte nel loro ordine e il precedente disordine ha ricevuto il suo ordinamento. Colui che ci ha creato, per amore nostro è diventato simile a noi, ha rinnovato la sua antica immagine che era stata corrotta e le ha restituito una straordinaria bellezza (…). [Omelia sull’Annunciazione] (16).

Benchè l’ultimo padre orientale sia considerato Giovanni Damasceno (749), ci sono santi dottori che hanno fama di santità e autorevolezza simile ai padri della Chiesa.

Fozio (810-893)

Che cosa offriremo alla Vergine? Quali parole di lode proferiremo per lei? Quali, se non quelle di cui Gabriele offrì l’inizio quando disse:< Rallegrati, piena di grazia! Il Signore è con te. Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno>? Rallegrati, perché noi vediamo sorgere da te il sole di giustizia, che illumina sia gli esseri del cielo che quelli della terra, dissipa le tenebre dell’errore e diffonde sull’universo intero lo splendore della grazia.[Omelia sull’Annunciazione] (17)

Gregorio Palamas (1296-1359)

La festa che celebriamo oggi dimostra apertamente che questo mistero è inconoscibile, non solo agli uomini, ma anche agli angeli e agli arcangeli. L’arcangelo annunciò alla Vergine il concepimento, e quando essa voleva conoscere il modo, e gli domandava: Come avverrà questo? Io non conosco uomo, l’arcangelo, non potendo affatto spiegarglielo, cercò anch’egli rifugio in Dio: Lo Spirito Santo scenderà in te, e la potenza dell’Altissimo stenderà su di te la sua ombra (…)

Ma Dio che ci plasmò rivolse su di noi uno sguardo di benevolenza per le viscere della sua misericordia, abbassò i cieli e discese, prese dalla Vergine santa la nostra natura, la fece nuova e la risollevò, o piuttosto la riportò all’altezza divina e celeste (…) Dio dunque manda l’arcangelo alla Vergine e , con una sola parola, rende propria madre lei, che rimane vergine; poiché, se fosse stato concepito da seme, non sarebbe stato uomo nuovo, né senza peccato e salvatore dei peccatori (…)

La Vergine Madre, essa sola, è la linea di confine tra la natura creata e increata, e, quanti conoscono Dio, lei conosceranno come il luogo che da nessun luogo è contenuto, e a lei, dopo che a Dio, eleveranno inni dopo che con inni celebrano Dio.

Essa è la causa di quanto l’ha preceduta, sovrana di quanto verrà dopo di lei, è lei che ci procura l’eternità. Essa è l’argomento dei profeti, la regina degli apostoli, il sostegno dei martiri, il fondamento dei maestri. Essa è la gloria di ciò che è sulla terra, la gioia di ciò che è nei cieli, l’ornamento di tutta la creazione. Essa è principio e fonte e radice della speranza che sta per noi nei cieli; speranza che ci sia concesso di raggiungere per sua intercessione, a gloria di colui che è generato dal Padre prima dei tempi, e che da lei prese carne negli ultimi tempi, Gesù Cristo nostro Signore; a lui si addice ogni gloria, onore e adorazione ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

[Omelia Annunciazione a Maria] (18)

Nicola Cabasilas (1319-1391)

Se Maria non avesse creduto e acconsentito, il disegno di Dio a nostro favore non si sarebbe adempiuto. Ne è prova anche il fatto che Gabriele rivolgendole il saluto e chiamandola “Piena di grazia” rivelò tutto il mistero, Dio però non discese finché la Vergine cercava di sapere il modo del concepimento. Ma quando fu disposta e persuasa ad accogliere, subito si adempì tutta l’opera: Dio rivestì l’uomo e la Vergine divenne madre del Creatore. [Omelia sull’Annunciazione della Madre di Dio] (19)

Commenti dei Padri Occidentali

 

Ambrogio (339-397)

Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la Madre di Cristo, secondo la fede, Cristo è frutto di tutte le anime. Ognuna infatti accoglie la Parola di Dio se, custodendosi senza macchia e libera da vizi, conserva con intemerato pudore la castità. Ogni anima che ha potuto mantenersi così, magnifica il Signore come l’anima di Maria ha magnificato il Signore e il suo spirito ha esultato in Dio suo salvatore. [Esposizione sul Vangelo di Luca] (20)

Agostino (354-430)

Non fece forse la volontà del Padre la Vergine Maria che per fede credette, per fede concepì, su scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini e fu creata da Cristo prima che Cristo venisse creato in lei? Santa Maria adempì la volontà del Padre, l’adempì interamente e perciò conta di più essere stata discepola di Cristo che sua madre; conta di più, è condizione più felice il suo essere stata discepola di Cristo che sua madre. Per questo Maria era beata perché, prima di partorire il maestro, lo portò in seno. [Discorsi,72] (21).

Beda il Venerabile (672-735)

Dice Maria:” Ecco, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola”. Certamente manifesta grande saldezza nell’umiltà colei che, mentre viene eletta Madre del suo Creatore, chiama se stessa serva. Viene detta beata tra le donne dalle parole dell’angelo e vengono manifestati i misteri della nostra redenzione, finora sconosciuti agli altri mortali….Preghiamo con fervore assieme alla beata Madre di Dio, perché avvenga in noi secondo la sua parola, quella parola con la quale, manifestando il disegno della sua incarnazione, dice :” Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. [Omelia per la festa dell’Annunciazione] (22).

Rabano Mauro (780-856)

Fratelli carissimi, ammirando in silenzio, nel nostro cuore, la grandezza di Maria, eleviamo un inno di lode e diciamo:” Vergine Maria, veramente beata, riconosci la tua gloria, quella gloria che l’angelo ti ha annunciata, che Giovanni ha profetizzato per bocca di Elisabetta non ancora madre, dal profondo del suo seno: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno.

Tu hai meritato di accogliere quella venuta promessa al mondo intero da secoli. Sei divenuta dimora dell’immensa maestà. Tu sola, per un dono particolare, hai posseduto per nove mesi la speranza del mondo, l’ornamento dei secoli, la comune gioia di tutti. Colui che ha dato principio ad ogni cosa ha preso inizio da te e ha ricevuto dal tuo corpo il sangue da versare per la vita del mondo. La vita di tutti i secoli è nata dal tuo unico figlio, hai meritato di chiamare figlio tuo il padre degli angeli. Ecco, sei stata esaltata sopra il coro degli angeli, accanto al figlio e re, madre beata, regina che regnerai in eterno. E colui al quale hai offerto ospitalità nel tuo seno, ti ha donato il regno dei cieli. [Omelia sull’Annunciazione di santa Maria vergine] (23).

Don Antonio Concetto Cannizzaro

 

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(1) APL, Celebrare il Mistero di Cristo, vol.3°, p. 240, Ed. Liturgiche, 2012.
(2) APL, op. c. 246.
(3) La Tradizione Apostolica, pag.85, Ed. Paoline, 1972.
(4) Anamnesis, vol.6, Marietti, 1988, 232-233.
(5) Righetti, Storia liturgica II, p. 391, Ancora 1969, ed.anastatica Martimort, La Chiesa in preghiera, introduzione alla liturgia, p. 837, Desclée, 1966.
(6) Schuster, Liber Sacramentorum, II, p. 206, Marietti, 1966.
(7) Federici, Per conoscere Lui e la potenza della risurrezione di Lui. Per una lettura teologica del lezionario. Ciclo A,, p. 1150, Dehoniane Roma, 1989.
(8) Raffa, Liturgia festiva, p.464, LEV, 1977.
(9) Dattrino, Patrologia, Piemme, manuali di base. 1991, 165.
(10) Comunità di Bose, Maria. Testi teologici e spirituali dal I al XX secolo., p. 295-296, Mondadori, 2000.
(11) Comunità di Bose, op. c. 49.
(12) Ibidem, 55.
(13) Ibidem, 71-72.
(14) Ibidem,89-90.
(15) Comunità di Bose, op. c. 264.
(16) Idem, 295-296.
(17) Idem, 344-345.
(18) Palamas, Abbassò i cieli e discese, omelie. p. 85-96, Qiqajon, 1999.
(19) Comunità di Bose, op. c. 388.
(20) Idem,174.
(21) Idem,197.
(22) Comunità di Bose, op. c. 558-559.
(23) Idem, 571-572.

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