È giunta l’ora…

A Maria.

È vero che siamo tutti malvagi,

ma non ne godiamo,

siamo tanto infelici.

È vero che questa vita e questi mali sono brevi e nulli,

ma noi pure siam piccoli

e ci riescono lunghissimi e insopportabili.

Tu, che sei grande e sicura,

abbi pietà di tante miserie.

 

È Giacomo Leopoardi, stavolta, con questa bozza di lirica – che Giovanni Getto, fine critico letterario del Ventesimo secolo, così commenta: “sono poche righe, ma di una pienezza e di una sincerità tale da farne una preghiera unica, quale non è dato di trovare nella letteratura di devozione” – a stimolarci a … prendere una decisione, netta e convinta!

Lo scritto del Leopardi, però, è la classica goccia che fa traboccare il vaso: c’aveva già pensato don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, a farlo adeguatamente traboccare con l’omelia nella terza domenica di questa nostra Quaresima. E Papa Francesco, nel discorso pronunciato a Loreto, subito dopo aver firmato l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Christus Vivit”, ha contribuito a far giungere il suddetto vaso proprio all’imbocco del precipizio. E il poeta di Recanati l’ha fatto crollare…

Don Nuccio, nella sua domenicale meditazione omiletica, sapientemente orchestrata per mettere in subbuglio la mente e il cuore dei parrocchiani, svegliandoli dal comodo torpore, a un certo punto richiama un passo della prima lettura: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!”

Quindi, don Cannizzaro, domanda: “E noi, così come dovette fare Mosè al comando di Dio, prima d’entrare in Chiesa … ci siamo tolti le scarpe?”

Brevissima pausa del predicatore, mentre i suoi occhi frugano nei taccuini cardiologico-mentali dei suoi parrocchiani per leggere le annotazioni…

“Metaforicamente parlando! – riattacca – Ovviamente! Quelle scarpe altro non sono se non il nostro … IO … il nostro egoismo … il nostro sentirci già arrivati … il nostro ritenerci essere qualcosa della quale invece non ne abbiamo minimamente idea”.

Il buon Dio, continua don Nuccio, “chiede a ciascuno di noi d’entrare in Chiesa, di porci ai suoi piedi, con umiltà, cospargendo il nostro capo con la cenere, riconoscendoci fragili, peccatori, disponibili al cambiamento ma facili ad abboccar alle tentazioni… È solo cosi che potremo rispondere affermativamente e immediatamente alla domanda che la Parola di Dio oggi pianta nell’animo nostro: vuoi convertirti?”

Ma come, argomenta don Cannizzaro, “io vengo a Messa ogni domenica, e poi faccio questo e leggo quest’altro. Si, bene, bravo, ripete oggi il Signore a ciascuno di noi, aggiungendo: desideri convertirti? Oggi, però, non domani. Poiché – chiosa don Nuccio – domani potrebbe essere troppo tardi, e domani, o addirittura stasera, potremmo far la fine di quelle persone, di cui parla l’odierno Vangelo, sulle quali crollò la torre di Sìloe. Per loro non ci furono tempi supplementari. All’improvviso la loro clessidra si svuotò”.

Evitiamo, conclude il parroco, “di perdere ulteriore tempo. Facciamo che fruttifichi la nostra fede. Non sciupiamo tempo prezioso oziando sul Corso Garibaldi. Entriamo, invece, in quella nicchia che, posta proprio sul Corso Garibaldi, Dio ha scelto per farsi lì sempre trovare: entriamo, cioè, in questa nostra Chiesa di San Giorgio SUL Corso Garibaldi e lasciamoci modellare da Dio”.

Papa Francesco nella Santa casa a Loreto

A Loreto, invece, Papa Francesco, nella Festa dell’Annunciazione, sottolinea: “è sempre Dio che prende l’iniziativa di chiamare alla sua sequela. È Dio che prende l’iniziativa, Lui ci precede sempre, Lui fa strada nella nostra vita. La chiamata alla fede e ad un coerente cammino di vita cristiana o di speciale consacrazione è un irrompere discreto ma forte di Dio nella vita di un giovane, per offrirgli in dono il suo amore. Occorre essere pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio – evidenzia il Papa – che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione. Il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo a un livello più profondo, dove agiscono le forze morali e spirituali. È lì che Maria invita i giovani a scendere e a sintonizzarsi con l’azione di Dio”.

La lettura, infine, dei versetti leopardiani, c’ha messo definitivamente al tappeto!

E si, perché Leopardi ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco lo stato dell’arte di una infinità di cristiani che, spacciandosi come tali – e fra questi ci sono pure io … e tu? – fuggono dai tantissimi problemi che rendono farraginosa e poco credibile la loro fede…

E allora … cosa stiamo aspettando … cambiamo vita … corriamo in Chiesa e, dinanzi al Tabernacolo, rimettiamo a Lui l’attuale nostra vita … ma lo dobbiamo fare con convinzione e quando non ci vede nessuno, evitando magari pure il selfie (noi ne saremmo capaci…!!!) … rinascendo così a vita nuova…

                                        

  Antonio Marino

 

 

Il tweet del direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede
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1 commento su “È giunta l’ora…”

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