Il canto della Parola, danza di suoni e colori

I Greci pregano Dio in greco, i romani in latino,
e così ciascuno nella propria lingua
prega e canta a Dio come è in grado di farlo.
(Origenes, Contra Celsum, 8, 37)

 

La musica da “serva nobilissima” a “munus ministeriale”…

 

Appartiene alla storia della Chiesa l’intento formativo e normativo della musica sacra di Pio X che, attraverso il Motu Proprio “Tra le sollecitudini” (1903), ne fondava la concezione con l’idea di vera arte che si pone al servizio del culto e dedica a Dio quanto vi sia di più eccellente e degno di Lui, principio e causa della bellezza. La dottrina interpretava il pensiero del pontefice in quanto il canto e la musica sacra costituivano il paradigma di tutte le arti, erano sì a servizio della liturgia, ma ne costituivano parte integrante e, con essa, partecipavano agli stessi fini (glorificazione di Dio e dei fedeli) utilizzando santità e bontà delle forme (congruenza tra fini e qualità espressive).
Venivano segnate le basi per una stretta correlazione tra musica e liturgia, secondo la quale l’arte sarebbe da “annoverarsi fra le più nobili manifestazioni dell’ingegno umano, perché riguarda il modo di esprimere con opere umane l’infinita bellezza di Dio, di cui essa è quasi un riverbero (…) [la musica sacra] sacrae liturgiae quasi administra (…) è più vicina al culto divino che le altre arti belle (…) per mezzo delle sue bellissime armonie e della sua magnificenza apporta decoro e ornamento alle voci” (1).
Successivamente la musica sacra viene onorata ed innalzata a rango superiore munus ministeriale in dominico servitio:

La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne — in quanto essa assolve — il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie. (2)

La liturgia si pone come essa stessa una forma d’arte in quanto le parti che la compongono sono elementi artistici e la musica lo è in modo particolare. La bellezza a cui le singole parti costitutive devono tendere non è usata per esaltare se stessa ma è simbolica dell’incarnazione della Parola rivelata, cantata e armonizzata nel dialogo salvifico che celebra il mistero di Cristo.
Un musicista si trova dinanzi ad un’attività umana, artistica e spirituale di grande impegno lì dove è necessario che si attenga alle “forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie”, con questo presupponendo necessaria non soltanto una solida preparazione tecnica, ma anche un’esperienza umana e religiosa che consenta — con competenza, umiltà, entusiasmo e passione — di portare avanti un progetto di bellezza sonora e cultura musicale in contesti di non sempre facile gestione. Del resto, il “formare un coro” o un insieme strumentale, non è solo un problema di integrazione tecnica ed armonica fra i vari elementi — con il grande lavoro che esso già necessita — ma anche, e soprattutto, è la capacità di esprimere  la comunione del culto comunitario cristiano attraverso la musica e l’unione di voci.

…dal canto della Parola alla danza dei suoni…

 

L’esperienza musicale nel contesto liturgico non è un ripetersi indistinto di repertori codificati ma  si pone come esperienza dinamica anche umana e spirituale, così come in molte altre forme artistiche.
Azzardando un’analogia argomentativa, si potrebbe trasportare al campo musicale, quanto espresso a proposito dello “stato di danza”, come “forma dell’esperienza estetica del movimento”.
“Anziché studiare ogni singolo movimento, si deve comprendere e mettere in pratica il principio stesso del muoversi. Questo approccio al materiale di danza implica una nuova concezione del movimento e dei suoi elementi. Oltre ad offrire la possibilità di un approccio sistematico alle nuove forme di movimento, propone contemporaneamente una padronanza consapevole delle stesse” (3).
La danza ha un suo codice di gesti e movimenti ben definiti, strutturati in base a una forma immaginaria di perfezione stilistica fatta di passi, figure e posizioni, e comprensibile attraverso un suo proprio linguaggio di modelli in movimento, composto di canoni estetici. E’ anch’essa una forma “della vera arte — se e in quanto dotata — delle qualità necessarie“.
La musica, come la danza, è una forma di espressione umana. Essa è l’arte dei suoni che fa vivere nell’esecuzione corale i testi codificati e li esprime attraverso la musica, tecnica ed interpretazione artistica oltre che studio delle arti armoniche e contrappuntistiche necessarie.

“L’oggetto musicale liturgico dovrà essere un trampolino che porti al di là della propria realtà di oggetto sonoro. Un canto, per esempio, dovrà condurre interpreti e ascoltatori fino alla soglia del mistero, fino al silenzio in cui i credenti percepiscono una Presenza, come le icone che riescono a farsi dimenticare per non essere altro che il segno di ciò che evocano” (4).

…fino all’iconografia di colori

 

Paradigma dell’esperienza artistica come sintesi di impegno spirituale ed umano è quella dell’iconografia:

“La pittura di icone è un tipo d’arte che si esprime in purezza, nella quale tutto è uno e unificato: la materia, la superficie, il disegno, l’oggetto e il significato del tutto” (5).

L’iconografia presuppone forse più di tutte una preparazione ascetica e teurgica di grande dedizione interiore, rispetto all’equilibrio di energie necessarie all’azione artistica.

Basti pensare al periodo di preparazione che, per colui che si accinge a creare un’icona, è fatta di una paziente sequela al maestro che artigianalmente lo istruisce: “Adunque voi, che con animo gentile sete amadori di questa virtù e principalmente all’arte venite, adornatevi prima di questo vestimento, cioè amore, timore, ubidenza e perseveranza; e quanto più tosto puoi, inchomincia a metterti sotto la ghuida del maestro a imparare; e quanto più tardo puoi dal maestro ti parti.” (6)

Inoltre la tecnica creativa dell’icona fa riferimento a regole inderogabili riguardanti i colori, i materiali usati, le  proporzioni auree — dimensioni  geometricamente perfette fondate sul principio matematico della bellezza e dell’armonia — l’atteggiamento corporeo e ascetico necessario all’azione artistica.

Anche in questo caso, l’attenta e accurata procedura di  creazione non impedisce, anzi favorisce  il vivificarsi di ciò che viene raffigurato attraverso l’azione divina:

“L’icona si dipinge sulla luce, la luce si dipinge con l’oro…ogni rappresentazione emerge in un mare di dorata beatitudine, lavata dai flutti della luce divina”(7).

Icona del Cristo Pantocratore

“I colori delle vesti del Cristo hanno sempre un significato simbolico: il rosso della tunica (il colore degli imperatori) esprime la signoria di Cristo sul mondo e indica la regalità della natura divina, mentre il manto blu indica l’umanità di cui Cristo si riveste nell’Incarnazione. Il clavo dorato esprime la separazione della natura terrena da quella celeste.
Lo sfondo, generalmente dorato, rappresenta la luce increata di Dio, in cui Cristo-Uomo è immerso. Il capo è circonfuso di un nimbo, anch’esso d’oro, ed è il simbolo della luce divina irradiata da Cristo-Dio.” (7)

 

Carmen Pegna

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(1) Acta Sanctae Sedis, 1903-1904, nn. 10, 13.

(2) Costituzione Sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, Dignità della musica sacra, 112.

(3) Rudolf Laban, La danza moderna educativa, pp. 11 e ss., Macerata, Ephemeria, 2009.

(4) Michel Veuthey, Il coro cuore dell’assemblea, p. 242, Ed. Ancora Milano, 1998.

(5) Pavel Florenskij, Le porte regali, Saggio sull’icona, Ed. Adelphi, 1977.

(6) Cennino Cennini, Libro dell’Arte, Neri Pozza Editore, a cura di Frezzano, 2009.

(7) https://gracelaborarte.blogspot.com/2011/08/cristo-pantocrator.html (27/03/2019)

 

 

 

 

 

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