…né l’uno, né l’altro…

Proprio in questi giorni la “Qiqajon”, casa editrice della Comunità di Bose fondata da Enzo Bianchi, ha dato alle stampe un libretto, scritto dalla teologa francese Valérie Le Chevalier, intitolato “Credenti non praticanti”.

In centoventidue paginette, la docente francese di teologia, sollecitata da due inchieste, una del 2012 e l’altra del 2017, entrambe incentrate sulle percentuali di quanti si dichiarano cristiani, quanti vivono il proprio essere credenti all’ombra del campanile e quanti invece lo vivono lontanissimi da altari e praticanti, Le Chevalier, dicevamo, ragiona sulle varie tipologie – ne individua ben cinque livelli: separati, conformisti stagionali, praticanti irregolari, praticanti regolari, devoti – di cristiani e sui possibili modi di trattare i vicini e di avvicinare i lontani…

Nel capitolo secondo, però – e questo particolarmente c’incuriosì… – la scrittrice transalpina va a far visita a quel padre misericordioso, cui l’evangelista Luca fa riferimento nel Vangelo della quarta domenica di questa nostra Quaresima.

E se ci ricordiamo, al termine del pio esercizio della Via Crucis dello scorso 29 marzo, don Nuccio Cannizzaro, parroco della Chiesa di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, esortava di “tenere a mente quei tre segni che domenica ci torneranno utili: la tunica, l’anello e i calzari. I calzari belli, non quelli dei servi…”

Ma, ancora per qualche riga, torniamo alla Le Chevalier e al suo libretto, precisamente alla pagina sessantacinque. Qui, l’autrice, proprio trattando la parabola del Figliol Prodigo, prima afferma che “abbandonare la casa del Padre significherebbe avere una fede morta, perduta”, quindi s’interroga: “non è forse questo tipo di messaggio che Gesù cerca di trasmettere ai suoi discepoli, affinché siano fratelli maggiori accoglienti, oppure fratelli prodighi sempre fiduciosi nell’accoglienza che verrà loro offerta al loro ritorno in caso di errore, di sbandamento?”

Ora, avendo letto il libercolo nel lasso di tempo che intercorre tra la terza e la quarta domenica quaresimale, tanta era l’ansia d’ascoltar la voce di Dio nella meditazione omiletica di don Nuccio.

E pertanto…

“La parabola – attacca don Cannizzaro all’imbrunire del Giorno del Signore – offre le figure di due figli, prototipo di due atteggiamenti che oggi riscontriamo spesso. Il figlio giovane, che vuole essere autonomo, che vuole abitare e decidere per conto suo, ma che poi s’accorge dell’errore commesso. Il figlio maggiore, invece, è buono, servizievole, sta in azienda, lavora, è privo di vizi, insomma è il figlio ideale per ogni papà”.

Ma, alla fine, vedremo, precisa don Nuccio, che “nessuno dei due sarà degno di quel Padre”.

Il primo, prosegue il predicatore, “si prende la sua parte d’eredità e va via; quando si ritrova nell’indigenza più nera torna a casa. È un calcolatore disonesto… Il maggiore, invece, apparentemente il migliore, sta a casa del padre ma come un servo, non come figlio…”

Insomma, ci troviamo di fronte a “due figure di giovani prototipo della nostra odierna gioventù. I nostri giovani vogliono tutto, pretendono, ma poi non riescono ad andare oltre, si fermano sull’uscio del cuore paterno, non conoscono l’amore del Padre, né il cuore suo…”

Ora, argomenta don Nuccio,

“il figlio giovane è prototipo di quei cristiani che rivendicano la libertà dalla Chiesa, dalla quale han preso Sacramenti, e vivono lontani. Poi, divenuti anziani … diciamo, proprio, rottami … tornano, attanagliati dalla paura… Il figlio maggiore, invece, è prototipo di quei cristiani che si sentono perfetti. Pregano esteriormente e falsamente, stanno in Chiesa, scaldano i banchi, ma non hanno mai conosciuto Dio, se non, e soltanto, per sentito dire…”

Il padre, poi, “è ricco di misericordia. Sopporta quei due figli: a loro dà tutto, ma da loro non riceve nulla. Cosa si aspetta un padre dai figli? Che loro, in cambio dei sacrifici paterni, riconoscano e amino… Il padre della parabola agisce con rispetto, vive di speranza, guarda sempre alla finestra e quando vede arrivare quel figlio, sporco e puzzolente, esce di casa – perché è il Padre a prendere l’iniziativa – gli va incontro, lo abbraccia, lo bacia. Non avverte la puzza, non arretra dinanzi al sudiciume.. Il padre restituisce l’onore al figlio”.

Quindi, prosegue don Cannizzaro, chiamati i servi, “fa preparare, per quel figlio ritornato, l’abito bello, quello della figliolanza, profumato, che dà dignità; l’anello, quello di famiglia, che indica l’appartenenza a quella famiglia; e i calzari che, in un tempo in cui si andava scalzi, fanno del figlio un signore”.

“Il padre misericordioso” Rembrandt, pittore fiammingo, 1666

Ecco apparire i tre segni annunciati: “l’abito bello – spiega il Parroco – è la veste battesimale. Solo Dio può ripulire l’abito nostro, stracciato col peccato. Eravamo rimasti nudi col peccato. Dio riveste la nostra nudità, ci ridona dignità col perdono. L’anello è la fedeltà: solo Dio può metterci al dito l’anello della Fede che ci ricorda gli impegni assunti. E infine i calzari, le scarpe: Dio ci dona la signoria sul Creato. A Mosè, nella terza domenica di Quaresima ordinò di toglierle, in segno di rispetto verso il suolo sacro, a rammentare che dinanzi a Dio si sta scalzi, in ginocchio. Qui, al figlio, li rimette, dandogli l’opportunità di calpestare i luoghi in cui vive, riconsiderandolo signore”.

Ed io, chiosa don Nuccio, a conclusione dell’omelia, con sorriso sornione e occhi che non celano la risposta … “che figlio sono? Il primo o il secondo?”

Ma nessuno dei due, caro Parroco, perché, come tu – per iscritto ci permettiamo darti del tu!!!! – c’insegni, a casa del papà si sta da figli, e a casa del babbo non si torna per opportunismo. A casa, col paparino, si sta con e per amore. Reciproco e, magari, ugualmente intenso…

Giusto don Nuccio?

                                         Antonio Marino

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1 commento su “…né l’uno, né l’altro…”

  1. LILIANA TERESA MARIA FOTI

    Strepitoso.
    Un articolo che aggiunge alla spiegazione di Don Nuccio una riflessione su ciò che è possibile fare per essere un vero cristiano!
    Grazie

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