La Lettera, vent’anni fa…

I cuori dei tanti che gremivano, più o meno all’ora nona del due aprile, la Chiesa degli Artisti, vivendo così la solenne Liturgia Esequiale per Giacomo Battaglia, stanno ancora ruminando l’auspicio che, nella meditazione omiletica, don Nuccio Cannizzaro, parroco del “Tempio della Vittoria” nonché padre spirituale degli artisti reggini, lanciò: “una nuova primavera della speranza per la città”.

Quel sogno, annotato nell’animo degli artisti, che dovranno essere i protagonisti, come spiegato da don Nuccio, della rinascita di questa nostra Terra, affonda le sue radici anche in … una … lettera…

Una Lettera con l’iniziale maiuscola…

Insomma, vent’anni fa, il quattro aprile 1999 San Giovanni Paolo II firmava la “Lettera agli Artisti”.

Nel decennale della Lettera, il suo successore, Papa Benedetto XVI, ricevendo nella Sistina gli Artisti, così attaccava il suo discorso (al quale dedicheremo giusto spazio nel prossimo novembre, nel decennale!): “per la prima volta, alla vigilia del Grande Giubileo dell’Anno 2000, Giovanni Paolo II, anch’egli artista, scrisse direttamente agli artisti con la solennità di un documento papale e il tono amichevole di una conversazione tra quanti, con appassionata dedizione, cercano nuove epifanie della bellezza. Lo stesso Papa aveva proclamato patrono degli artisti il Beato Angelico, indicando in lui un modello di perfetta sintonia tra fede e arte”.

E così, lasciandoci guidare da Papa Ratzinger, prima di addentrarci tra le righe – non fra tutte, però! Impossibile sarebbe…! – della “Lettera agli Artisti”, facciamo riaffiorare alla nostra memoria un passaggio dell’omelia che San Giovanni Paolo II dettò il 18 febbraio 1984, nella Basilica romana di Santa Maria sopra Minerva, in occasione della Solenne Celebrazione del Giubileo degli Artisti, nell’Anno Santo della Redenzione.

In quella prima Messa Votiva, durante la quale venne proclamato il Beato Angelico Patrono degli Artisti, Papa Wojtyla disse: “egli – Fra Giovanni da Fiesole, meglio conosciuto come il Beato Angelico, ndr – rese vero nella propria vita il legame organico e costitutivo che c’era tra il cristianesimo e la cultura, fra l’uomo e il Vangelo. In lui la fede è diventata cultura e la cultura è diventata fede vissuta. Fu un religioso che seppe trasmettere, con l’arte, i valori che sono alla base del modo di vita cristiana. Fu un <<profeta>> dell’immagine sacra: seppe raggiungere le vette dell’arte traendo ispirazione dai misteri della fede. In lui l’arte diventa preghiera”.

Nella “Lettera agli Artisti”, invece, Giovanni Paolo II, anzitutto rammenta a tutti gli uomini di buona volontà che “chi avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica – di poeta, di scrittore, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, di attore… – avverte al tempo stesso l’obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di tutta l’umanità”.

Quindi, il Papa, sottolinea: “la differente vocazione di ogni artista, mentre determina l’ambito del suo servizio, indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui  deve sottostare, la responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, ed ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale. C’è dunque un’etica, anzi una <<spiritualità>> del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo”.

Successivamente Giovanni Paolo II afferma che “la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. Ora, l’arte ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno e l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero”.

Infine, Papa Wojtyla inserisce un “appello agli artisti”:

“faccio appello a voi, artisti della parola scritta e orale, del teatro e della musica, delle arti plastiche e delle più moderne tecnologie di comunicazione. Faccio appello specialmente a voi, artisti cristiani: a ciascuno vorrei ricordare che l’alleanza stretta da sempre tra Vangelo ed arte, al di là delle esigenze funzionali, implica l’invito a penetrare con intuizione creativa nel mistero del Dio incarnato e, al contempo, nel mistero dell’uomo. A contatto con le opere d’arte, l’umanità di tutti i tempi – anche quella di oggi – aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e sul proprio destino”.

Detto ciò … non resta che … innamorarsi autenticamente della nostra Reggio, del suo presente e del suo futuro. Farsene carico e … il gioco è fatto!

Altrimenti in riva allo Stretto spirerà sempre il vento gelido dell’indifferenza e dello scaricabarile e quella primavera della speranza tarderà sempre a sorgere.

Ed incrociando lo sguardo del Santissimo Sacramento non potremo neanche più proferir parola … poiché al cuore nostro sussurrerà: ti avevo detto tutto, ti avevo offerto tutte le coordinate su un piatto d’argento, ma tu hai fatto orecchie da mercante…

                                          Antonio Marino

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