10, 11 e 12 aprile…

“Sempre presente a se stesso, sempre sorridente, era particolarmente riservato. In tanti anni di comunicazione di vita, io pur suo vicario generale, non l’ho mai sentito parlare di sé, delle sue cose, della sua vita. Anche negli spazi di accesso confidenziale, non conoscevo alcuni angoli dell’episcopio.

Una volta sola ho avuto la possibilità, per ragioni di ufficio, di entrare nella sua camera da letto, dove era trattenuto da una forte affezione alla gola. Sono rimasto sorpreso da quello che ho visto. Erano passati quasi vent’anni dalla sua venuta a Reggio.

Lui aveva un pigiama con su scritto, come si suole fare in alcune comunità religiose: <<Padre Ferro>>. L’indumento era pulitissimo ma, in qualche punto, consumato, liso e rattoppato. Allora ho scoperto che il vescovo così dignitoso, solenne, era in fondo tale perché <<rivestito di Cristo>>. Me l’ha mostrato espressivamente in quella veste, in quel pigiama con la scritta <<Padre Ferro>> che, in un certo senso, continuava a rivestirlo da religioso.

Questa dimensione inquadra Mons. Ferro. L’animo religioso lo custodiva. Si mantenne sempre povero, docile, donato”.

È con le parole di Mons. Giuseppe Agostino che oggi, 11 aprile, desideriamo ricordare il novantaquattresimo anniversario della Ordinazione Sacerdotale di Mons. Giovanni Ferro, il cui intramontabile, ieratico, sorriso veglia, tutt’oggi, su Reggio e sui reggini tutti…

E seppur impegnandoci, in questo 2019, a ricordare il sessantesimo anniversario della Consacrazione della Città al cuore immacolato di Maria, e nell’anno 2020, il settantesimo anniversario della sua nomina ad Arcivescovo di Reggio Calabria, ed anche della sua Ordinazione Episcopale e dell’ingresso nelle nostre vite e sulle nostre strade, qui desideriamo riproporre alcuni passaggi di una sua Lettera Pastorale, “L’omaggio più gradito alla Madonna della Consolazione” intitolata, pubblicata l’otto di settembre del 1961.

“Un risveglio di vita cristiana – scriveva il Servo di Dio Mons. Ferro, del quale è in corso la causa di beatificazione –  che ci renda tutti più pronti e decisi a cercare innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, è la risposta che da anni veniamo sollecitando dai nostri figli, al fine di offrire a Dio il rinnovato edificio spirituale di quanti sono affidati alle nostre cure di padre e maestro.

La via per attuare un sì necessario e urgente rinnovamento dello spirito consiste in un diligente e amoroso approfondimento della dottrina di Cristo e della Chiesa da trasmettere ai fratelli con l’efficacia della parola e con l’esempio di una vita costantemente impegnata al servizio della verità, della carità e della giustizia”.

Cinquantotto anni dopo, uno dei suoi discepoli meglio riusciti, don Nuccio Cannizzaro, a sera del dieci di aprile, ad un certo momento della consueta catechesi del mercoledì, esclama: “stiamo, noi preti, spogliando il diritto, appartenente a ciascuno di voi, fedeli laici, a … sapere, conoscere, gustare, vivere”.

E siccome don Nuccio ardentemente desidera che ogni suo parrocchiano sia uomo “saggio, capace di conoscere e capire il senso delle cose”, dai primi di ottobre, al mercoledì, guida l’incontro di catechesi, in quest’anno pastorale interamente dedicata alla Messa. Catechesi, quella di don Nuccio del mercoledì che è “Mistagogica”, che consente ad ogni uomo di buona volontà di “scoprire il senso che Dio dà alle cose, alle persone, alla storia”.

Ma il buon Dio, usando a dovere il suo buon parroco don Nuccio, non si limita ad insegnare nel solo mercoledì; tanto si impegna anche nella predicazione – e in quella domenicale sorge l’intoppo: ad ogni Messa è una meditazione nuova, una nuova angolazione dalla quale guardare e leggere tra le righe del divin Libro … e bisognerebbe esserci in tutte, per gioire per tanto tempo trascorso col Signore e per esultare per averne capito sempre di più – e tanto si impegna in ogni occasione in cui, in poche battute, l’Uomo di Dio offre spunti che, se da un verso ti mettono in crisi, dall’altro ti avvicinano, sempre di qualche millimetro in più, a quell’essere a immagine e somiglianza del Cristo…

E la suddetta catechesi del 10 di aprile è una infuocata cavalcata tra i dettagli della Madre di tutte le veglie: la Veglia Pasquale.

Sui contenuti, già in maniera esauriente s’è espresso don Nuccio, tanto in presa diretta quanto nell’articolo proprio ieri sera pubblicato dal sito nostro!

Eppure … c’è qualcosa che qui desideriamo, ci permettiamo, aggiungere!

Anzitutto ci colpisce la sottolineatura che “è necessario, per vivere la Veglia Pasquale, che ci sia il Fonte Battesimale” poiché, continua don Cannizzaro, “la Veglia Pasquale è fondamentalmente una veglia battesimale e va vissuta esclusivamente nelle Chiese Madri, quelle cioè che custodiscono il Fonte Battesimali e che, dunque, generano alla vita nuova”.

Ci siamo, poi, appuntati una raccomandazione: al momento dell’aspersione dell’assemblea con l’acqua benedetta “non scansatevi, non fuggite al cader delle gocce benedette. Ricordate che … a quanti giungerà quest’acqua, porterà salvezza”. Quindi, scacciamo il timore di macchiare l’abito della festa!!!

Infine, abbiamo praticamente memorizzato che “anche l’altare è una icona spaziale della Risurrezione. È cioè un’icona che occupa dello spazio e che richiama la tomba vuota, tomba dalla quale balza fuori il Cristo vittorioso, risorto!”

Insomma, il taccuino ha scritto molto altro, ma … ci fermiamo qui!

Rimandiamo al già citato articolo di don Nuccio e sollecitiamo la partecipazione al mercoledì!

E salutandoci, lasciamo che sia il compianto cardinale siciliano Salvatore Pappalardo, del quale domani, 12 aprile, ricorre il settantottesimo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale, a … mettere a soqquadro le nostre certezze!

“L’essere Vescovi, o sacerdoti o semplici cristiani non costituisce classi separate nell’ambito ecclesiale, ma significa avere ricevuto da Dio, attraverso l’azione santificante dello Spirito Santo, distinti doni spirituali, per distinti compiti da svolgere, rendendo la persona oggettivamente santa, sempre ispirata al Vangelo di Cristo, e per svolgere nella comunità ecclesiale, e anche nel mondo, diversificate ma sempre benefiche attività, quelle del promuovervi la conoscenza della Verità e l’esercizio della giustizia, dell’amore e della pace.

Il dirsi cristiani deve comportare la coscienza di essere stati, con il Battesimo, Unti e Consacrati, come Cristo, per una vita di Fede e per una missione da svolgere”.

                                        Antonio Marino

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