Puntata prima.

 

“Se stiamo insieme ci sarà un perché – cantava a Sanremo Riccardo Cocciante, vincendolo, nel 1991 – e vorrei riscoprirlo stasera”.

Quest’oggi, senza aspettar l’imbrunire, noi, invece, magari però con un dolce sottofondo musicale, vogliamo, a tutti i costi, capire cosa caspiterina combinavano quei cinque belli comodamente collocati nello studiolo di don Nuccio Cannizzaro, alle dieci del mattino domenicale.

Era il 7 aprile, ed ogni lettore sta già ricordandosi che in quel dì ebbe inizio “Un caffè con l’artista”.

Il lettore sa anche che oggi, 12 aprile, verrà svelato l’arcano, nome e cognome e l’intero dietro le quinte del primo ospite della rubrica.

Sta di fatto che, tra quelle quattro mura, oltre all’artista, al taccuino, alla penna e alla mano che con la già detta penna avrebbe messo nero su bianco sul nominato taccuino i segreti più inconfessabili del già citato artista, insomma, oltre tutte queste cosucce, ci stavano altre quattro persone, o meglio, tre e mezza, la mezza facente parte della suddetta mano!!

Caro lettore, apposto? Ci sei?

Se la risposta è affermativa … procediamo col … verbale all’aroma di caffè!!!

Dietro alla scrivania, postosi sulla sua seggiola, è don Antonio Cannizzaro, il parroco, il padre spirituale degli artisti reggini, il prete talmente innamorato di Dio che è capace di sparire per lasciar spazio intero al suo e nostro Signore… Chi scrive s’è sempre appellato a lui con l’affettuoso diminutivo Nuccio. All’anagrafe, e sul Celebret, Antonio però c’è scritto!

Proprio innanzi la scrivania, sulla sinistra, nella prima poltroncina, stava la mano munita di taccuino e penna…

Proprio accanto, nell’altra poltroncina, era Maria Teresa Surace, giovane anima musicale, le cui labbra, durante la “Novena degli Artisti a San Giorgio” (l’avete letto il programma?), ancorandosi al flauto dipingeranno nell’aere note di Risurrezione…

Tra la scrivania e il ligneo mobile, invece, aveva individuato il proprio collocamento la giovane organista Carmen Pegna, le cui dita, durante la “Novena degli Artisti a San Giorgio” (l’avete letto il programma? Non ho fatto copia e incolla … è per ricordarvi di andare a scaricare la locandina!!!), accarezzando i tasti dell’organo scolpiranno negli animi note di Speranza, di nuova vita…

Quasi dinanzi la porta (in cerca di fuga…?) è il nostro ospite!

Chi è? E a te, lettore, cosa importa? Fatti nostri…

A già … è l’ospite della rubrica!

Prendo subito il taccuino e ti dico…: è nato il 30 ottobre del 1995, nel 2015 s’è diplomato in pianoforte (vecchio ordinamento, specifica!) con la professoressa Marialaura Cosentino e con votazione 10 più lode più menzione d’onore. Nel 2018 s’è laureato in filosofia con la professoressa Daniela Raspa e con una tesi titolata “musica: il luogo dell’Essere nel Sacro paradosso della relazione”. La sua prima frase, nella mattutina domenicale chiacchierata all’ombra del campanile di San Giorgio, è stata: “più di una volta ho servito in Chiesa…”

Servito, disse … non “suonato” … tanto per farci capire subito con chi avremmo avuto a che fare: con un Maestro – e si, perché se attualmente è impegnato nella specializzazione in Musica da Camera ed in un corso di composizione, il Maestro Antonio Morabito (finalmente ecco il nome dell’ospite primo del primo caffè con l’artista!) è insegnante di Pianoforte – quindi, dicevamo, avremmo avuto a che fare con un Uomo, un Maestro, con idee abbastanza chiare sullo stile di vita del credente in Dio Padre. Tant’è che Carmen Pegna (artefice di questo succulento incontro) ha bisbigliato allo scrivente: “con Antonio è piacevole discutere. Ha le sue idee ma rispetta te e le tue opinioni…”

Al “perché la musica nella tua vita?” Antonio rilascia una dichiarazione in linea con quel ragionamento paolino sui talenti e sulla necessità di trafficarli: “nella vita alcuni <<perché>> sorgono soltanto dopo che la cosa accade… Sono sempre stato con la musica. Semmai, il perché è strettamente legato alla scelta dello strumento, il pianoforte. Sentivo suonare mia sorella, sette anni più grande di me, riproducendone poi, da autodidatta, le melodie! I miei genitori capirono che il pianoforte era stato … già … messo sulla mia strada. Mia sorella non proseguì gli studi di pianoforte. Io si!!”

Tra i suoi desideri troviamo “il volontariato, quel mettersi gratuitamente al servizio del singolo e/o della comunità. Trovo poi necessario riconoscere sempre e comunque il valore della persona che mi sta di fronte”

Da poche settimane rientrato dalla Spagna, ovvero dal Conservatorio superiore “J. Rodrigo” di Valencia, dove ha conseguito, col massimo dei voti, un Master in Pianoforte, Musica da camera e Direzione di Coro, alla domanda “quale provvedimento prenderesti per far sbocciare quella primavera di speranza per la nostra Reggio, auspicata da don Nuccio Cannizzaro?” Antonio così risponde: “rivoluzionerei l’istruzione. La rinascita comincia dai piccoli: educa i bambini, esortava Pitagora, e non sarà necessario punire gli adulti. Soltanto con una nuova classe giovanile, educata alla vita e alle professioni, potremo rinascere…”

L’incontro volge al termine, le campane annunciano l’inizio del Divin Sacrificio.

Ci salutiamo.

Sta ora al lettore, che, ci auguriamo, avrà gradito la chiacchierata e la scoperta di questa solida, giovane, educata, trasparente anima musicale della nostra Reggio, far quello che suggerivamo domenica scorsa. Urlare a squarciagola la bellezza, lo stupore, la gioia provate in questo incontro che la vita c’ha riservato, ed in tutte quelle occasioni che la vita ci riserva. Facciamolo per strada ed anche sui social, non limitiamoci a mettere un like … diciamolo chiaro e tondo quando viviamo una bella esperienza, quando incontriamo una bella persona, quando proviamo una forte, formativa, emozione.

E così, tra un bell’incontro e un bel racconto, sarà già arrivata l’ora de “Un caffè con l’artista” … puntata seconda!

A presto!

                                          Antonio Marino

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