Il tempo del ladrone

 

Un imperativo ed un interrogativo!

Sono due i doni che i tanti che gremivano la Chiesa di “San Giorgio della Vittoria”, nonché Chiesa degli Artisti, portano a casa, dopo esser saliti fino in cima al Golgota, per poi scendere per far capolino fin dentro al Cenacolo.

È il gruppo giovani parrocchiale ad animare il pio esercizio della Via Crucis.

In ogni stazione a raccontarsi è uno dei personaggi che ebbe a che fare con quel drammaticamente gioioso cammino del Cristo. Ecco, pertanto, alternarsi, una popolana, uno dei soldati che gettarono la croce sulle spalle del Nazareno, un lebbroso, Simone di Cirene, altri due soldati che parteciparono al sorteggio della tunica tessuta tutta d’un pezzo, il ladrone, il centurione, la Madonna, un discepolo e, infine, Tommaso.

Terminate, poi, le parole del soggetto facente parte di quel supplizio, chi lo desiderava, o meglio, chi in quella storia si riconosceva, poteva portare, ai piedi della croce, collocata ai piedi dell’altare, un lumino acceso. E così, fiammella dopo fiammella, sembrò quasi prender fuoco il marmoreo pavimento, mentre, a conclusione della Via Crucis, un imperativo, quelle fiammelle, avevano composto: sii la mia luce. Tant’è che, stazione dopo stazione, due giovani per volta, accendevano una fiammella ciascuno … proprio … sulla croce, trasformandola così, a fine Via Crucis, in una fonte di luce e di calore…

Finita la Via Crucis tocca a don Nuccio Cannizzaro, il parroco, impacchettare il secondo dono: “Tu … quale personaggio sei? Tu … chi sei in questa grande rappresentazione del dolore umano?”

I due interrogativi fan calare profondo silenzio tra ragazzi, giovani e meno giovani: “spesso noi – continua don Nuccio – viviamo la Via Crucis dalla parte dello spettatore. Prendiamo coscienza che la Via Crucis è una cosa vera, reale e quei personaggi, che si sono appena succeduti, sono veri, come vero è Gesù. E tu … che posto occupi?”

I romani, sottolinea don Cannizzaro, “si divertivano col dolore, e lo usavano per far divertire la gente. Gesù era il loro divertimento. Ma c’era chi soffriva: Maria, Giovanni, le donne… Tanti continuavano a schiamazzare, a ridere… Davanti al dolore non sempre capiamo… Il dolore è incomprensibile, e Gesù soffriva in silenzio…”

A chiudere la nostra Via Crucis, prosegue don Nuccio, “è un personaggio che ci rappresenta tutti: è Tommaso. Aveva scelto di stare lontano, abbandonando amici e Chiesa. Quando il Risorto apparve agli apostoli Tommaso non c’era. Lui non lo vide, perché aveva scelto di star lontano. Chi sta lontano, sta con se stesso e non con Dio. Tommaso aveva fatto la sua scelta. Ad un certo momento sente la novità, la Risurrezione del Maestro. E così, per vederlo, fa ciò che ogni …  <<lontano>> dovrebbe fare: torna nel Cenacolo. Torna in Chiesa. Solo rientrando nel Cenacolo lo rivedrà, se fosse rimasto per le strade di Gerusalemme non lo avrebbe rivisto. E noi … ritornati in Chiesa, specialmente in questo ultimo scorcio quaresimale, fissiamo il Crocifisso”.

Perché la Quaresima, puntualizza don Nuccio, è “il tempo dello stare sulla Croce con Gesù. La Quaresima è … immagine di quelle ore trascorse da Cristo sulla Croce. Quel tempo Dio lo dona a te! Se tu capisci, chiedi perdono, vai in Paradiso. Se perdi tempo con dubbi e inutili domande, lo sciupi, quel tempo scorre inesorabile e tu rimani inchiodato al peccato tuo”.

La Quaresima, dunque, chiosa don Nuccio, “è il tempo del ladrone … e noi vogliamo esser quello di destra, quello che … oggi sarai con me in Paradiso!”

Lo smartphone, stretto in mano per immortalar Croce e fiammelle, segnala che è oramai ora di far rientro a casa. È tempo di tornare sulle strade della quotidianità, con un occhio al Cielo, però, a gustare la policromia della luminaria che campeggia sulla facciata della Chiesa e che ricorda all’animo nostro che il 23 aprile incombe…!!! Ed il medesimo smartphone non può non immortalare quell’artistico cuore, posto, al termine della Via Crucis, ai piedi della Croce… Ma di quel cuore avremo modo di parlarne poi…

Ora … è tempo di tornare nel Cenacolo … di rivedere il volto del Cristo … di ricominciare ad essere, proprio come il nostro Patrono San Giorgio, valorosi cavalieri capaci di sconfiggere il maligno…

                                          Antonio Marino

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