Ensemble Organisti Reggini

Il Lunedì Santo alla Chiesa degli Artisti

Ti è mai capitato di svegliarti presto, prima ancora del sorgere del sole, e, indossata una tuta al volo, incamminarti per la Città? Girovagando, nel silenzio e nella penombra, ti potresti imbattere in una saracinesca calata a metà, notando che dall’interno fuoriescono luce e … una  irresistibile odorosa fragranza. Dietro quella saracinesca ci sta un forno, il panettiere sta, magari proprio in quegli istanti, cominciando a posizionar sul banco i primi panini, le prime rosette, le prime focacce appena sfornate. Emanano un profumo che … quasi come ammaliante manina … giunge alla bocca dello stomaco … quasi obbligandolo a … addentar un pezzo di quel pane caldo, buono, croccante!

La stessa sensazione … più o meno, però … deve essersi materializzata nella testa, piuttosto che nella pancia, di Giuda Iscariòta, uno dei Dodici, che, come narra Giovanni nel suo Vangelo, che la Liturgia offre al Lunedì Santo, secondo giorno del novenario in onore del Patrono della Città di Reggio Calabria San Giorgio, trovandosi assieme a Gesù ed agli altri apostoli a Betania, a casa di Lazzaro e Marta e Maria, nel momento in cui s’accorse, colpito da quell’aroma, che Maria, sorella di Lazzaro, aveva appena cosparso i piedi di Gesù con trecento grammi di profumo di puro nardo, molto prezioso, sbottò: “perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?” Ovviamente, l’Iscariòta mica badava davvero a portar un sorriso agli ultimi, pensava al suo personalissimo tornaconto, essendo lui a gestir la cassa dei dodici…

Nei cuori, invece, di quanti han deciso di trascorrere un’oretta, a sera del Lunedì Santo, nella Chiesa di “San Giorgio della Vittoria”, s’è creato una sorta di … magone! E si, proprio quella strana, involontaria, nostalgia che ti si presenta nel petto, creandoti quasi un peso, e che prende forma sul finire di una bella esperienza, vissuta con tutti e cinque i sensi, nonché col cuore e con la mente…

Quel magone … è … causato dalla eccellente performance dell’Ensemble Organisti Reggini che han voluto, in prossimità dell’innalzamento della Croce sul Golgota e del successivo ritrovamento della tomba vuota, nonché dei festeggiamenti in onore di San Giorgio, donare uno straordinario concerto, per organo, flauto, violino, basso, soprano e contralto, “Stabat Mater” intitolato e dal Maestro Antonio Morabito introdotto.

E se i minuti scorrevano veloci, galoppando sulle lancette dell’orologio, tutt’ora, le orecchie del cuore assaporano il profumo buono di brani che soltanto compositori divinamente ispirati – Bach, Rossini, Gallon, Pergolesi, Mozart – potevano scolpire tra le righe del pentagramma…

E se spontaneo è l’applauso – così come il caloroso, paterno, competente, ringraziamento del parroco don Nuccio Cannizzaro, che esalta l’importanza della Musica nella essenziale, per il popolo reggino, “educazione alla bellezza” – che travolge i Maestri Sergio Fulvio Tommasini, Pierluigi Maria Romeo, Roberta Sainato, Loris Longo, Carmen Pegna e Francesca Crea, a dir poco scioccante risulta l’esercizio dello scorrimento dei loro dati artistico-biografici. Giovani vite che, colto al volo il suggerimento del Padre, non si son sottratte al duro sforzo che la musica richiede, dedicandone le energie più fresche di ogni giornata. E fa riflettere che alcuni di loro bazzichino, con ottimi risultati, tra l’altro, gli ambiti giuridici piuttosto che economici…! Così come affascinante è il legame, umano anzitutto, fra di loro: talmente profondo da permetterci d’augurar a ciascuno di loro d’essere, così come nell’Ensemble, in ogni luogo esistenziale, mastice che cementa amicizie e abbracci, magari sempre all’ombra del Crocifisso Risorto! Anche se, ad onor del vero, è nel cosiddetto retrobottega che è possibile assaporarne l’umanità: lì, scemata la tensione del proscenio e la responsabilità dovuta alla delicatezza e profondità del componimento, scopri ragazzi capaci di rabbuiarsi alla vista delle fiamme che divorano la Cattedrale di Notre Dame. Ed è lì che senti riflettere ad alta voce uno di loro: “Notre Dame è la culla della polifonia … senza quella Chiesa oggi noi non avremmo suonato…”

E mentre il già citato magone raggiunge, nell’intimo nostro, il vertice della sofferenza, per un qualcosa di efficace per la nostra vita, tanto da desiderarne l’infinito prolungamento, dall’archivio nostro, stimolati dalle mirabolanti esecuzioni dello “Stabat Mater” di Pergolesi e Rossini, emergono le parole di Mons. Mariano Magrassi, arcivescovo emerito di Bari nonché professore di un giovane don Nuccio Cannizzaro, oggi parroco del Tempio della Vittoria, nonché Chiesa degli Artisti.

Mons. Magrassi, del quale proprio il 15 aprile ricorrono i quindici anni dalla nascita al Cielo, ebbe a dire: “l’acqua e il sangue che sgorgano dal cuore squarciato sono simbolo trasparente del Battesimo e dell’Eucaristia, attraverso i quali la Chiesa dovrà esercitare la sua funzione materna, rigenerando gli uomini alla vita del Risorto. E Maria, in piedi è <<icona>>.

È là a cogliere i frutti della Redenzione, per gli uomini di tutti i tempi. Venuta l’ora, la figlia di Sion, che aveva partorito il Cristo senza doglie, genera nel dolore i figli della Chiesa. Per questo Gesù la guarda e dice: Donna, ecco tuo figlio. In quel momento decisivo, Maria scruta fino in fondo la sua vocazione nuova: quella di Madre spirituale nella Chiesa-Madre. Colei che quanto al corpo – scrisse Papa Pio XII nella Lettera Enciclica <<Mystici Corporis Christi>> – era la madre del nostro Capo, poté divenire quanto allo Spirito, madre di tutte le sue membra, con nuovo titolo di dolore e di gloria”.

Ecco, pertanto, spiegato il magone che c’assale: la Musica, bella a tal punto d’essere incisa con l’iniziale maiuscola, ti sconvolge i piani, facendoti capire quanto sia vitale star con Maria appresso a Gesù.

E restiamoci, allora, “icone”, speriamo, anche noi, del passaggio dal vecchio io al nuovo e pasquale noi…

                                          Antonio Marino

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