Il fuoco, l’acqua e il canto

La Veglia Pasquale alla Chiesa degli Artisti

È una sorta di buffo fotogramma che, al risveglio, nel mattino di Pasqua, dopo aver vissuto la solenne Veglia Pasquale a “San Giorgio della Vittoria”, ritroviamo nella tasca anteriore destra del pantalone.

È una istantanea che ritrae il piccolo Alex, uno dei Ministranti di don Nuccio Cannizzaro: l’immagine, oseremmo dire, ferma ma in movimento, lo ritrae mentre, dopo aver portato la luce nuova del Cero – “vero, di pura cera d’api, sottolinea il parroco, che man mano che arderà si consumerà, segnando così il ritmo del tempo” – dopo aver portato, dicevamo, con la sua candelina accesa al Cero, il fuoco nuovo ai tantissimi che stipavano il Tempio della Vittoria e che, in quel preciso momento, si apprestavano a rinnovare la loro rinuncia a Satana e a tutte le sue opere ed il loro credere in Dio Padre Onnipotente, insomma, dopo aver compiuto il suo servizio, Alex tornava velocemente all’altare. Ci tornava, però, con la fretta nelle gambe e col busto frenato: e si, perché se la premura di tornare accanto al parroco lo faceva correre, il fermo desiderio di custodire, coccolare, gelosamente quella fiammella, lo frenava, poiché non voleva assolutamente che si spegnesse…

In quel ragazzino, caro lettore, ci siamo rivisti … specialmente rileggendo, in quel comodo divano che è l’anima nostra ed inforcati gli occhiali del cuore, le parole pronunciate da don Nuccio nella sua meditazione omiletica…

“Nell’antico ebraico Poema delle quattro notti – attacca don Cannizzaro – leggiamo che quattro sono le notti iscritte nel <<Libro dei Memoriali>>: la prima è quella in cui Dio si manifestò sul Mondo per crearlo, la seconda fu quando Dio si manifestò ad Abramo chiedendogli Isacco in sacrificio, la terza fu quando Dio liberò il popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto, la quarta, infine, sarà quando verrà il Messia. Tuttavia – puntualizza il predicatore – noi cristiani sappiamo che ci sarà una quinta notte, compimento di quel Poema, nella quale, e proprio in una notte di Pasqua come questa che stiamo vivendo, il Messia verrà sulle nubi del Cielo e sarà la fine del Mondo”.

È una notte, quella Pasquale, che, liturgicamente, “incomincia al buio. Ed in questa notte il simbolismo della luce si fonde proprio con quello della notte. Il Signore, vincendo le tenebre, viene a darci la Luce della Risurrezione. La Luce ha trasformato a immagine sua una parte del Mondo. E se in questa notte una luce s’è accesa, quando il Signore verrà sarà per sempre giorno. Tutto, dunque, stasera, comincia nel buio, come nella notte dei tempi, ancor prima della creazione del Mondo, quando solo le tenebre regnavano”.

Fatto sta, prosegue don Nuccio, quasi pungolando i suoi figli nella fede, che “quell’assordante silenzio delle tenebre sembra imperar tutt’oggi… Questo nostro Dio sembra sempre più lontano, il silenzio di Dio, il silenzio del Sabato Santo, di Dio che dorme, sembra non finire mai. Dov’è Dio, ci chiediamo con Papa Francesco, nelle tragedie dei barconi, o, ci domandiamo con Papa Benedetto XVI, nel disastro dei lager nazisti? Dov’è Dio, mi chiedo io, quando il buono soffre e il malvagio impera? Ecco, domande che graffiano, che però in questa Santa Notte trovano Speranza in quella Luce.

Il buio è stato squarciato dalla Luce del Cero: per tre volte il diacono ha cantato … Lumen Christi… Ecco, dunque, la luce che dà chiarore, colore, forza, vita, che riempie di gioia vera! Ed il canto del Lumen Christi non è canto della sola notte di Pasqua: deve essere il canto giornaliero dei salvati… Il nostro canto!”

E tra poco, spiega don Nuccio, “benediremo l’acqua. Il fuoco e l’acqua si fonderanno e si confonderanno. Sono in antitesi, ma … il mistero di Dio ci dice il contrario! Il fuoco santificherà, accenderà l’acqua, donandole lo Spirito Santo. E l’acqua nuova sarà forza purificatrice, potenza ristoratrice, consolatrice, vivificatrice”.

E poi c’è l’Alleluia! “Lo abbiamo appena intonato – rammenta il parroco – ma lo canteremo in pienezza solo nel Mondo nuovo. Il canto ci aiuta a capire il senso di questa notte. È il canto degli angeli, senza spartito e senza parole: perché cantare con giubilo significa non aver bisogno di parole o note. Ogni fibra del cuore ed ogni cellula del corpo si trasforma, vibra musicalmente!!!

Spartito del famosissimo Hallelujah tratto dal Messia di Haendel

E se l’Alleluia cantato in questa notte anticipa ciò che sarà il destino nostro, è in questa notte che l’Eternità ha aperto uno squarcio sulla Terra, Colui che dormiva è Risorto, preludio della Risurrezione di tutti.

L’Alleluia, allora, è il canto degli angeli, ma anche dei pellegrini, dunque, è il nostro canto…!!! E sarà proprio … Alleluia … ciò che diremo quando ci ritroveremo davanti a Dio Padre: Alleluia!!!”

Ora, caro lettore, non ci permettiamo raccontar la Veglia Pasquale, della quale tu, lettore caro, ne conosci i dettagli a menadito … specialmente se hai vissuto l’ultima catechesi mistagogica del mercoledì, durante la quale don Nuccio ha accompagnato i presenti all’interno e fra le righe dei simboli e delle parole della madre di tutte le veglie.

Affresco del 1440 che si trova a Firenze nel Convento San Marco. Fu realizzato dal domenicano Beato Angelico.

Ci permettiamo farti gli auguri di buona Pasqua donandoti l’immagine del ministrante che cerca di non far spegnere la fiammella.

Ecco … forse … anche noi dovremmo prendere esempio da Alex: di corsa verso i fratelli per annunciar loro che  Cristo è veramente Risorto … ma senza scordar mai che chi vede noi deve poter scoprire che Cristo è veramente Risorto solo attraverso quel fuoco nuovo e vivo che brilla nei nostri occhi…

Buona Pasqua!

E buona Pasqua, permettici, caro lettore, al nostro don Nuccio, che, per la prima volta, ha cantato l’Alleluia al Tempio della Vittoria!!!

                                          Antonio Marino

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