Novant’anni fa…

Ricordando S. Ecc. Rev.ma Mons. Andrea Cassone

In quel di Cannitello, frazione di Villa San Giovanni, il 29 aprile del 1929 nasceva il piccolo Andrea Cassone che, di lì a poco, avrebbe deciso di porre l’intera sua esistenza nelle mani di Dio.

Ordinato sacerdote il 22 dicembre 1951, il 26 marzo 1992 veniva nominato da San Giovanni Paolo II Arcivescovo di Rossano-Cariati, ricevendo l’Ordinazione Episcopale, nella Cattedrale di Reggio Calabria, il 9 maggio successivo, per imposizione delle mani dell’Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova Mons. Vittorio Mondello, coconsacranti gli Arcivescovi Mons. Aurelio Sorrentino, emerito di Reggio Calabria-Bova, e Mons. Giuseppe Agostino, Presule, allora, di Crotone-Santa Severina.

Il 6 maggio 2006, per raggiunti limiti d’età, lasciava a Mons. Santo Marcianò, anch’egli reggino, la guida dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Il 12 aprile 2010, infine, dopo un lungo periodo di malattia, nella Casa della Carità di Scilla, Mons. Cassone nasceva al Cielo. Tre giorni dopo, terminati i solenni funerali, le sue spoglie mortali venivano tumulate nella Cattedrale di Rossano.

L’ordinazione Episcopale

Ora, stasera, noi, ricordiamo questa luminosa figura episcopale per un motivo che è presto detto: Mons. Andrea Cassone appartiene alla schiera degli illustri predecessori di don Nuccio Cannizzaro!

Anche Mons. Andrea Cassone fu parroco di “San Giorgio della Vittoria”, nonché, come diversi altri parroci del Tempio della Vittoria, Vicario Generale dell’Arcidiocesi reggina-bovese.

Con mons. Vittorio Mondello e mons. Aurelio Sorrentino

Ovviamente, non staremo qui a raccontar gli anni del suo parrocato, le sue intuizioni pastorali e i suoi sacrifici: quegli anni potranno rievocarli, se lo vorranno,  quanti hanno vissuto, gomito a gomito con don Andrea, la gioia dell’essere discepoli del Nazareno Risorto!

Desideriamo ricordarlo, essendo, noi, anche “Chiesa degli Artisti”, attraverso un suo intervento, tenuto a Rossano il 30 dicembre 1997 ed avente per titolo: “Progetto Culturale orientato in senso cristiano”.

È evidente il riferimento al Progetto Culturale, voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana a metà degli anni ’90, e che l’allora Presidente della CEI, il Cardinal Camillo Ruini, riteneva, addirittura nel 1994, essenziale per “la missione della comunità ecclesiale, chiamata a dare tutto il suo contributo al bene della nazione, anche attraverso un progetto culturale”.

Parroco a S. Giorgio della Vittoria

Mons. Cassone, dal canto suo, esordisce, nell’intervento suo, citando il numero 44 della Christifideles laici: “solo all’interno e tramite la cultura la fede cristiana diventa storica e trasmettitrice di storia”, richiamando poi “la scelta di fondo del Concilio: il rinnovamento del volto della Chiesa (Lumen Gentium) e il rinnovamento della presenza della Chiesa nel nostro tempo (Gaudium et Spes). Le due modalità per realizzare questo rinnovamento sono la spiritualità in senso forte (apertura allo Spirito Santo che rende attuale l’avvenimento di Gesù Cristo nella esistenza dei credenti) e la capacità di esprimere questa novità agli uomini del nostro tempo”.

E dopo aver illustrato il cammino e il confronto che ha indotto i Vescovi a promuovere un Progetto Culturale, Mons. Cassone ritiene opportuno “fare opera di convincimento che il Progetto è una scelta che mette la Chiesa italiana al servizio della rinascita spirituale in un momento storico decisivo per il futuro del Paese”.

Abside con il Cristo Pantocratore

Tant’è che Mons. Cassone si domanda: “che ci stanno a fare i cristiani nella società? Puntualizzando poi: “il loro compito è quello di trasmettere nella vita e nella cultura le verità del Vangelo: solo quando le parole di Cristo entrano nel cuore degli uomini, ne cambiano il modo di pensare. Quale è la concezione della vita, della salute, della malattia… tali sono gli atteggiamenti, il comportamento, le scelte operative. Affinché l’evangelizzazione arrivi al cuore dell’uomo e quindi alle matrici culturali delle sue decisioni, è necessario confrontare le attuali culture con il Vangelo. È una sfida, ma va fatta. Altrimenti l’azione della Chiesa si limiterebbe alla carità, sempre necessaria ma che non esaurisce il suo compito”.

Richiama, quindi, l’Evangelii nuntiandi di San Paolo VI, ed ancora una volta la Christifideles laici di San Giovanni Paolo II.

Poi, così, conclude: “l’urgenza del cristiano, oggi, come ai tempi di San Paolo, è quella della evangelizzazione; ma perché l’annuncio risuoni con efficacia negli orecchi dell’uomo contemporaneo, dobbiamo rinnovare la nostra vita. Il Progetto Culturale deve partire dalla prassi evangelica, come chiaramente ha testimoniato madre Teresa di Calcutta. La vita di questa umile donna ci deve indurre a cercare il fondamento del Progetto Culturale nel fatto, nel concreto, nel vissuto. Se la gente a volte apprezza la Chiesa per le sue opere sociali e per l’impegno per le nuove e vecchie povertà, è necessario che appaia con maggior chiarezza e maggiore evidenza che tutto ciò è possibile perché a fondamento dell’azione dell’uomo c’è la fede e l’amore di Dio che in Cristo si è rivelato e donato. Stiamo vivendo un momento di trapasso, non ancora concluso, non solo politico ma anche sociale e culturale. La gente è scoraggiata, è delusa, si sente tradita. Condivide l’opera di pulizia morale in atto, ma non ha ancora chiaro che cosa fare per uscirne. Alla Chiesa si chiede un messaggio forte su come orientarsi. Essa ha la sua missione fondamentale che non può essere disattesa., cioè annunciare che Cristo è la sola novità che ha cambiato e può rinnovare l’uomo e la storia. Il cammino che si apre dinanzi a noi dovrebbe essere di speranza che cancelli le paure sociali e spirituali. Non sta finendo il mondo, sta solo cambiando. Di fronte alle invasioni dei Vandali, Sant’Agostino affermava: <<non abbiate paura: non è un mondo vecchio che muore ma un mondo nuovo che nasce>>”.

Insomma, parole, quelle dell’Arcivescovo Andrea Cassone, non solo, per quel tempo, forti, ma attuali per i nostri tempi.

Parole di un padre e pastore lungimirante, forse fin troppo umanamente riservato, ma di certo coi piedi ben ancorati alla terra della Città dell’Uomo e col cuore ben a suo agio nell’agorà della Città di Dio!

                                         Antonio Marino

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