Puntata terza

 

La chiacchierata prende le mosse dal Teatro e da quel suo essere “strumento di cultura o distrazione per chi lo guarda, strumento di liberazione e condivisione per chi lo fa”. Il Teatro, poi, continua l’ospite del nostro terzo caffè con l’artista all’ombra del campanile di “San Giorgio della Vittoria”, “serve ad avvicinarci a noi stessi e, quindi, sotto questo aspetto, ci avvicina a Dio, essendo noi fatti a sua immagine e somiglianza”.

E nel Teatro Carlo Belmondo c’ha sempre creduto!

Fin da piccolino, quando all’asilo “prendevo parte a tutte le recite”. Poi, alle scuole superiori, “arrivò un regista in cerca di attori per inscenare “La Lisistrata”. Avevo diciassette anni e venni preso per interpretare un personaggio minore. Ma, nel momento in cui il protagonista s’infortunò, fui proprio io a sostituirlo”.

E appena giunto sul palco, all’accendersi delle luci, all’aprirsi del sipario, Carlo Belmondo avvertì d’essere “nel posto giusto, esattamente dove dovevo essere. Mi sentivo al sicuro!”

Essendo legati da amicizia che affonda le radici negli anni della comune fanciullezza in quella balconata sullo Stretto che è Gallina, dove condividemmo la stessa aula alle scuole elementari e alle scuole medie e al catechismo, ci permettiamo d’essere un pizzichino sfrontati, chiedendo perciò: Carlo, dacci tre aggettivi che ben ti dipingono!? E Carlo: “primo: determinato … altrimenti avrei mollato tutto molti anni fa. Secondo: costante … nella decisione presa quando ho lasciato la mia Città per trasferirmi a Roma. Terzo: fortunato … a diciotto anni la mia famiglia mi ha lasciato libero di scegliere. E da quella scelta in avanti ho portato dei risultati a casa”.

E divenuto, pertanto, maggiorenne, Carlo Belmondo trasferisce il fardello suo nella Città Eterna, iscrivendosi lì all’Accademia di Spettacolo “Corrado Pani” diretta da Pino e Claudio Insegno. Un periodo complicato, di crescita e di sacrifici, di tanti “lavori fatti per mantenermi”. Raggiunto il diploma accademico, comincia la collaborazione vera e propria, dapprima con Pino Insegno, quindi con Roberto Ciufoli, e con quest’ultimo vive una lunga tournée in giro per l’Italia. E Ciufoli, a dimostrazione del legame umano venutosi a creare, è anche suo padrino di Cresima.

E poi ci sono le partecipazioni a Colorado, programma cult di Italiauno, e poi in Eccezionale veramente su La7, e ancora nelle fiction come Ho sposato uno sbirro2 e Amore pensaci tu, senza tralasciare gli approfondimenti, ad esempio, sul metodo Stanislavskij-Strasberg con Siddhartha Prestinari e la straordinaria performance, anche nel nostro Teatro “Francesco Cilea”, nei panni di Fra Bernardino nel musical “Il fuoco e la luce”, dedicato a San Francesco di Paola.

Affascinante è anche l’amicizia che lo lega al duo Battaglia&Miseferi, incominciata collaborando alla realizzazione di un cortometraggio per AVIS Calabria e divenuta talmente bella da fargli scrivere, a Carlo, su Facebook, in occasione della nascita al Cielo di Giacomo Battaglia: “quest’uomo si è preso cura di me artisticamente e realmente dal 2013. Dopo la perdita di mio padre il suo <<tranquillo, ci sono io>> lo ricordo ancora. Consigli lavorativi, con le ragazze, con gli spettacoli”.

Il ventidue marzo, infine, esce il suo primo singolo, Non illudermi intitolato, prodotto da Massimo Di Cataldo per Dicamusica. Al sito specializzato “All Music Italia” così Belmondo descrive il brano suo: “nasce da una storia vera, da quello che si può definire in gergo <<palo>> o <<friendzonata>> . Ho messo su musica una descrizione dettagliata di una relazione che ho avuto a senso unico dove il mio sentimento veniva ricambiato da una grande amicizia, cosa che avevo frainteso”.

Prima di riporre la tazzina e di lasciarlo tornare al palcoscenico e alla musica, chiediamo ancora: all’omelia, durante i funerali di Giacomo Battaglia, don Nuccio Cannizzario, parroco di “San Giorgio della Vittoria” e padre spirituale degli artisti reggini, auspicava, per la nostra Reggio, una “nuova primavera di speranza” … una primavera che sboccerà con l’impegno degli artisti reggini, sottolineava don Cannizzaro. Ora, tu, artista, quale provvedimento ritieni urgente per la rinascita della nostra Città?

Ecco la risposta: “far capire ai giovani che non tutto gli è dovuto. Non è semplice ma … qualsiasi cosa richiede sudore, lavori secondari mal retribuiti … ma la soddisfazione, ad obiettivo raggiunto, è tanta! Amo la mia Reggio, ed ogni occasione è utile per … pubblicizzarne le bellezze, ma ho visto un bivacco generale, come se la gente aspettasse la manna dal Cielo. Tutti, nella nostra Reggio, hanno requisiti ottimi per far la qualunque: utilizzino, grandi e piccoli, i talenti che hanno!”

Il tempo scorre inesorabile: la tazzina, che avvolgeva il bollente caffè, oramai divenuta fredda, dimostra che di tempo ne è passato fin troppo!

Lasciamo Carlo Belmondo ai suoi impegni: salutandoci, però, buttiamo entrambi un occhio al Cielo. Entrambi siamo proprietari di un pezzo di Cielo: lui, per titolare, c’ha il papà, chi scrive, per titolare, c’ha la mamma. L’intera Reggio, invece, c’ha per titolare, sul palcoscenico del Paradiso, Giacomo Battaglia.

E voglia, Giacomo Battaglia, ricordar sempre Reggio e i suoi artisti al buon Dio, affinché in ciascuno di loro non venga mai meno la brillantezza di quel fuoco sacro che sprona ogni artista di ogni settore a rendere Bella, con la maiuscola, la terra che calpesta…

                                    Antonio Marino

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