Benedetti limiti!

“Una grande lezione dello sport, che ci aiuta ad affrontare anche la fatica quotidiana dello studio  e del lavoro come pure le relazioni con gli altri, è che ci si può divertire solo in un quadro di regole ben precise. Infatti, se in una gara qualcuno si rifiutasse di rispettare la regola del fuorigioco, o partisse prima del <<via>>, o in uno slalom saltasse qualche bandierina, non ci sarebbe più competizione, ma solo prestazioni individuali e disordinate. Al contrario, quando affrontate una gara, voi imparate che le regole sono essenziali per vivere insieme; che la felicità non la si trova nella sregolatezza, ma nel perseguire con fedeltà i propri obiettivi; e imparate anche che non ci si sente più liberi quando non si hanno limiti, ma quando, coi propri limiti, si dà il massimo”.

Sono concetti che Papa Francesco detta nella tarda mattinata dell’undici maggio, incontrando, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Centro Sportivo Italiano, in festa per i suoi primi settantacinque anni di vita e di servizio.

Sono parole, quelle di Papa Bergoglio, che stuzzicano le sensibili corde esistenziali di ciascuno noi, che solleticano il nostro modo di essere buoni cristiani e onesti cittadini!

Sono immagini, quelle che il Sommo Pontefice costruisce con chiare e nette parole, che ben richiamano, anzitutto ed anche, l’esperienza artistica. L’attore, in scena, dovrà entrarci quando il copione lo prevede e sempre badando al canovaccio, dovrà recitare le sue battute, uscendo, poi, dalla scena, secondo indicazioni. Il musicista, facente parte di un’orchestra, seguirà lo spartito, inserendosi nell’armonia musicale plurale sol quando il direttore d’orchestra gli farà cenno. Il ballerino renderà affascinante la coreografia soltanto integrandosi appieno col resto del gruppo, sintonizzando i propri movimenti a quelli degli altri. Il pittore, ma anche lo scultore, seguiranno quelle norme che consentiranno loro di trasformare una bianca tela o un pezzo di marmo in autentici e, addirittura, realistici capolavori.

Ma … a me … comune cittadino che al mattino esce di casa, fa tappa all’edicola ad acquistare i quotidiani, va al lavoro, fa sosta al forno e dalla bottegaia, va a passeggio sul lungomare e magari la domenica a Messa … a me … comune cittadino che non pratica sport né qualsivoglia tipologia d’arte … a me … quelle regole e quei limiti di cui parla Papa Francesco … non dicono alcunché! Io che c’entro? Io sono un uomo libero, non faccio del male a nessuno e non voglio sapere nulla di niente e di nessuno: mi faccio i fatti miei, non vedo nulla e non voglio che gli altri vedano nulla di quel che mi riguarda…

Diciamocelo: ci ritroviamo in questo comune cittadino…!

Eppure, a ben pensarci, ogni istante di questa nostra vita è sereno e non provoca tensioni, in noi e in chi ci sta accanto, sol quando le regole vengono da tutti rispettate.

Eppure siamo uomini liberi, nessuno ci impone nulla…

Eppure la nostra corsa su questa Terra è avvincente e senza inutili soste sol quando siamo capaci di armonizzare il nostro volontario rispetto delle regole col volontario e altrui rispetto delle norme…

Un pratico esempio? È presto trovato: il parcheggio riservato alle autovetture con disabili sovente occupato da automobili di uomini e donne con belle e utilizzabili gambette… Dobbiamo aggiungere altro … o ci siamo intesi?

Insomma, quel paragrafetto, tratto dal discorso del Papa al CSI, sarebbe opportuno ricopiarlo e tenerlo a portata di mano in tasca: ricopiarlo, a mano, non fotografarlo, come si usa fare, col telefonino. La foto finirà nel dimenticatoio della memoria telefonica. Ricopiandolo, invece, la mente, e pure il cuore, ricorderanno quella piccolissima fatica compiuta nell’inquadrare quei concetti lì…!

E poi … c’è il fatto dei nostri limiti: il Papa dice che non è libero chi non ha limiti, ma chi, riconoscendo i propri, di limiti, dà il massimo.

Ora, quante volte, nel tratto di vita fin qui percorso, c’è capitato di sentirci imbrigliati dentro ai nostri limiti, alle nostre fragilità, alle nostre paure, alle tante nostre volte nelle quali non siamo stati capaci di guardare al di là del naso nostro…

Ebbene: solo riconoscendoci pezzi unici scolpiti da Dio, con pregi e difetti, che riusciremo a compiere meraviglie con e nella nostra vita.

Senza scordarci mai d’essere sempre uomini desiderosi d’entrare in relazione con gli altri. E l’altro potrà pur darci, all’occorrenza, una spalla … anzi … per citare il pugliese don Tonino Bello … “un’ala di riserva! Ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento, vivere è assaporare l’avventura della libertà, vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con te, Signore, tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare”.

                                    Antonio Marino

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