Maria nella liturgia

Negli anni passati la Chiesa si è interrogata a lungo sul tema che anche oggi torna di sorprendente attualità, ossia come il culto mariano possa contribuire al rinnovamento di un’autentica spiritualità liturgica.

Già San Giovanni Paolo II, al momento di indire l’Anno Mariano, ebbe come specifico intento quello di “promuovere una nuova e approfondita lettura di ciò che il Concilio ha detto sulla beata Vergine Maria, Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della Chiesa”.

Il rapporto che lega l’Eucaristia e Maria ha raggiunto il suo vertice nella pubblicazione del Messale della beata Vergine Maria. La pubblicazione di questo Messale è l’ultimo atto di una lunga riflessione che partita dal Vaticano II, ha attraversato molti documenti del Magistero, per giungere prima alla Marialis Cultus, poi alla Redempotoris Mater  e infine al Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia della Congregazione per il Culto Divino.

Leggendo l’introduzione al Messale mariano, troviamo la motivazione teologica fondamentale per il culto mariano. Si dice infatti: “Celebrando i divini misteri, la Chiesa celebra l’intera opera della salvezza; celebrandola attualizza gli eventi passati e nell’oggi cultuale, opera la salvezza dei fedeli, i quali, pellegrini sulla terra, sono tuttavia diretti verso la città futura”.

La beata Vergine Maria, secondo il piano di Dio ed a motivo del mistero di Cristo e della Chiesa, ha partecipato intimamente alla storia della salvezza, ed è stata attivamente presente, in vario modo e mirabile, ai misteri della vita di Cristo. Per questo motivo è possibile dire che celebrare i misteri salvifici compiuti da Cristo, significa fare memoria anche della presenza della Madre congiunta indissolubilmente con l’opera di salvezza del figlio suo. In altri termini, si potrebbe dire che Maria è presente nel memoriale perché fu presente nell’evento salvifico, per questo, la Vergine è celebrata quando la Chiesa celebra il mistero di Cristo.

Infatti, la memoria liturgica della Vergine è sorta in stretta dipendenza dalla celebrazione del mistero di Cristo. È proprio dal posto che Maria occupa nella storia della salvezza e di conseguenza nella celebrazione del mistero di Cristo, se le celebrazioni mariane acquistano grande importanza nella vita della Chiesa, tanto che la S.C. per il Culto Divino, ha ritenuto necessario pubblicare una lettera circolare apposita, nella quale sottolinea, da una parte l’opportunità di far emergere e di valorizzare adeguatamente l’aspetto mariano insito nelle feste del Signore e dall’altra, la necessità si mostrare il riferimento intrinseco e necessario delle feste della Vergine al mistero di Cristo.

Il Messale Mariano precisa inoltre che  “le messe della beata Vergine Maria, traggono la loro origine di essere, il loro valore, nell’intima partecipazione della Madre di Cristo alla storia della salvezza.”

La Chiesa infatti, celebrando i suoi privilegi di grazia, celebra anzitutto i fatti salvifici a cui, secondo il disegno di Dio, la beata Vergine fu associata, in vista del mistero di Cristo.

Non la messa in onore di Maria e nemmeno su Maria, ma al centro della celebrazione deve essere sempre il mistero di Cristo nel quale però Maria ha svolto un ruolo fondamentale quale Madre del Redentore. E’ questo il motivo che ci consente di sottolineare l’esemplarità di Maria nelle celebrazioni liturgiche della Chiesa.

Questo tema affonda le sue radici in quella reciproca comunione con la quale i Padri, e più tardi gli autori medievali, hanno messo in risalto la comprensione del mistero di Maria alla luce del mistero della Chiesa e viceversa. Maria, nella comprensione della comunità primitiva, soprattutto nei Vangeli di Luca e Giovanni, è il modello della Chiesa, che accoglie il mistero di Cristo e collabora per renderlo presente attraverso la parola e l’azione missionaria, segno efficace di tutto ciò è la presenza di Maria nel Cenacolo insieme agli Apostoli.

L’esemplarità di Maria nelle celebrazioni liturgiche, è sottolineata con autorevolezza dal Messale quando afferma che “ l’esemplarità della beata Vergine emerge dalla stessa azione liturgica, induce i fedeli a conformarsi alla Madre per meglio conformarsi al Figlio. Ma li induce pure a celebrare i misteri di Cristo con gli stessi sentimenti ed atteggiamenti con cui la Vergine fu accanto al Figlio nella nascita e nell’epifania, nella morte e nella resurrezione”.

                          Don Antonio Cannizzaro

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