La figlia di Sion

Terzo mercoledì

“Considero il Teatro una delle espressioni culminanti dell’uomo. È il momento iniziale e più religioso. Il Teatro è l’altare, il luogo dove si sgozza l’agnello: un luogo sacro. Dopo aver agitato gli stracci del Teatro antico, ho portato alle estreme conseguenze la trilogia per cercare di riafferrare questa centralità liturgica, religiosa. Oltre l’Edipus non era possibile andare. Anche strutturalmente. C’era l’invenzione della lingua frantumata. Un melànge di vecchio lombardo, di francese, di latino. Con <<Interrogatorio a Maria>> pongo, anzi poniamo la prima, semplice proposta di una drammaturgia cristiana. Liturgica, teologica”.

È con queste parole che, quarant’anni orsono, Giovanni Testori – scrittore, drammaturgo, regista, attore, poeta, storico dell’arte e critico letterario, presenta “Interrogatorio a Maria”, rappresentata per la prima volta a Milano, nella Chiesa di Santo Stefano, dalla Compagnia dell’Arca, per la regia di Emanuele Banterle. È il copione della svolta, per il Teatro testoriano. È l’opera nella quale il connubio preghiera e poesia raggiunge vette eccezionali…

Il 29 luglio 1980, dopo una tournèe che ha abbracciato oltre duecento città e accumulato quattrocento repliche, “Interrogatorio a Maria” viene rappresentata a Castelgandolfo, alla presenza dello stesso Testori, dinanzi a Papa Giovanni Paolo II.

Al calar del sipario, il Papa commentò: “avevo già letto qualche mese fa questo testo, ma la sua trasposizione teatrale è un’altra cosa. La vera lettura del suo oratorio, signor Testori, l’ho fatta dunque questa sera. <<Interrogatorio>> è un’espressione direi quasi centrale in questo contesto. Noi siamo abituati a parlare con Maria, ad interrogarla continuamente. Ogni nostra preghiera è un interrogatorio.

In questo interrogatorio rimane sempre il <<tu>> e l’<<io>>, dove questo <<io>> è ciascuno di noi. Nell’interrogatorio al quale abbiamo assistito questa sera invece, ci sembra di trovarci in una situazione inversa: Maria è diventata quell’<<io>> e tutti noi, qui rappresentati anche dagli artisti, siamo quelli che abbiamo provocato, con il nostro interrogatorio, Maria a parlarci di se stessa. Per tutto questo e per molti altri valori e contenuti, per molte altre esperienze vissute durante questo spettacolo così semplice, così ridotto nei suoi elementi visivi e così affascinante per il suo contenuto essenziale, religioso, profondamente teologico, profondamente umano, perenne e insieme, possiamo dire, totalmente nostro, dico e ripeto: grazie!”

Tant’è che l’enorme successo riscosso da “Interrogatorio a Maria” non è dovuto all’impegno di quegli enti normalmente preposti alla distribuzione degli spettacoli, bensì a gruppi spontanei, centri culturali, parrocchie, comunità e singole persone che si sono totalmente accollati l’onere e il rischio economico dell’evento…

Ed è, pertanto, un piccolo estratto da “Interrogatorio a Maria” che tra poco, in questo nostro terzo mercoledì di maggio alla Chiesa degli Artisti, assaporeremo.

Lo faremo coscienti d’avere a che fare con un copione, che quattro decenni fa pubblicò Rizzoli, nato dall’estro artistico e dalla profonda fiducia in Dio che caratterizzarono l’intera corsa esistenziale di Giovanni Testori, uno dei più importanti intellettuali del Novecento italiano.

Nato a Novate Milanese il 12 maggio 1923, fin dai diciassette anni collabora con alcune riviste, scrivendo articoli di critica d’arte. Nel 1960 esordisce al Piccolo Teatro di Milano con la sua “La Maria Brasca”.Negli anni Sessanta il sodalizio con Luchino Visconti gli consente di raggiungere vasta notorietà. Nel 1972, con Franco Parenti, porta in scena la “Trilogia degli scarrozzanti”. Dopo la morte di Pier Paolo Pasolini, Testori prende il posto suo come commentatore sulla prima pagina del Corriere della Sera e nel 1978 diviene responsabile della pagina artistica del giornale. La morte della mamma nel 1977 segna una svolta nella vita artistica, drammaturgica e riflessiva dell’autore. Scrive “Conversazione con la morte” ed avvia una proficua collaborazione con La Compagnia dell’Arca di Forlì. Muore, dopo tre anni di malattia, il 16 marzo 1993, quando oltre 800 articoli sulla prima pagina del Corriere della Sera s’erano andati a collocare accanto ai suoi oramai celebri drammi, romanzi, studi critici.

                                    Antonio Marino

 

Eleonora Brigliadori in “Interrogatorio a Maria”, sabato 26 aprile 2014, Chiesa di Sant’Agostino ad Orvieto.

 

INTERROGATORIO A MARIA

di Giovanni Testori

 

Coro:  Madre cara,

fieno dolce, grotta amata,

per darci più speranza

Ti sei così spiegata,

forse Ti sei negata,

perché scegliendo Te

che come noi sei nata

dici che ha scelto come grembo

tutta la vita che ha voluto,

che ha pensata,

che ha creata.

Ma Tu, se puoi,

se troppo non chiediamo,

cos’hai sentito dentro Te,

lì, nel Tuo santo ventre,

in quel momento?

 

Maria: Una carezza, un precipizio,

una dolcezza, un lampo;

come se in me scendesse

oltre lo spazio,

dell’Esistente, del Non-nato

e della Sua eterna carità,

il respiro, la gloria,

la bellezza, il fiato.

Lo sento ancora in qui

nel suo accadere

che è di già accaduto

e che accadrà ogni giorno,

ogni ora, ogni momento.

Fu come se accogliessi in me

tutta la febbre del Suo lucente,

sterminato ardore.

La storia si strinse tutta

dentro il mio magro ventre;

il prima,

quello che sulla terra era il presente,

il dopo,

quello che qui non era ancora l’esistente.

Luce ed essenza della Santa Trinità

mi disse piano:

sono la salvezza,

sono la pace,

sono la vostra verità.

 

Coro:  Ma questa verità cos’era

in Te?

Come si formò? Come la sentisti?

O come apparve?

 

Maria: Amarla fu

sapendo di non saperla mai.

Amarla in sé e per sé,

nella sua forza

che da secoli pulsava,

batteva per entrare dentro la mia carne,

e lì formarsi, crescere, apparire.

Amarla sapendo

che soltanto non sapendola

era in me,

si realizzava e forma formalmente diventava.

Potevo solo dire:

credo

-ed esisteva,

esiste, esisterà.

 

Il drammaturgo lombardo Giovanni Testori.
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