All’improvviso l’Organo…!

Il 31 Maggio alla Chiesa degli Artisti

Al penultimo brano in scaletta accade l’imprevedibile…

Le mani restano poggiate allo sgabello: l’Organo, però, scolpisce intrecci di minime, semiminime, crome e biscrome da far impallidire compositori e strumentisti d’ogni epoca e d’ogni terra…

Salvatore Pronestì, Maestro Organista nonché, leggiamo sulla sua scheda biografica, “Maestro Artigiano con facoltà di avviare e formare nei propri laboratori, nella sua Bottega Organaria, gli apprendisti organari”, il Maestro Pronestì, dicevamo, sta dando vita, forza, anima all’Organo di San Giorgio della Vittoria … esclusivamente … con i piedi…

Sta suonando soltanto accarezzando coi piedi la pedaliera, ovvero, come egli stesso la definisce, la “terza testiera di quest’Organo Balbiani del 1930, e recentemente riadattato dalla ditta padovana Michelotto”.

Il penultimo brano previsto, “Pedal solo Fantasy” titolato, è una mostruosa, divina Improvvisazione partorita dal genio musicale di un Uomo, Salvatore Pronestì, che, ne siamo convinti, quando il buon Dio lo pensò, volle, in lui e con lui, far provare, all’uomo suo contemporaneo, la celestiale melodia angelica delle paradisiache terre…

E lui, l’Organista Salvatore Pronestì, provoca, nello spettatore, addirittura i brividi alla schiena allorquando, eseguendo quel penultimo brano, all’agilità dei piedi nell’accarezzar tacco-punta i pedali ci mischia l’elasticità delle dita delle mani nello sfiorare i bassi delle due tastiere: ebbene, ne vien fuori quasi una sorta di … dialogo … tra tastiere e, sempre a usar una terminologia tecnica, “pedaliera concavo-radiale”.  

Da sinistra il soprano lirico M° Caterina Francese, l’organista di S. Giorgio della Vittoria M° Carmen Pegna, il parroco della chiesa di San Giorgio della Vittoria Rev. don Antonio Cannizzaro, il M° Salvatore Pronestì, il M° Laura Sarubbi

Ma è l’intero, abbondante e al contempo troppo breve, concerto, “Un’Ave a Maria”, voluto proprio a sigillo del Mese di Maggio alla Chiesa degli Artisti, che … sconvolge…!

Assieme al Maestro Pronestì s’esibiscono l’Organista e Clavicembalista Laura Sarubbi e il Soprano Caterina Francese: tutt’e tre donano superbe performance, frutto di studio, impastate di passione vera, volute dalla loro magistrale sensibilità… Anche lo spettatore profano, in materia musicale, guardando loro, non coglie rigidità, distacco: nota che sono un tutt’uno con l’Organo, sia Pronestì quanto Sarubbi. S’accorge, il medesimo spettatore profano, che il Soprano Francese alla melodica e ricercata vocalità associa la postura del corpo, quest’ultima tutta intenta ad accompagnar la voce e, allo stesso tempo, ad offrire ulteriori sfumature di senso alle note che l’ugola modella e le labbra regalano…

Una dopo l’altra, introdotte con dotta e semplice dialettica da Pronestì, ecco fantasmagoriche partiture di Verdi, Puccini, Becker, Tosti, Titcomb, Lorenc, Reger, Celso e Gomez: sono arie che, musicate a regola d’arte, consentono allo spettatore di vivere un paio d’ore in orante raccoglimento…

Tant’è che Pronestì, introducendo uno dei brani, sottolinea che “le note formeranno un tappeto musicale sul quale il soprano non canterà. Bensì, pregherà!”

“Regina Coeli”; l’Ave Maria dal verdiano “Otello”; l’Ave Maria composta nel 1965 dal catanese Celso: ecco qualche titolo di quella musical misticanza che per divin prodigio conduce lo spettatore sulle ginocchia di Maria, Avvocata Consolatrice…

E ancora: “l’Organo è la tavolozza di un pittore: l’Organista intinge il pennello ora in un colore, ora nell’altro. Miscelerà e verranno fuori colori nuovi, sensazioni inesplorate”. Ecco il senso della Improvvisazione tipica del Maestro Pronestì, che, racconta, “nel 1988/89 proprio su quest’Organo e proprio in questa Chiesa, assieme al mio Maestro Luigi Celeghin, studiavo…”

Senza scordare che il Maestro Pronestì, abile Organaro, e pertanto medico capace di curar l’Organo, consente allo spettatore di compiere, coi suoi racconti, un viaggio all’interno dell’Organo stesso, imparando così a conoscerlo in ogni sua componente e funzione, dalle ance alle trombe passando per i vari e intriganti registri…

Raggiante, al termine del concerto, è don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria”: “l’Organo, stasera, vibrava! Grazie Maestri per averci fatto assaporare note a noi sconosciute ed emozioni difficilmente ripetibili…”

E intorno alla ventiduesima ora del trentunesimo giorno dell’artistico maggio all’ombra del campanile di San Giorgio, incamminandoci verso casa, ripensavamo a quel concetto che ebbe a scrivere il filosofo idealista tedesco Friedrich Hegel: “la musica deve elevare l’anima al di sopra di se stessa, deve farla librare al di sopra del suo soggetto e creare una regione dove, libera da ogni affanno, possa rifugiarsi senza ostacoli nel puro sentimento di se stessa…”

Beh, Hegel rese l’anima a Dio il 14 novembre 1831: a quanto pare, però, Qualcuno gl’avrà suggerito di scriverle, quelle parole. Poiché qualche tempo dopo un tal Salvatore Pronestì, in fondo all’Italico Stivale, l’avrebbe rese vive: in lui e in chi ha voglia di volare, più in alto delle nuvole, coi suoi concerti…

                                    Antonio Marino

 

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