La Giornata Mondiale della Bicicletta

Il 3 giugno è la Giornata Internazionale Mondiale della Bicicletta.

Lo ha deciso, con voto unanime, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella seduta del 12 aprile 2018. I 193 Stati Membri hanno approvato una risoluzione nella quale la bicicletta viene definita “un simbolo di trasporto sostenibile che trasmette un messaggio positivo per incoraggiare il consumo e la produzione sostenibile, ripercuotendosi beneficiosamente sul clima”.

Papa Paolo VI in mezzo a Eddy Merckx e Felice Gimondi

Ora, avendo sempre a portata di mano la “Laudato si’”, Lettera Enciclica di Papa Francesco proprio sulla cura della Casa Comune, e rimembrando quanto ebbe a dire l’allora Cardinale Patriarca di Venezia e grande appassionato di ciclismo Albino Luciano salutando, nel 1972, la cinquantacinquesima corsa rosa, pronta a disputare la tappa Venezia-Ravenna, “nulla di ciò che è umano è estraneo alla Chiesa. Sono qui per amore del giro, ma anche per amore di Venezia”, ci siamo permessi di lasciarci sopraffare dallo schiribizzo d’andare a rileggere, proprio in questo nostro 3 giugno alla Chiesa degli Artisti, quanto i Papi hanno scritto proprio attorno allo sport e al ciclismo…!

Papa Francesco con la Federazione Ciclistica Italiana

Mercoledì 12 giugno 1946, per esempio, Papa Pio XII così si rivolgeva ai partecipanti al ventinovesimo Giro Ciclistico d’Italia: “la corsa importa e richiede sforzo, uno sforzo sano, uno sforzo armonioso di tutto il corpo, uno sforzo la cui energia si mostra meno con la violenza degli sbalzi o dei colpi, che col coraggio della disciplina virile e della costanza prolungata e sostenuta fino al traguardo. Ma soprattutto, come elevata e fulgida è la realtà, di cui questo sport è simbolo! Nella corsa verso la vita e la gloria eterna, voi lottate, non per guadagnare un premio corruttibile o che può passare ad altre mani, ma con la speranza di una corona imperitura, che non espone nessuno di voi alla delusione di non essere il vincitore, purché osserviate lealmente le leggi di questa sublime gara dello spirito, e non vi lasciate arrestare da nessuna stanchezza e da nessun inciampo, prima di aver toccato la mèta”.

Un giovanissimo don Karol Wojtyla

Sabato 30 maggio 1964, invece, Papa Paolo VI, accogliendo i “carissimi corridori” e tutti gli “organizzatori, promotori, osservatori della grande gara ciclistica che è il Giro d’Italia” sottolineò che “la Chiesa vede nello sport una ginnastica delle membra e una ginnastica dello spirito; un esercizio di educazione fisica, e un esercizio di educazione morale; e perciò ammira, approva, incoraggia lo sport nelle sue varie forme, in quella sistematica specialmente, doverosa a tutta la gioventù e rivolta allo sviluppo armonico del corpo e delle sue energie; ed in quella agonistica anche, la vostra, che arriva allo sforzo e al rischio purché contenuta in misura che non nuoccia ai fini stessi dello sport, alla salute, alla incolumità e alla prestanza della vita fisica. E lo ammira la Chiesa, lo approva e lo incoraggia, lo sport, tanto di più se l’impiego delle forze fisiche si accompagna all’impiego delle forze morali, che possono fare dello sport una magnifica disciplina personale, un severo allenamento ai contatti sociali fondati sul rispetto della parola propria e della persona altrui, un principio di coesione sociale, che arriva ora a tessere relazioni amichevoli sul campo internazionale”.

Venerdì 12 maggio 2000, Papa Giovanni Paolo II ricevendo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i partecipanti al Giro d’Italia, ricordò “le nobili figure di atleti che hanno reso grande lo sport del ciclismo in Italia e nel mondo. In questo momento il pensiero va spontaneamente a Gino Bartali, recentemente scomparso, grande figura di sportivo, di cittadino esemplare e di convinto credente. Il suo esempio rimane per tutti un punto di riferimento di come si possa praticare lo sport con una grande carica umana e spirituale, facendone una luminosa espressione dei più alti valori della esistenza e della convivenza sociale”.

E se Papa Benedetto XVI è, dal Capodanno 2007, tesserato dell’Unione Ciclistica Internazionale, poiché presidente onorario del Gruppo Sportivo Madonna del Ghisallo, dedicato al Santuario intitolato alla Vergine del Ghisallo, patrona, dal 3 ottobre 1949 e per volontà di Pio XII, degli italici ciclisti, Papa Francesco, sabato 9 marzo 2019, ricevendo la Federazione Ciclistica Italiana, ricordava che “il ciclismo è uno degli sport che mette maggiormente in risalto alcune virtù come la sopportazione della fatica nelle lunghe e difficili salite, il coraggio nel tentare una fuga o nell’affrontare una volata, l’integrità nel rispettare le regole, l’altruismo e il senso di squadra. Se, infatti, pensiamo a una delle discipline più diffuse, il ciclismo su strada, vediamo come durante le gare tutta la squadra lavora unita – gregari, velocisti, scalatori – e spesso deve sacrificarsi per il capitano. E quando un compagno attraversa un momento di difficoltà, sono i suoi compagni di squadra a sostenerlo e ad accompagnarlo. Così anche nella vita è necessario coltivare uno spirito di altruismo, di generosità e di comunità per aiutare chi è rimasto indietro e ha bisogno di aiuto per raggiungere un determinato obiettivo”.

Insomma, tanto altro si potrebbe aggiungere, rileggere, meditare, anche andando a scomodare Papi come Pio X o Benedetto XV.

Ma ci fermiamo qui, mentre gli occhi del cuor nostro rivedono l’intramontabile Pirata di Cesena, Marco Pantani, scalare montagne e trionfare al Giro d’Italia e al Tour de France: su quelle gocce di sudore, che rigando il suo volto irrigavano le Terre che con la sua bici attraversava, ci piace scorgere i volti dei tantissimi che a bordo strada attendono il passaggio della carovana ciclistica e che poi, al traguardo della vita, non fan di tutto per esser primi ma, coscienziosamente, aspettano l’altro, per arrivarvi, fianco a fianco e sorridenti…!

                                      Antonio Marino

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2 commenti su “La Giornata Mondiale della Bicicletta”

  1. Grazie per questo articolo dalle bellissime citazioni, che fa riflettere sulla fatica, sull’impegno, sul sudore della fronte, sia come valore civile che come valore morale e spirituale.

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