Puntata sesta

In Via Gaeta, al civico sette barrato A, v’è un’oasi d’arte e d’umanità.

L’abbiamo scoperta al penultimo giorno del maggio appena andato in archivio.

Ad accoglierci, coi suoi occhioni bell’espressivi, è il padrone di casa: Alessandro Allegra.

Architetto. Pittore di arti figurative: arte sacra e liturgica, ritrattista. Grafico e caricaturista.

Soprattutto, però, desideroso di scoprir cosa si cela nel retrobottega di un suo committente o di un semplice amico…

Giunti nell’atelier suo, rimaniamo incantanti dinanzi al quadro raffigurante la nostra conterranea Mia Martini: l’opera è talmente realistica, drammaticamente espressiva, da darci l’impressione di sentirla … dal vivo … cantare l’elegante e intensa Nevicata del ’56…

Alessandro accetta di buon grado d’offrirsi, convintamente e compiutamente, ospite de “Un caffè con l’artista”. Ed il suo racconto, il portarci suo nel suo personalissimo dietro le quinte, comincia dal “mio trono! Vedi, su questo sgabello mi ci siedo solo io: è qui seduto che lavoro, dipingo. Dove sei seduto tu – ovvero, lo scrivente! – mi ci siedo per … creare: sappi che un’opera d’arte per un buon settanta per cento nasce, cresce, si sviluppa in testa, con gli occhi a fissar la tela bianca e con i medesimi occhi a vedere ciò che il profano non potrà mai scrutare. L’opera conclusa prima ancora di metterci materialmente mano… Certo, poi intervengono le tecniche, le capacità manualistiche e gli studi”.

Mentre ascoltiamo, alziamo gli occhi, scorgendo libri, riviste, cataloghi. Ma … un pittore studia?

“Certo che si! Ciascun artista s’aggiorna, sperimenta nuove tecniche, spulcia nozioni nuove, visita con interesse e gioia le mostre dei colleghi”.

Ci permettiamo, approfittando della generosità di Alessandro, chiedergli della sua infanzia, del momento in cui è scoccata la scintilla artistica nella sua corsa esistenziale: “nasco, nel 1987, a San Pietroburgo, in Russia. Dal 29 giugno 1993 vivo, felicissimo, in Terra di Calabria, nella nostra Reggio. Proprio il 29 giugno, ma del 2013, alle ore venti e venti minuti, poiché eravamo nel ventennale del mio arrivo in riva allo Stretto, ho tagliato il nastro, inaugurando questo mio atelier! La mia prima mostra risale al 2009, a Nicastro. Quando ho scoperto che l’arte è la mia vocazione? Non te lo saprei dire: so, per certo, che oggi sono chiamato da Dio ed esser, proprio con l’arte e la pittura, strumento nelle sue mani. Domani, può darsi, mi proporrà d’esserlo in altra maniera: ed io accetterò!”

È piacevole e arricchente ascoltare un giovane artista che, richiamando l’evangelica parabola dei talenti, rammenta che “Dio dona all’artista quel particolare talento. A lui, all’artista, Dio s’affida. L’artista, così, diviene veicolo che aiuta l’uomo di ogni epoca ed estrazione sociale ad arrivare a Dio. Ed io non voglio sprecar minimamente quei talenti che il Signore m’ha affidato. Anche perché un giorno, trovandoci faccia a faccia, so che me ne chiederà conto…”

Soltanto qualche settimana fa Alessandro stava a Fabriano, selezionato fra quei pochi e significativi artisti italici al Festival Internazionale dell’acquarello. E ancora: ha partecipato come Infioratore sia alla trentanovesima che alla quarantesima edizione dell’Infiorata di Noto. Nel 2015 ha esposto, su invito, con i Cento Pittori di Via Margutta, in quel di Roma. Ha illustrato per il Sinodo dei Giovani, celebrato dall’Arcidiocesi Reggina-Bovese su intuizione dell’Arcivescovo Padre Giuseppe Fiorini Morosini, l’opuscolo “Il Decalogo della Speranza”, disegnando le dieci tavole. Nel 2017 ha preso parte alla mostra collettiva al Festival Deod Art – spazio François Mitterand al Comune di Saint-Dié des Vosges, in Francia mentre a Pordenone, nello stesso anno, ha esposto, su invito, alla Fiera dell’Arte Contemporanea. E potremmo, per lungo tempo, continuare…

Ha all’attivo concorsi nazionali e internazionali, premi e riconoscimenti. E poi svariati sono gli studi e gli approfondimenti nei quali ha speso le energie più fresche di ogni sua giornata.

Per quattordici anni è stato Scout, oggi è ancor Ministrante e vive, con estrema “felicità”, il suo essere Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

A tal riguardo, chiediamo ad Alessandro d’indicarci qualche peculiarità d’un simil cammino: “premetto che entro a farvi parte su altrui proposta; non sono stato ovviamente io a propormi, pur essendo, da oramai sette anni, vicino all’Ordine, sia con la mia arte che partecipando attivamente al cammino spirituale. Affascina e coinvolge la profondità di fede richiesta a ciascun Cavaliere, la disponibilità ad accogliere l’altro, la sensibilità ad aiutarlo. Ma, naturalmente, l’essere autenticamente Cavaliere lo si sperimenta quando si è senza insegne, quando non si è direttamente riconoscibili, e ciò che fai lo fai nell’anonimato totale…”

Le lancette dell’orologio galoppano a ritmo forsennato, è tempo di salutarci.

Chissà, forse, ci sarà una nuova occasione d’incontro: tante sono le cose annotate sul taccuino nostro che meriterebbero d’esser narrate, tante altre sono le domande che avremmo voluto fare ad Alessandro.

Ci accomiatiamo ricordando quell’auspicio che il parroco della Chiesa degli Artisti, don Nuccio Cannizzaro, lanciò alla meditazione omiletica ai funerali di Giacomo Battaglia … una nuova primavera di speranza per la nostra Reggio, da far sbocciare con l’impegno diretto degli artisti.

Alessandro ci guarda serio, abbozza un sorriso, esclama: “la nostra Reggio, artisticamente, è viva. Forse, ad essersi drammaticamente appisolata, è la sensibilità del popolo reggino. L’arte reggina è un fuoco vivo, mai spentosi: tante sono le iniziative, mostre, convegni, rappresentazioni teatrali, concerti. Ciò che manca è l’entusiasmo dei cittadini, la loro partecipazione, il loro cosiddetto feedback… La scossa la necessitano i reggini…”

Tempo davvero terminato!

Alla prossima, Alessandro.

E grazie!

Anche perché, chiosò nel 1982 San Giovanni Paolo II, “l’artista cerca sempre adeguata proporzione tra la bellezza delle opere e la bellezza dell’anima”.

Nei dipinti di Alessandro Allegra traspare, completamente, l’umanità tutta del soggetto, impastato a regola d’arte da quel grande e insuperabile Artista che è Dio, nostra Via, nostra Verità e Vita nostra.

                                        Antonio Marino

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