Don Vincenzo Raffa

Cento anni fa nasceva a Reggio

A quanti il buon Dio ha suggerito di dar senso al personale pellegrinaggio su questa Terra prendendo parte, al mercoledì a “San Giorgio della Vittoria”, alle catechesi donate dal parroco don Nuccio Cannizzaro, non sarà di certo sfuggita la sottolineatura che, un mercoledì ad inizio catechesi, il catecheta lanciò: “tra i testi che stasera utilizzeremo vi è questo libro, grosso assai, il cui autore è … reggino. Concittadino nostro è: don Vincenzo Raffa”.

Un pizzico di stupore lo si lesse sui volti dei tanti che stavano sotto lo sguardo sornione di San Giorgio. Poi, ciascuno, cercò magari di far mente locale, quasi però senza farsi capire, nel segreto della propria curiosità: e dove sarà parroco? Ma è giovane o vecchio? Eppure mi pare di non averlo mai sentito nominare…

Fatto sta’ che se il buon Dio, nella tua vita, si lascia incontrare attraverso il cuore e la mente di don Nuccio Cannizzaro, si farà vivo al cospetto tuo anche tramite quel … viziaccio … che oggettivamente va riconosciuto a don Cannizzaro: il … vizio dello studio, dell’approfondimento, dell’aggiornamento. Che fa il paio col desiderio di trasmettere anche agli altri l’amore per lo studio e, soprattutto, la voglia di porre nelle mani di tutti gli strumenti culturali necessari per comprendere ogni passo, virgole comprese, della Sacra Scrittura e dei documenti magisteriali…

E così, nella domenica di Pentecoste, in questo nostro 2019 alla Chiesa degli Artisti, ci ritroviamo a … soffiare su cento candeline…!!!

E si, perché cento anni fa, proprio il 9 di giugno del 1919, nella nostra Reggio Calabria, papà Demetrio Raffa e mamma Vittoria annunciavano l’arrivo su questo lembo di Terra del piccolo Vincenzo, terzo di dieci figli.

Undici anni dopo, il 22 ottobre 1930, dopo aver scritto di pugno suo una domanda al Fondatore don Luigi Orione, l’ancor piccolo Vincenzo viene accolto a Tortona nell’Ordine Orionino.

Vive a stretto contatto con quel don Orione che la Chiesa proclamerà poi Santo, e terminato il noviziato con la professione religiosa nel 1935 viene mandato per il tirocinio a Genova. A Roma, dal 1939 al 1945, frequenta i corsi di Teologia e la Specializzazione in Storia presso la Pontificia Università Gregoriana. Consegue la licenza in Teologia con una tesi sulla “Storia della penitenza sacramentale” e la licenza in Storia ecclesiastica con uno studio sulla Kaufhaus, sede del Concilio di Basilea e Costanza. Il 24 dicembre 1940 emette la professione perpetua e il 16 maggio 1943, nella Chiesa di San Marcello al Corso, a Roma, per imposizione delle mani di Mons. Francesco Pascucci è ordinato sacerdote.

Dal 1945 al 1969 è professore nell’Istituto Teologico dell’Opera a Tortona, dove insegna dogmatica fondamentale, storia ecclesiastica, liturgia, patrologia e, per qualche anno, anche diritto canonico. Nel 1955 comincia la collaborazione con due prestigiose riviste: Rivista Liturgica e Ephemerides Liturgicae. Trasferito, a Roma, l’Istituto Teologico dell’Opera, continua ad insegnarvi ininterrottamente fino al 1995, allorquando festeggia i cinquant’anni di insegnamento!

Concluso il tempo dell’insegnamento don Vincenzo Raffa si dedica completamente alla ricerca: ne sono testimonianza le sue collaborazioni continue con eminenti periodici e riviste; soprattutto ne è testimonianza eloquente la sua opera Liturgia Eucaristica, pubblicata in prima edizione nel 1998 e in seconda edizione nel 2003, per un totale di 1308 pagine, 400 in più rispetto alla prima edizione! E in quest’opera è possibile cogliere la sintesi della ricerca di don Vincenzo Raffa in ambito di storia dell’Eucaristia, ma sempre nell’ottica della pastorale, come il sottotitolo chiarisce: “Mistagogia della Messa: dalla storia e dalla teologia alla pastorale pratica”.

È del 1959, invece, il suo primo volume pubblicato e intitolato La Liturgia delle Ore. Fu tal testo a far conoscere la preparazione del Padre Orionino Raffa: verrà così coinvolto nell’attuazione della riforma liturgica. E il titolo,  La Liturgia delle Ore, che diede al suo volume sarà poi quello scelto dalla riforma liturgica postconciliare per sostituire quello antico di Breviario.

Sarà perito del Cosilium liturgico e Consultore della Congregazione per il Culto Divino.

Tra le tante pubblicazione, per l’Editrice Vaticana darà alle stampe, in prima edizione nel 1976, La Liturgia festiva per l’omelia e la meditazione, e all’ora del Vespro del 20 marzo 2003, consumato, in quel di Roma, da un cancro al cervello, renderà l’anima al suo amato Dio…

Pochi mesi prima di nascere al Cielo, don Vincenzo Raffa aveva rilasciato una corposa, interessante ed ancor oggi attuale intervista a Mons. Antonino Denisi, Decano del Capitolo Metropolitano.

In quell’intervista, pubblicata sul numero 1/2003 della Rivista di vita e cultura, dell’Arcidiocesi Reggina-Bovese, “La Chiesa nel tempo”, a un certo punto, in una delle risposte date da don Raffa, leggiamo: “il clero parrocchiale dovrebbe conoscere bene non solo i dati generali della riforma liturgica, ma anche il suo vero spirito innovativo. Occorre impegno, entusiasmo, buona dose di zelo. Certo la cooperazione dei laici è estremamente preziosa. L’approccio dei giovani è indispensabile. Una cura per la formazione di un gruppo addestrato di Ministranti è di grande aiuto anche per il decoro delle celebrazioni. L’educazione alla partecipazione attiva nei canti è indispensabile. La preparazione di lettori che compiano alla perfezione le letture, una schola cantorum che prepari a tempo e guidi il canto di tutta l’assemblea senza improvvide improvvisazioni sono altamente augurabili. Un cerimoniere capace, dei bravi animatori sono un modo non solo di garantire una celebrazione dignitosa, ma anche di favorire una partecipazione ordinata e vivace. Un metodo intelligente per l’omelia ha notevole efficacia. Non va trascurata ovviamente l’attenzione allo spazio liturgico con le sue esigenze di visibilità e facile udibilità dei riti”.

Mentre in un altro passaggio, esortato da don Denisi ad argomentare sulla opportunità della preghiera della Liturgia delle Ore da parte dei laici, don Vincenzo Raffa sottolinea: “i laici devono essere convinti che con la Liturgia delle Ore più che con altre preghiere si inseriscono nella comunità ecclesiale planetaria, che con essa contribuiscono grandemente al bene della Chiesa, molto di più che con attività esteriori, anche ottime. Devono ricordare che la loro preghiera non è altro, nel nostro caso, che un dar voce a Cristo stesso che prega il Padre attraverso la Chiesa soprattutto nei salmi e si rivela e parla nei testi ispirati. Il laico deve sapere che quando opta per la celebrazione della Liturgia delle Ore risponde a un incarico formale di pregare a nome di tutta la chiesa e per il bene di tutta la chiesa. Una volta si parlava di deputazione giuridica alla recita del Breviario fatta solo al clero e ai monaci. Ora la chiesa dice chiaramente che questa deputazione alla Liturgia delle Ore è fatta anche ai laici. La differenza dell’incarico a sacerdoti e laici sta nel fatto che per i sacerdoti la chiesa fa obbligo stretto e per i laici si affida alla loro buona volontà e alla loro disponibilità”.

Insomma, ascoltando don Nuccio e le sue catechesi abbiamo scoperto l’intrigante esistenza di don Vincenzo Raffa, una gigantesca figura sacerdotale.

E non a caso Ernest Hemingway soleva ripetere: “amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai…”

                                    Antonio Marino

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