26° Sinodo Diocesano

Vent’anni fa l’ultima sessione

Le narici dell’attento lettore staranno, già da un pezzo, cercando quell’aroma che, oramai da Pasqua, caratterizza i nostri venerdì alla Chiesa degli Artisti.

Oggi, però, quattordici di giugno, venerdì, volutamente non sorseggeremo “un caffè con l’artista”.

La nostra memoria, oggi, compirà un salto ventennale, atterrando addirittura nel 1999, precisamente un lunedì, sempre quattordici di giugno…

Reggio, quel lunedì, s’era svegliata, o forse mai era andata a nanna, con nelle gambe l’irrequietezza di chi è pronto a fare, almeno ogni quindici giorni, le valige. Le mete? Oggi il “Delle Alpi” di Torino, domani il milanese “San Siro”, dopodomani il “San Paolo” di Napoli, e poi il “Franchi” di Firenze, il “Dall’Ara” di Bologna e così via…

La Reggina Calcio, per la prima volta nei suoi quasi novant’anni di storia, sbarcava in serie A…

Mons. Vittorio Luigi Mondello

A pomeriggio, invece, di quell’indimenticabile lunedì quattordici di giugno 1999, l’Auditorium San Paolo, a Piazza Duomo, ospitava l’ultimo incontro della quinta e ultima Sessione dei lavori del Ventiseiesimo Sinodo dell’Arcidiocesi Metropolitana di Reggio Calabria – Bova.

Certo, forse, il momento favorevole, magari pure opportuno, per ricordare, commemorare l’assise sinodale, avremmo potuto farlo coincidere con la data della Solenne Concelebrazione Eucaristica di chiusura o con quella di promulgazione dei documenti sinodali…

Abbiamo scelto, invece, l’anniversario tondo dell’ultimo giorno operativo, di quell’ultimo pomeriggio in cui i trecentocinque sinodali, assiepando quell’Auditorium, voluto, a metà del Secolo scorso, dall’amorosa lungimiranza caratterizzante il Servo di Dio Mons. Giovanni Ferro, approvavano gli ultimi dettagli di un malloppo di documenti più volte elogiati al di fuori dei confini arcidiocesani, troppo rapidissimamente, forse, dimenticati all’interno degli stessi confini…

Fu Mons. Vittorio Luigi Mondello, Arcivescovo Metropolita reggino – bovese tra il settembre 1990 ed il luglio 2013, ad intuire che, dopo 175 anni dallo svolgimento del precedente, era giunta l’ora di celebrare, nella Terra nata alla fede con la predicazione dell’Apostolo Paolo, un nuovo Sinodo Diocesano…

E l’11 gennaio 1998, Domenica del Battesimo del Signore, una traboccante Basilica Cattedrale faceva da suggestiva cornice alla Solenne Concelebrazione Eucaristica per l’inaugurazione del Ventiseiesimo Sinodo Diocesano. All’omelia Mons. Mondello raccontò le fasi preparatorie: “con  la collaborazione di una Commissione da me nominata nell’ottobre 1995 e dei vari Organismi diocesani, abbiamo scelto come tema generale del Sinodo: <<La Chiesa Reggina – Bovese di fronte a Cristo Salvatore del mondo>>. Nel novembre 1996 tale tema è stato affidato a quattro distinte Commissioni presinodali, perché lo esaminassero sotto vari aspetti e presentassero, entro il 1997, delle bozze di documenti da sottoporre al Sinodo. Tali bozze di documenti sono state per tempo presentate e sono già in mano ai Sinodali. La prima è intitolata: Nuova evangelizzazione e progetto culturale. Tratta della catechesi con speciale attenzione agli adulti e ai giovani, della missionarietà, dell’ecumenismo, del dialogo con le religione non cristiane, della religiosità popolare e dei mezzi di comunicazione sociale. La seconda è intitolata: La celebrazione del Mistero di Cristo. Tratta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, dei ministeri di vita consacrata, della famiglia (i sacramenti, cioè, del servizio) e dei sacramenti della misericordia: penitenza e unzione degli infermi. La terza è intitolata: Testimonianza della carità e nuove povertà. Tratta della comunione, dell’educazione alla legalità, della ricerca del bene comune, delle povertà che facciano e di quelle che guidano. La quarta, infine, è intitolata: Ristrutturazione delle parrocchie e unità pastorali. Tratta due tematiche: rinnovarsi per servire, una Chiesa che apre cammini e speranze”.

Ora, forse rileggendo il paragrafo appena citato e tratto dall’omelia di Mons. Mondello comprenderemo che … ventuno anni fa, su queste stesse strade oggi da noi battute, si rifletteva, si progettava e soprattutto si pregava attorno ad argomenti che, per tanti, ma, fortunatamente non per tutti, appaiono, soltanto oggi, usciti da magici cilindri…

Quel Sinodo, il nostro Sinodo Diocesano, chi scrive lo ha vissuto, in un certo qual modo, in prima persona…

Tant’è che – abbandonando per qualche riga la narrazione impersonale, favorendo la testimonianza diretta – mio padre fu uno dei Sinodali, fu uno dei due rappresentanti, a norma dell’articolo 3 comma 1 del Regolamento del Sinodo, della Zona Pastorale del Valanidi. Ricordo, pur essendo allora ancor piccoletto, lo stupore nel prender parte a quella solenne, affascinante, Liturgia inaugurale in quel tardo pomeriggio domenicale d’inizio gennaio, nel secondo dei tre anni, voluti da Papa Giovanni Paolo II, in preparazione al Giubileo del 2000. Porto dentro di me le note del Veni Creator Spiritus, l’incedere lento dei Sinodali, dapprima i laici e le consacrate, quindi i religiosi e i preti. Ultimo, naturalmente, l’Arcivescovo Mons. Mondello: al suo fianco, magari un mezzo passo indietro, il Maestro delle Cerimonie don Nuccio Cannizzaro, oggi parroco di “San Giorgio della Vittoria”, ieri anche artefice di oggettivamente magnificenti Liturgie Episcopali che le arcaiche ed artistiche volte della Cattedrale ancora ricordano con struggente nostalgia, poiché potevano respirare la fragranza di quel Cenacolo, ma anche di quella Papale Arcibasilica Maggiore di San Pietro in Vaticano. Mio padre prese parte a tutte e cinque le Sessioni, forse con una o due assenze: gli incontri si tenevano al lunedì, e tornandomi alla mente quella magia che connotava la mia famiglia al gran completo – papà, mamma ed io – non posso qui non menzionar la sigla dell’Ispettore Derrick, che all’epoca Raidue mandava in onda alle 9 della sera del lunedì, che accoglieva il babbo sinodale di rientro dal diocesano consesso, ed il profumo delle patate al vapore che proprio a quel tempo sovente la mia mamma cucinava, sperimentando così una nuova tipologia di padella…

Chiusa – e grazie per la pazienza, lettore caro – la parentesi dei personali ricordi, avviandoci alla conclusione, non possiamo non menzionare un passo tratto dai documenti del Ventiseiesimo Sinodo Diocesano, precisamente dal Capitolo Terzo, <<Carità, Giustizia e Legalità. L’impegno dei cristiani nella costruzione della città>>: “deve essere valorizzata la pastorale verticale e di ambiente. È necessario a tal fine utilizzare ogni possibile strumento di evangelizzazione e promozione umana, cercando i giovani nei luoghi che essi frequentano”.

Sono parole, fasce d’età e proposte pastorali che oggi vanno di moda: ieri un po’ meno. Eppure in riva allo Stretto se ne discuteva ventuno anni fa, o qualcosina in più…

E mentre, nei mesi a venire, c’impegniamo, nel nostro incedere sotto gli occhi del Cavalier San Giorgio, a riprendere in mano i documenti del nostro Sinodo Diocesano, oggi, intanto, stiamo bene attenti a non ricollocarli in un punto sperduto della libreria nostra: altrimenti qualsiasi cosa che sentiremo ci sembrerà sempre nuova…

                                         Antonio Marino

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