Puntata ottava

È tiepido e avvolgente come l’alba d’un mattino primaverile.

È speranzoso come un Sepolcro trovato vuoto, e con l’ingresso spalancato.

È il nostro ottavo caffè con l’artista, sorseggiato nel pomeriggio di un ardente lunedì primo di luglio.

Il Corso Garibaldi, assolato appiccicaticcio e semideserto, sornione c’osserva mentre, provenienti dal lungomare, oltrepassata la Chiesa di “San Giorgio della Vittoria”, data una sbirciatina ai titoli in vetrina all’AVE, c’impuntiamo dinanzi un ligneo maestoso portone, proprio innanzi all’antica reggina libreria: suoniamo e, tempestivamente, un gran bel sorriso ci apre, c’accoglie, ci fa strada per prender posto nello studio suo.

Una stanza accogliente, zeppa di carte, libri, foto, disegni appesi al muro e gl’immancabili strumenti necessari allo svolgimento della propria missione.

Insomma … protagonista di questo nostro artistico caffè è il Dottore Vincenzo Trapani Lombardo.

L’8 dicembre 1965, terminando il Concilio Ecumenico Vaticano II, San Paolo VI volle inviare alcuni messaggi ad altrettante particolari categorie. Agli Artisti scrisse: “questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani… Che queste mani siano pure e disinteressate!”

Giunti nello studio suo, il Dottore, invitandoci a sedere, s’accomoda proprio dinanzi a noi: come dire, al di qua della scrivania. Non si colloca in cattedra, come avrebbe potuto serenamente fare: si sistema sulla sedia accanto la nostra, ponendoci in una situazione di familiarità, serenità, amicizia che … con la prima domanda … decidiamo d’andar subito giù pesante!

Dottore, abbiamo letto che le persone a lei più vicine la chiamano Kiko … perché?

“Anzitutto – attacca – diamoci del tu…”

Ora, che il Dottore Trapani Lombardo desse del tu a noi, è cosa ovvia, normale, scontata: che fossimo noi a dar del tu a lui … è cosa complicata, che se per qualche istante moltiplica le goccioline di sudore sgorgate da quel groviglio di caldo e tensione, subito dopo si … rivela … cosa … facile! Ebbene si: a quattr’occhi col Dottor Trapani Lombardo, pur coscienti della sua maestosità professionale e culturale, avvertiamo quell’esigenza di … dargli del tu … perché Trapani Lombardo col suo modo di fare abbatte ogni barriera, disarciona qualsiasi steccato, mettendosi, lui, subito, a tua completa e autentica disposizione…

E pertanto: perché ti chiamano Kiko?

“Non è diminutivo di Vincenzo. Piuttosto, deriva da … mia sorella che, chiamandosi Maria Concetta, veniva spesso appellata col diminutivo di Marika … quindi s’arrivò a chiamarla Kika… Io, da buon fratello, divenni Kiko! E Kiko me lo portai appresso fino agli anni universitari. A Roma, però,  proprio per gli studi accademici, tornai ad esser Vincenzo. Poi, tuttavia, quel … Kiko tornò a riaffacciarsi nella mia vita, quando, oramai medico all’ospedale, giungevano colleghi e amici che con me avevano condiviso infanzia e adolescenza, e sapevano che io … ero … Kiko…”

E mentre il Dottore ci racconta il cammino di Kiko, annotiamo diverse sfumature del suo incedere su questa Terra: “per trentadue anni sono stato, con estrema passione, ematologo. Quindi, sono stato chiamato a guidare la Direzione Sanitaria aziendale dell’Azienda Ospedaliera Bianchi Melacrino Morelli: una nomina che ho accettato per puro spirito di servizio verso l’ospedale…”

Nel 2009, quindi, “vado in pensione. Anche, se, forse, fossi rimasto ematologo, senza l’impiccio di mansioni burocratiche e direttive, sarei ancora rimasto in corsia…”

Il Dottore scopre d’essere appassionato di medicina “fin da quando, da piccino, veniva in casa il pediatra, il Dottore Ursino, morto dopo aver scollinato le cento primavere. Era un medico burbero ma capace di trasmettere tranquillità, fiducia… E poi, l’idea di far qualcosa per gli altri è stato sempre il filo conduttore della mia vita”.

E così, l’oggi di Vincenzo Trapani Lombardo è l’Hospice e la presidenza della Fondazione “Via delle Stelle”: “l’Hospice è una realtà importante, con uno staff ambizioso e competente. Non è il posto dove si va a morire. È il posto dove si va a vivere gli ultimi momenti, molto spesso i più importanti. Ecco perché tengo particolarmente alla cura anche degli spazi culturali: il paziente potrà scoprire, o riscoprire, il bello, il fascino del teatro, della musica, dell’arte…”

Ci parla delle difficoltà gestionali dell’Hospice: non lo fa però con l’atteggiamento dell’economista, o del manager freddo e interessato a far quadrare meramente numeri e tabelle. Ne parla con la tristezza e la speranza del padre di famiglia: è netta la percezione che tanto gli ammalati quanto gli operatori costituiscano mattoncini del cuore suo.

Tant’è che, proprio riferendosi agli operatori, il Dottore evidenzia la necessità “dell’aspetto relazionale”, l’essenzialità “di rapporti personali autentici tra operatori e pazienti. Agli infermieri, ad esempio, raccomando sempre di non scendere mai al di sotto della qualità dell’assistenza: a casa dell’ammalato, anche per una semplice flebo, deve utilizzare quel tempo necessario per carpire i reali bisogni del paziente… Non un … mordi e fuggi!”

E questo suo insistere sul rapporto diretto, personale, una sorta di mano nella mano, ci fa necessariamente giungere al “modo d’agire oggi: a quella sorta di medicina tecnicizzata, che ti fa perdere il contatto con l’ammalato. Io, medico, la diagnosi la faccio ad una persona: non ad una lastra o ad un foglio di carta con su scritto numeri e valori o, peggio ancora, ad una foto mandatami tramite whatsapp”.

Detto ciò … facciamo un amoroso salto in terra francese: “Lourdes suscita un fascino particolare. È un luogo speciale. Ci vado per la prima volta a diciassette anni: la mia mamma era Dama dell’Unitalsi. Ci torno, poi, a Lourdes, nel 1991. E l’Unitalsi m’ha riavvicinato alla fede: da ragazzo avevo ricevuto un’educazione cattolica. Poi, però, diverse esperienze m’avevano allontanato dalla fede… La riabbraccio compiutamente con l’Unitalsi, rispetto la quale all’inizio ero parecchio resistente. È stato un campo a Bagnara ad illuminarmi. Lì incontro, ed ho modo di scrutare, una ragazza, in carrozzina, particolarmente intelligente e affabile: il suo modo di fare, il suo intenso vivere la Celebrazione Eucaristica, m’hanno colpito… Per la sua intelligenza e cultura si sarebbe anche potuta ribellare a quella carrozzina e alla malattia: invece … viveva serenamente accettando e sognando e impegnando ogni energia che il buon Dio le concedeva… Insomma, era quella sua ammaliante semplicità ad avvicinarla, e a far avvicinare che gli stava accanto, a Dio… Inizia quindi il mio cammino di fede”.

L’Unitalsi, annota il Dottore, “ha in se due pilastri: la spiritualità e il servizio. L’Unitalsi, offrendoti l’opportunità del servizio, ti fa avvicinare a Dio, ti fa fare esperienza concreta, diretta di Dio nella persona sofferente”.

Il Dottore Trapani Lombardo è “presidente regionale dell’Unitalsi. Una carica che, dopo essere stata magistralmente vissuta da Amelia Mazzitelli, mia cognata, ho accettato proprio perché c’era lei, che la Calabria conosceva a menadito, alle mie spalle… Il buon Dio, però, a disposto diversamente… Ed è per me faticoso essere e fare come Amelia. Di lei, poi, mi piace ricordare quel che diceva a proposito della esperienza in Unitalsi: è un privilegio riuscire a capire e a vivere determinate cose, e lo è perché la nostra non è una vita vissuta in senso materialista ma è un’esistenza attraversata con e per l’umanità…”

Fosse stato per noi, avremmo piantato la tenda nello studio di … Kiko…

Colpiti, anche, dalle sue mani…

Mani che non stringono un pennello e non impugnano bacchette che scrivono note e melodie sul rullante della batteria; mani che, però, accarezzano teneramente volti e storie, ridandogli fiducia, speranza, futuro … come in Terra, così in Cielo…

Alla prossima, Kiko!

E grazie a colui che l’intuizione di questo artistico caffè ha avuto: l’avvocato Aldo Porcelli!

                                                                                                                                                                Antonio Marino

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