L’equilibrio

Dall’architettura benedettina alla necessità d’aver, “specialmente oggi, Uomini Santi, che offrano esempi di vita vera e santa”.

È all’interno di questi confini che don Nuccio Cannizzaro sviluppa la meditazione omiletica nella festa di San Benedetto Abate, Patrono d’Europa.

L’undici di luglio, all’imbrunire, un venticello, umidiccio ma più o meno gradevole, sferza la Reggio Città Metropolitana. Crea, presentandosi anch’esso in Chiesa, una sensazione, che sa di sollievo, in chi ha potuto, nella quotidiana scaletta, incastrar la Messa e pertanto ritrovarsi sotto le storiche volte di “San Giorgio della Vittoria”.

Il predicatore ricorda che “se ancor oggi l’Occidente conserva la fede nel Cristo Crocifisso e Risorto lo deve a San Benedetto, al Monachesimo, che, in epoca medioevale, epoca foriera di tante cose buone, spese la sua vita per la difesa e la diffusione della fede”.

Fede, rimarca don Nuccio, “che non è un’idea: la fede è vita che si nutre di tante cose. Diversi sono gli ambiti nei quali la nostra fede attinge per rinforzarsi, rinnovarsi: ad esempio il mondo dell’arte, della musica, mondo nel quale la fede sperimenta la Bellezza, quella autentica, frutto della divina ispirazione…”

Tuttavia, continua don Cannizzaro, “eviterò di raccontarvi la vita di San Benedetto. Mi limiterò a soffermarmi su alcuni aspetti della Regola, da lui scritta, che offrono indicazioni utili anche alla nostra vita, che non è vita di monaci, ma vita di uomini e donne in cammino appresso a Gesù”.

Tre, rammenta il parroco, “sono i momenti che Benedetto individua nella giornata del monaco: riposo, preghiera, lavoro. Tre momenti, tre tempi che debbono, secondo Benedetto, vivere in equilibrio. Il monaco deve, nell’arco delle ventiquattrore, sperimentare il sollievo ristoratore del riposo, l’essenziale ricarica energetico-spirituale della preghiera, la fatica buona e produttiva del lavoro. Il monaco … ma anche noi dovremmo, se solo lo volessimo, viver così…”

Ricollegandosi poi alla Liturgia della Parola, e al passaggio “custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza…”, don Nuccio richiama l’esortazione “pressante che Benedetto fa ai monaci rispetto alla importanza dello studio, dell’approfondimento, del non lasciar posto all’ozio, ma piuttosto di dedicar giusto spazio alla lettura del Testo Sacro e di quei libri che facilitano la crescita umana, culturale e spirituale del monaco. E anche noi, se lo volessimo, potremmo cibarci di simili letture…”

E poi … la cura della propria spiritualità. Qui il predicatore usa un’espressione assai efficace. Dice: “dovremmo imparare ad essere un po’ egoisti, spiritualmente egoisti…” E chiarisce: “per poter essere autentici discepoli del Signore dobbiamo irrobustire la nostra anima, dobbiamo cioè ritagliarci quel tempo necessario per far crescere la nostra spiritualità, il nostro essere di Cristo. Otterremo ciò solo se sapremo ritagliarci un congruo tempo di silenzio, isolandoci nella nostra cella, lasciando che solo lo Spirito parli a noi, alla nostra vita, alle nostre scelte, ai nostri sogni, alle nostra aspirazioni… San Benedetto, nella Regola, ai suoi monaci raccomanda addirittura che la preghiera sia … pura…”

E avviandosi alla conclusione don Nuccio evidenzia che “in questi nostri tempi, fatti di confusione voluta, ciò che maggiormente l’umanità necessita sono esempi esistenziali chiari, veri, santi. Servono Uomini come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Sant’Agostino, Sant’Ignazio di Loyola: Uomini che ciò che predicano lo hanno già ampiamente e oggettivamente vissuto. Noi, invece, ci perdiamo, talvolta, appresso a scartoffie e consessi che, purtroppo, non scalfiscono minimamente le incrostazioni degli animi nostri…”

Insomma, quella Regola, forse, sarebbe opportuno tenerla a portata di mano, sfogliarla ogni tanto, consentendo, magari, alla nostra vita di divenir armonica come … una … fetta di parmigiana di melanzane fatta a regola d’arte, dove ogni ingrediente si fonda con gli altri, lasciando al palato di godere dell’insieme…

E così anche noi, come i monaci, potremo ben miscelare fede e vita, dove l’una è linfa necessaria dell’altra…

                            Antonio Marino    

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