Umiltà e fraternità

Le lancette dell’orologio segnano le ore diciannove e quattro minuti.

Ancora una volta, faccia a faccia, Sant’Elia Profeta e don Nuccio Cannizzaro.

Sono stati, l’uno patrono l’altro parroco, assieme, in quel di Condera, per venticinque anni.

Oggi don Cannizzaro è parroco a San Giorgio della Vittoria e a Condera è tornato, su invito del parroco e suo successore, don Paolo Ielo, per presiedere una solenne Concelebrazione Eucaristica al lunedì della settimana di festeggiamenti patronali in onore proprio di Sant’Elia Profeta.

La meditazione omiletica, “nella quale siamo chiamati – attacca don Nuccio – a riflettere sul tema del lavoro, scelto dal parroco per questa giornata, e, più in generale, su comunità e comunione, filo conduttore dei festeggiamenti”, avvinghiandosi al “messaggio che stasera ci indica il Vangelo: l’umiltà”, spazia dalla Laudato si’ di Papa Francesco alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI per concludere con la Christus Vivit di Papa Bergoglio.

Non nasconde, il predicatore, le difficoltà dietro la scelta di “umanizzare il mercato del lavoro”; sostiene, però, la necessità di “far del luogo di lavoro un luogo adatto a riconoscere in esso la presenza di Dio”. E ricordando che “l’essere umano è amministratore responsabile dell’Universo” don Nuccio esorta a “riscoprire l’umiltà vera: riconosciamoci autenticamente incapaci a salvarci da noi. Solo con l’aiuto, determinante, del Signore potremo salvare noi stessi e contribuire alla salvezza del mondo”. Poiché, ribadisce, “è solo partendo da uno stretto rapporto con l’Invisibile che nasce in noi un nuovo modo d’intendere la vita ed il lavoro, che nasce dunque in noi uno stile di vita profetico. E soltanto con un modo di vivere tale potremo concorrere alla salvaguardia vera del pianeta”. Richiama, poi, don Cannizzaro, quella “onnipotenza che si riscontra in ciascuno di noi, laici e consacrati: ci sentiamo onnipotenti, padroni di noi stessi… Ed invece: essere umili significa dipendere da Dio per la vita. Significa riscoprire il valore della gratitudine. Papa Francesco ricorda che dovremmo, prima del pranzo e della cena, ringraziare Dio: purtroppo noi, ormai, non siamo capaci più di pronunciare la parola <<grazie>>, non siamo capaci di scambiarcela tra noi, figuriamoci se sappiamo essere grati a Dio…” E ancora: “riviviamo, sul posto di lavoro, la fraternità: abbiamo bisogno gli uni degli altri, siamo esseri in relazione, non compartimenti stagni. Talvolta il lavoro diviene strumento d’egoismo, d’esaltazione del proprio io, di strumentalizzazione dell’operato. La persona, invece, cresce nell’essere sempre in relazione, con Dio e con l’altro. Rileggiamo il numero cinquantatre della Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI: un paragrafo che chiarisce l’essenzialità del nostro essere uomini e donne creati per stare all’interno delle umane relazioni”. Cita Giovanni Paolo II e quel passaggio in cui “il Papa Santo ricorda che il Cristianesimo valorizza la corporeità nell’atto liturgico, arrivando così all’unir la nostra corporeità alla corporeità del Cristo, fattosi uomo. Ed ecco, pertanto, la Domenica, l’essenzialità dell’andare a Messa alla Domenica, giorno di risanamento dei rapporti umani con Dio e con gli altri…” Avviandosi alla conclusione, don Nuccio si rivolge ai giovani: “nella Christus Vivit, ai numeri 285 e 286, Papa Francesco, soffermandosi su quel discernimento vocazionale al quale ciascuno di noi è chiamato, e specialmente voi giovani, offre una serie di domande utili a comprendere … <<qual è il mio posto su questa terra? Cosa potrei offrire io alla società? Ho le capacità necessarie per prestare quel servizio? Oppure, potrei acquisirle o svilupparle?>>”

La conclusione, però, è dedicata alla Serva di Dio Rosella Staltari: “abbiamo vissuto, come comunità di Villa Bethania, momenti di gioia. Spero li abbiate vissuti anche voi, comunità parrocchiale di Condera sul cui territorio sorge Villa Bethania. Ed io stesso, lì vivendo, sono parrocchiano di Condera!!! Nei giorni scorsi le spoglie mortali di Rosella Staltari, da Palermo, hanno fatto ritorno in Città: è stata la cappella delle suore, al cimitero, ad accoglierle, in attesa che la Chiesa ne riconosca le virtù eroiche, che la beatifichi e che quindi possano esser sepolte in Chiesa. Negli anni passati, mentre il suo spirito era in Cielo e il suo corpo in  terra siciliana, tante volte l’abbiamo invocata, pregata. Oggi, che il suo corpo è qui, vicino a noi, intensifichiamo la preghiera. Anche perché … quando si prega un santo sulla sua tomba, la preghiera è ancor più efficace…”

Al termine della partecipata Concelebrazione Eucaristica, tocca al parroco, don Paolo Ielo, esternare il “grazie al carissimo don Nuccio per la tua immediata disponibilità. Quando l’ho contattato ha subito detto di si! E non è stato un invito di circostanza, ma di riconoscenza. Grazie per esser tornato qui, nella tua comunità. Ed oggi, la gratitudine del tuo popolo, diviene il mio grazie per tutto quello che il tuo cuore sacerdotale, in venticinque anni, ha donato a questa terra, a questa gente”.

E don Nuccio, nel rinnovare “la gratitudine e la gioia per quest’invito”, augura a don Paolo di “edificare spiritualmente questa comunità. Io l’ho edificata fisicamente (la Chiesa parrocchiale è … opera … di don Cannizzaro…), forse anche spiritualmente, ma lascio al Signore il giudizio. A te, che sei giovane ed hai tante energie, l’impegno della costruzione spirituale di questo popolo”.

L’applauso dei tanti che gremiscono la Chiesa conclude il tempo della Messa.

Ora, la vera umiltà e l’impegno alla fraternità vanno vivificati sulle strade e nelle stanze della nostra quotidianità…

                                Antonio Marino

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