Santi Anna e Gioacchino

A sera del ventisei di luglio, giorno in cui la Chiesa Cattolica fa memoria dei Santi Anna e Gioacchino, genitori della Vergine Maria, don Nuccio Cannizaro, sfidando un caldaccio che avrebbe suggerito di lasciar perdere la predica e di tirare rapidamente a conclusione il Divin Sacrificio, con un paio d’interrogativi da avvio alla meditazione omiletica: “chi è stato a parlarci di Anna e Gioacchino? Grazie a quale testo la Chiesa ha istituito l’odierna festa?”

La risposta, che avremmo voluto pronunciare, è … “la Bibbia? – continua il predicatore – Assolutamente no! Né nell’Antico, né nel Nuovo Testamento troviamo traccia di Anna e Gioacchino…”

Piccola pausa … quindi … prosegue … “il Vangelo narra le cose essenziali. Non dice, dunque, tutto. Tant’è che diversi sono i testi contemporanei ai Vangeli che narrano avvenimenti accaduti al tempo del Signore, a lui riguardanti. E noi di Anna e Gioacchino veniamo messi al corrente dai cosiddetti Apocrifi del Nuovo Testamento, ovvero quei Vangeli che non appartengono ai Vangeli Canonici, non fanno cioè parte dei libri della Bibbia, ma che, contemporanei ad essi, c’informano su tanti altri dettagli della vita di Gesù. Nello specifico, è il Protovangelo di Giacomo a svelarci l’identità dei genitori di Maria. L’autore, Giacomo, è indicato come fratello di Gesù e figlio di Giuseppe, che è lo sposo di Maria e che lo avrebbe avuto dalla prima moglie. Il Protovangelo di Giacomo, tenuto in gran considerazione in Oriente e con sospetto guardato dall’Occidente, ha giocato un ruolo importante nello sviluppo dei dogmi”.

Ma, insomma, Anna e Gioacchino … chi erano?

E qui, don Nuccio, riporta, fedelmente alcuni passi tratti direttamente dalla fonte, dal Protovangelo di Giacomo; narra così dei patimenti sofferti tanto da Gioacchino quanto da Anna per la sterilità di quest’ultima e per, non avendo discendenza, il non appartenere di Gioacchino alla schiera dei giusti e il non potere offrire al Signore le sue offerte, secondo l’usanza israelita. Racconta che il marito “si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: non scenderò né per cibo, né per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda”.  Anna, invece, afflitta, supplicando Dio, “un angelo del Signore le apparve, dicendole: il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza”. 

E alzando gli occhi dal libro, quasi a voler guardare uno ad uno i suoi parrocchiani, don Cannizzaro evidenzia: “ed Anna, presa dalla gioia, promise al Signore che il suo figliolo, sia esso maschio o femmina, lo donerà a Lui, a Dio, affinché lo serva e faccia la sua volontà per tutta la sua esistenza… Compiuto il tempo, Anna partorì una femminuccia alla quale impose il nome Maria. Al compimento, poi, dei tre anni, la bimba venne portata da Gioacchino al Tempio … lì la piccola Maria, al cospetto del Signore, cominciò a danzare…”

Pertanto, sottolinea don Nuccio, “è questa loro figliola, nata senza peccato originale, che Gioacchino e Anna entrarono nel culto della Chiesa universale… E noi, e la Chiesa tutta, li abbiamo conosciuti grazie agli Apocrifi, che tante storie nascoste della nostra fede ci svelano … fatti che noi disconosciamo, e talvolta nulla facciamo per apprenderli…”

E la conclusione del parroco è una esortazione “allo Spirito Santo affinché c’aiuti a dissipare le tenebre dell’ignoranza, che si stagliano maestose sulle nostre vite, offuscandole, impedendo loro di brillare…”

Terminata la Celebrazione Eucaristica, sui vicoli della nostra Reggio non era ancora calata la notte; s’adagiava sull’infuocato asfalto una fioca luce…

Il Cielo, invece, appariva tinto dal divin Pittore d’azzurro e di rosso…

E il mar dello Stretto, di certo colpito e affascinato da quella cromatica celestial miscela, avrà chiesto al divin Regista di dare anche al suo azzurro un rossastro tocco…

E così fu!

E così è!

E chissà se anche noi, come quelle acque che raccolgono e cullano i sospiri reggini e messinesi, sapremo, come Anna, regalare al buon Dio quel che di più prezioso possediamo…

E chissà, infine, se anche noi, desidereremo far nostro quel monito che il buon Dio ha sussurrato, per bocca di don Nuccio, al nostro asse cardio-cerebrale: prendere sempre più dimestichezza con le cose del Signore…

                                Antonio Marino

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