Mendicanti di Salvezza

È al tramonto del ventotto di luglio, diciassettesima domenica del Tempo Ordinario, che ha inizio la prima Messa al chiostro…

Alle ore venti in punto don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, ed i suoi ministranti raggiungono l’Altare, posto proprio in fondo ad un chiostro gremito…

E così, sotto ad un Cielo che, con fare fraterno, tramutava l’azzurro in blu notte, il chiostro di San Giorgio diveniva confortevole Cenacolo…

“Oggi – attaccava don Nuccio alla meditazione omiletica – il Vangelo ci offre l’opportunità di riflettere sul Padre Nostro. Sulla figura del padre, dunque: e i padri, oggigiorno, sono in via d’estinzione. Anche i padri biologici non sempre sono padri secondo certi oggettivi e validi criteri. È innegabile che, attualmente, la figura della paternità è in crisi…”

Tuttavia, puntualizza il predicatore, “il Vangelo ci esorta ad alzare gli occhi al Cielo, a guardare a Dio Padre… L’interrogativo che sorge, quasi spontaneo, è: quale idea di Dio abbiamo noi? Gesù ci dice che dobbiamo avere fede in questo Padre, che non è un Dio lontano… Eppure, noi, avvertiamo prepotentemente il suo silenzio… Benedetto XVI, ad Auschwizt, pure lui mise in evidenza l’assordante silenzio di Dio, chiedendosi: dove sei Dio? Perché non parli? Noi, invece, vorremmo un Dio più vicino, più percepibile, più costatabile nella sua presenza…”

Ma noi, sottolinea don Cannizzaro, “abbiamo una giusta idea di Dio? Ognuno di noi ha un’idea di Dio, personale e soggettiva, che non coincide con l’idea di Dio che ci propone la nostra fede. Urge avere una giusta idea di Dio, che non la si costruisce nella solitudine. E quando poi la nostra vita è sconnessa da Dio, quell’idea che abbiamo di Lui è soggettiva e affatto reale. Creiamoci, dunque, un’idea di Dio reale, l’idea del Padre secondo l’insegnamento del Signore”.

Recitando il Padre Nostro, continua don Nuccio, “a un certo punto diciamo: sia santificato il tuo nome… Ma, cosa vuol dire? Con quelle parole noi imploriamo Dio di … rivelarsi a tutti… Chiediamo: sia riconosciuto il Tuo nome davanti a tutti i popoli. E quando aggiungiamo quel … <<venga il tuo regno>> … noi chiediamo al Signore che si realizzi il compimento definitivo di Dio nella storia. Imploriamo, insomma, il capovolgimento dei rapporti esistenti: da un Dio nascosto ad un Dio palese, da un Dio umile a un Regno che si manifesti in tutta la sua potenza…”

Senza dimenticare, evidenzia il predicatore, “che l’appellativo Padre è prerogativa di noi umani. Neanche gli angeli hanno facoltà di appellarsi così a Dio. Noi si! Grazie all’incarnazione di Suo Figlio: Gesù, divenuto fratello nostro, c’ha abilitati a chiamare Dio Padre. E noi lo invochiamo Padre … nostro … non Padre mio! Nessuno si salva da solo. Se passeggi sul corso Garibaldi e non vieni a Messa, ti danni e non ti salvi. Diventiamo mendicanti di Salvezza. Tu … vieni a chiedere, vieni a mangiare la Salvezza nell’Eucaristia… Devi venire a chiedere… Dio non ti porterà la Salvezza a domicilio… Impariamo a venire a questuare la grazia di Dio, e lui la darà a tutti. Però … dobbiamo chiederla. Se non chiedi, Dio non ti regala la Salvezza. Certo, la richiesta dovrà essere umile, animata dalla fede e dalla consapevolezza che … io non basto a me stesso, da solo non mi salvo…”

La Celebrazione Eucaristica, tra le pietre e il venticello del chiostro, prosegue secondo i consueti canoni…

Al termine, citando don Nuccio, “la Parrocchia e San Giorgio ci offrono dei gelatini, per rinfrescarci e prolungare la gioia dello stare assieme”.

E variopinti e succulenti vassoi di conetti, di svariati gusti,  e coppette, con gelato e cialde, fan capolino nel chiostro…

E con sulle labbra la dolcezza del gelato e nel cuore l’impegno, sussurrato dal parroco, a “recitare con maggiore attenzione e con sempre accresciuta cognizione il Padre Nostro”, cala il sipario sull’ennesima domenica con San Giorgio

E se la Messa al chiostro sarà, oramai, settimanale appuntamento domenicale … l’esigenza a divenir questuanti della Divina Grazia deve riempire ogni istante della nostra esistenzial corsa su questa Terra…

                                    Antonio Marino

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