La Giornata Mondiale dell’Amicizia

Con la risoluzione 65/275, promulgata il 30 luglio 2011, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì, proprio nel trentesimo giorno del settimo mese dell’anno, la Giornata Mondiale dell’Amicizia.

L’ONU, dando vita a tal giornata, volle sensibilizzare l’umanità tutta riguardo tematiche come “la cooperazione, la pace, il dialogo, l’inclusione e la riconciliazione tra i popoli”. Avvertì, insomma, il bisogno, l’ONU, di ricordare che l’amicizia è “elemento primordiale per migliorare il mondo: solo espandendo questo modo di agire ed interagire in ambito nazionale, internazionale e culturale i leader del domani sapranno agire con rettitudine e lungimiranza, attuando il principio, che non tutti sembrano aver ancora interiorizzato, che l’unione, quella vera e disinteressata, fa la forza, sempre”.

L’evento, poi, intende, annualmente, ribadendo che l’amicizia è quel “sentimento nobile e prezioso nella vita degli esseri umani in tutto il mondo”, sostenere la Dichiarazione e il Programma di azione per una cultura di Pace, adottati dall’Assemblea dell’ONU nel 1999. Ed il Programma è una vera e propria piattaforma con diverse aree d’azione, elaborate per promuovere la cultura della pace, e che sono: sviluppo economico e sociale, sviluppo sostenibile, rispetto dei diritti umani, uguaglianza tra donne e uomini, partecipazione democratica, promozione della comprensione, della tolleranza e della solidarietà, libero flusso di informazioni.

Ora, scacciando risolutamente l’eventuale idea di metterci noi a disquisire attorno al tema di giornata, ci siam però permessi di tirar fuori dalla bisaccia un paio di citazioni, forse utili alla nostra piccola riflessione…

Così, ad esempio, leggiamo che il libanese cristiano-maronita Khalil Gibran riteneva che “l’amicizia è sempre una dolce responsabilità, mai un’opportunità”, mentre Charles Darwin sosteneva che “le amicizie di un uomo sono una delle migliori misure del suo valore”. E se il filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson annotava che “è una benedizione dei vecchi amici che tu possa permetterti di essere stupido con loro”, Victor Hugo chiosò che “amicizia è essere fratello e sorella, due anime che si toccano senza confondersi, come le due dita della mano…” Mentre Marco Tullio Cicerone nel “De amicitia” asserì che “l’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore”.

Il 15 settembre 2010, invece, Papa Benedetto XVI, all’Udienza Generale del mercoledì, proseguendo quel ciclo di catechesi sulle grandi figure femminili del Medioevo, soffermandosi su Santa Chiara, evidenziò che “al principio della sua esperienza religiosa, Chiara ebbe in Francesco d’Assisi non solo un maestro di cui seguire gli insegnamenti, ma anche un amico fraterno. L’amicizia tra questi due santi costituisce un aspetto molto bello e importante. Infatti, quando due anime pure ed infiammate dallo stesso amore per Dio si incontrano, esse traggono dalla reciproca amicizia uno stimolo fortissimo per percorrere la via della perfezione. L’amicizia è uno dei sentimenti umani più nobili ed elevati che la Grazia divina purifica e trasfigura”. 

E ricordando che “anche altri santi hanno vissuto una profonda amicizia nel cammino verso la perfezione cristiana”, Papa Ratzinger cita “San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca di Chantal”, richiamando poi un passo proprio di San Francesco di Sales, tratto da “Introduzione alla vita devota III”: “è bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell’altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell’amicizia spirituale, nell’ambito della quale due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito”.

Il 14 maggio del 2018, infine, all’omelia nella Cappella della Domus Sanctae Marthae, Papa Francesco esordì dicendo che “tutti noi abbiamo ricevuto questo dono come destino: l’amicizia del Signore. Questa è la nostra vocazione: vivere amici del Signore. Tutti noi cristiani abbiamo ricevuto questo dono: l’apertura, l’accesso al cuore di Gesù, all’amicizia di Gesù. Il nostro destino è essere amici suoi. È un dono che il Signore conserva sempre, Lui è fedele a questo dono. Tante volte invece noi non lo siamo e ci allontaniamo, con i nostri peccati, con i nostri capricci e tante altra cose. Lui è fedele all’amicizia perché ci ha chiamati a viverla. Ci ha eletti per questo, per essere suoi amici: non vi chiamerò più servi, vi dirò amici. E questa parola la conserva fino alla fine”. E rammentando che “l’ultima parola che Gesù rivolge a Giuda è … amico”, Papa Bergoglio conclude rimarcando che “Gesù è sino alla fine fedele a questo dono che ci ha dato a tutti: il dono dell’amicizia. E Giuda è andato per la sua sorte nuova, per il suo destino che lui ha scelto liberamente, si è allontanato da Gesù. E questo allontanarsi di Giuda dal Signore si chiama apostasia: un amico che diventa un nemico o un amico che diventa indifferente o un amico che diventa un traditore. Mentre Gesù non rinnega mai: sino alla fine lui è lì. E questo ci deve far pensare…”

Insomma, intriganti son gli spunti che vengon fuori da quanto citato, e tanto altro avremmo potuto menzionare…

Ci piace, però, a mo’ di conclusione, rivivere, con gli occhi del cuore, la scena finale del celebre “Don Camillo e l’onorevole Peppone”…

Peppone è stato eletto deputato e in treno sta dirigendosi verso la Città Eterna.

Alla stazione di Boretto trova ad attenderlo l’amico/rivale don Camillo.

Il Don lo rimprovera per la partenza: il suo è un rimprovero dettato dall’amore del padre che conosce il figlio, e scritto con pennino intinto in inchiostro fatto di passione e razionalità…

Il treno riparte: Peppone però, colpito e affondato, era sceso dal lato opposto, così da ritrovarsi alle spalle del signor curato, una volta che il treno era andato via…

Guadagnano l’uscita della stazione e ciascuno dei due monta in sella ad una bicicletta per far ritorno a Brescello…

Ma ecco che, la voce fuori campo, accompagnando gli ultimi frammenti della pellicola, sussurra … “ecco … ricomincia l’eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però … se uno dei due s’attarda, l’altro l’aspetta … per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita…”

                                       Antonio Marino

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