Il convegno. Prima giornata.

Discernimento, riconoscimento, narrazione.

Ecco i “tre esercizi” che il professor Luigi Alici, docente universitario noto al grande pubblico anche per esser stato per un triennio Presidente nazionale dell’Azione Cattolica, offre agli uomini e alle donne di buona volontà dell’Arcidiocesi reggina-bovese.

È il primo dei tre giorni del tradizionale convegno pastorale diocesano.

La tematica scelta dall’Arcivescovo e dai Consigli Presbiterale e Pastorale Diocesano per l’intera assise è: “Siate cittadini degni del Vangelo” (Fil 1,27)  – “Non lasciamoci rubare la speranza” (Papa Francesco).

A Luigi Alici, invece, viene assegnato il compito di relazionare su … “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9). Corresponsabili per natura, prima che per vocazione!”

Prima d’ascoltare Alici – marchigiano, filosofo e riconosciuto esperto dell’opera di Sant’Agostino – i tanti che affollano la Sala Calipari al Consiglio Regionale Calabro pregano il Vespro e seguono l’introduzione del Padre Arcivescovo.

Mons. Morosini focalizza subito quelli che saranno gli “obiettivi di questo nostro convegno: riscoprirci fratelli e corresponsabili, riflettendo abbondantemente sull’essere cattolici e sull’essere politici cattolici”.

E dopo aver delineato le tappe che porteranno alla stesura del programma pastorale diocesano, annunciando tra l’altro che il luogo preposto per la riflessione zonale non sarà più la Casa “San Paolo” di Cucullaro ma “sarò io stesso a far visita ad ogni singola zona pastorale, recependo in quella sede il cammino che ogni parrocchia avrà compiuto e che, preventivamente inviato al vicario zonale, quest’ultimo sintetizzerà”, Mons. Morosini rende noto d’aver nominato “il nuovo Vicario Generale: è don Sasà Santoro. Succede a don Gianni Polimeni che ha chiesto d’esser lasciato libero dal ministero di Parroco e dal Vicariato Generale. Relativamente a quest’ultima richiesta, immediatamente ho avviato le consultazioni col clero. Dallo spoglio dei risultati è emerso che la maggior parte dei preti chiedevano la conferma di don Gianni: lui, però, ha confermato le dimissioni, e, pertanto, ho provveduto a nominare il primo degli eletti, ovvero don Sasà”.

Gli applausi, di gratitudine e d’in bocca al lupo, suggellano la prima parte dei lavori.

La lunga relazione di Luigi Alici verte, attacca il professore, attorno a “quell’oggetto misterioso che è la fraternità”.

Ed offrendo spunti che affondano le radici tanto in diversi periodi storici quanto in altrettanti movimenti filosofici, Alici giunge ad una prima riflessione sulla “vera e propria politica, talvolta impegnata a usare il Cristianesimo per consacrare le frontiere dell’esclusione, talvolta, invece, soppiantata, specialmente nel ragionamento giovanile, dal volontariato: meglio un bel sorriso gratificante di colui che riceve un piatto di riso alla mensa piuttosto che star ore e ore a svolgere l’oscuro lavoro in una commissione del parlamento che, in verità, potrebbe risolvere il problema, fin dalla radice, dell’uomo che, reso povero, chiede aiuto e un boccone caldo…” 

Ed appellandosi alla “impazienza della profezia ed alla pazienza della misericordia” per aiutare l’uomo “a leggere dentro le piaghe dell’umanità, sfruttando l’alfabeto elementare della vita, trovando così quelle domande di fraternità che la fede deve riconoscere e redimere”, Luigi Alici individua tre percorsi “utili al caso strano della fraternità”.

Il primo percorso, evidenzia, “consiste nel trovare l’altro nell’io. È il percorso che attraversa l’interiorità, che, per capire chi davvero siamo, ci stimola ad andare molto al di sotto degli strati del nostro ego, di cui trasudano i social. È il percorso che ci riporta al linguaggio dell’incontro e dell’ascolto, che ci permette di riconoscere l’altro che abita in noi”.

Ecco perché, sottolinea Alici, l’esercizio connesso a tal percorso è quello del discernimento: potremo sconfiggere autonomia e superficialità imparando a guardarci dentro, senza scappare da noi stessi. Il discernimento ci fa cogliere un disegno, una storia, un cammino, facendoci girovagare fra i brandelli dell’esistenza nostra. Il discernimento ricollega la vocazione alla natura, riconosce i nostri talenti, integrando condizioni di vita e forme di servizio”.

Il secondo percorso, prosegue, “cerca l’io nell’altro. È la via relazionale che negli altri trova la profondità dell’io. È percorrendo tale viale che emerge il dramma dell’individualismo: non riusciamo più a stare insieme, forse perché non sappiamo più cosa significhi … essere insieme. Ed ecco l’avanzare del tribalismo e della contrapposizione dei simili ai diversi. E, profeticamente, cinquantadue anni orsono, Papa Paolo VI ne aveva parlato nella <<Populorum Progressio>>, un testo da tener sempre a portata di mano, affermando che il male del mondo sta nella mancanza di fraternità tra i popoli… È questo il percorso che ci da’ l’opportunità di riconoscere il primato del noi, un noi che affonda le sue radici teologiche nel Mistero Trinitario…”

Tant’è che, annuncia Alici, esercizio legato a questo secondo percorso è “il riconoscimento dell’altro. Riconoscendolo nelle sue differenze, non come alter ego. Riconoscimento fatto con ascolto e con accoglienza, vigile e generosamente aperta. Poiché, la grande sfida del riconoscimento è proprio la reciprocità”.

Terzo e ultimo percorso delineato da Luigi Alici riguarda “l’allungare le relazioni interpersonali in spazio e tempo. Dobbiamo esser capaci di un doppio rapporto: avanti e indietro, con le generazioni passate e con quelle future, che non conosceremo ma nei confronti delle quali abbiamo rapporti di debito e di restituzione. E il … DO UT SIS … deve caratterizzare il nostro rapporto intergenerazionale: il … TI DO PERCHE’ TU SIA … deve sostituire il … TI DO PERCHE’ IO ABBIA. La vera restituzione è quella che … non prevede … restituzione ulteriore alcuna…”

E l’esercizio di un simil percorso è la narrazione: la capacità, cioè, di ricostituire, non solo uno scorrere del tempo e dei volti, ma, soprattutto, un senso, solidale, fraterno, gratuito, al susseguirsi generazionale…” 

Gli applausi accompagnano il calar del sipario al termine della prima giornata del convegno pastorale diocesano, mentre anche il Parroco don Nuccio Cannizzaro e i laici di “San Giorgio della Vittoria” fan ritorno al domestico focolare…

                                      Antonio Marino

  

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