Comprare il… Paradiso

 Da qualche minuto è trascorsa l’undicesima ora della venticinquesima domenica del Tempo Ordinario: alla sede, con voce ferma, cristallina, armoniosa, il parroco don Nuccio Cannizzaro intona il … gloria in excelsis Deo…

Per un istante, trascinati dalla modulazione vocale del parroco, sembra d’esser tra le case e sulle strade della Galilea, tra gli Apostoli e i tanti che seguivano il Maestro…

Sembra di star proprio lì, tra la folla, mentre Lui, il giovane Nazareno, rammenta che “nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”…

L’attimo di smarrimento spazio-temporale svanisce allorquando don Cannizzaro, leggendo la Colletta, pronuncia le parole…: “fa che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna…”

L’arcata sopraccigliare, però, torna a corrucciarsi allorquando, con le battute iniziali della meditazione omiletica, don Nuccio sottolinea che l’odierno Vangelo ci stimola a “riflettere sul rapporto persona-soldi, sull’uso della ricchezza, da non intendere però in senso lato. Tant’è che la vecchia traduzione della Bibbia non parlava di ricchezza ma, bensì, di … mammona: un termine che, ricollegandoci alla sua radice aramaica, significa credere o, meglio ancora, adorare. Adorare un altro dio, il dio denaro.

C’è, insomma, un Dio vero e poi c’è il dio denaro, che l’uomo s’è costruito, con le sue stesse mani. Ora, ovvio è che la ricchezza non è una divinità: ma nel pensiero di Gesù diviene una sorta di … divinità fatta dall’uomo. Ricordiamo il vitello d’oro? L’uomo costruì una cosa e poi dinanzi ad essa stessa si inginocchiò: pazzia…!!!

E il denaro è la stessa cosa: inventato dall’uomo per lo scambio dei beni, per il passaggio dal baratto alla moneta, è divenuto, oggi, addirittura, metro di valutazione umana: l’uomo viene valutato dai soldi che ha e non da quello che è…”

E colui ch’è ricco, continua il predicatore, “di solito è anche idolatra: è difficile trovare un ricco che non sia anche idolatra. Non a caso Gesù dice che è più facile che un cammello passi per la cruna di ago piuttosto che un ricco entri nel Regno dei Cielo. Attenzione: il … cammello … non è l’animale con quattro zampe e le gobbe!!

 

È la … corda di bastimento che ancora le navi al porto: pertanto, è più facile che passi per il buco di un ago un corda alquanto spessa… Gesù, insomma, vuol farci comprendere quanto la ricchezza sia dannosa, cancerogena, malattia che consuma il cuore dell’uomo, lasciandogli intendere che col denaro può fare tutto quel che vuole…”

E la ricchezza, chiede il parroco, “come possiamo usarla per … comprarci … il … Paradiso? Facile: compiendo delle opere di carità! E mentre le compiamo qui, in Terra, entriamo, di già, in Paradiso. Senza accorgercene! Dio vede l’opera buona che stiamo compiendo, l’opera diviene eterna: rimarrà per sempre nella memoria di Dio.

Tant’è che il Libro della Sapienza ci ricorda che a precederci in Cielo saranno le nostre opere buone. Insomma, per meglio intenderci: è sufficiente usar la nostra ricchezza per viver bene noi e per aiutar gli altri, consentendo anche agli altri di sperimentare la gioia di un sorriso…”

Un tempo, evidenzia don Cannizzaro, “c’erano i mecenati: uomini ricchi che sapevano adoperarsi affinché la loro ricchezza diventasse cultura. Costruivano cattedrali, ospedali, case accoglienza; investivano il loro denaro per esser d’aiuto agli ultimi, ai poveri…”

E chi ricchezze non ne ha, aggiunge don Nuccio, “potrà … comprarsi … il Paradiso servendo gli altri con la propria vita…”

Ed avviandosi alla conclusione, il predicatore quasi scolpisce nell’animo dei suoi parrocchiani un concetto alquanto spinoso: “al giorno d’oggi la fede si misura dalla tasca. Se tu metti le mani in tasca e dai … non conta quanto … dai quel che puoi … ti ritroverai in Paradiso…

La misura della tua fede è la misura della tua generosità… Debelliamo quel perverso rapporto con i soldi: legandoci a loro rischiamo di fare una brutta fine, coltivando attorno a noi solitudine e morte.

Solo s’è usata per far del bene, la ricchezza crea grazia, genera vita, suscita felicità… Imitiamo i Santi, dunque, capaci di far del bene, di costruire delle opere buone senza avere addirittura un soldo in tasca…”

E mentre ci permettiamo ricordar che stasera, alle ore 20, al Chiostro di San Giorgio, sarà possibile, sotto al Cielo dello Stretto, vivere la domenica e serale e fresca Celebrazione Eucaristica, ci permettiamo anche suggerir d’approfittare a passare da “San Giorgio della Vittoria” per godere della magnificenza della nuova Croce Astile, il cui Cristo Crocifisso, restaurato in quel di Palermo, era stato donato al Tempio della Vittoria, dall’allora italico Presidente del Consiglio dei Ministri, Benito Mussolini, in occasione della sua inaugurazione, nel maggio 1935…

Quel Crocifisso, restaurato, applicato a questa nuova Croce Astile, stamani, alla Solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 11 è stato per la prima volta portato in processione…

                                                    Antonio Marino

 

 

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