Incontriamoci il mercoledì

“Gaudet Mater Ecclesia quod, singulari Divinae Providentiae munere, optatissimus iam dies illuxit…”

Ebbene si, “la Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato…”

Ed è con le parole con cui San Giovanni XXIII diede ufficialmente inizio, l’11 ottobre del 1962, al Concilio Ecumenico Vaticano II, che noi, stasera, diamo inizio al settimanale racconto dell’attesissima Catechesi del mercoledì.

Ci eravamo lasciati a maggio, mercoledì 22, con nel cuore la fretta di far scorrere i giorni estivi per … ritrovarci a San Giorgio al mercoledì sera, dalle ore 19 alle ore 20.

E finalmente, il giorno tanto desiderato è sorto…

Pertanto, senza dilungarci in quisquilie parolaie, cediamo subito il … microfono … al … catecheta … a don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria”.

“È questo – attacca don Nuccio – un cammino che ho pensato anzitutto per me. Giunto alla mia età … ho capito che non so pregare… L’ho capito da un semplice fatto: ogni qualvolta ho pregato Dio, ogni qualvolta ho chiesto, nella preghiera, a Dio qualcosa, Lui non m’ha mai ascoltato…

Pertanto, mi sono detto: o Dio non c’è, o sono io a non saper pregare o la mia preghiera non è in comunione con lo Spirito Santo… L’altro motivo, poi, che mi ha suggerito d’intraprendere questo arduo cammino consiste nel desiderio di educare i fedeli laici ad imparare a ragionare secondo lo Spirito… Impegno complicatissimo, specialmente perché tendiamo a ragionare secondo gli uomini, anche quando viviamo un servizio in parrocchia… E se l’essere in parrocchia e il vivere un servizio non c’aiutano a cambiar mentalità e a educarci alla preghiera … forse qualcosa non va bene… Noi, varcando la soglia, entrando al Tempio, siamo invitati ad ascoltare lo Spirito Santo, a conformare la nostra alla sua volontà.

Dobbiamo, insomma, compiere il cammino cosiddetto di <<kenosis>>: dobbiamo, cioè, svuotare noi stessi … proprio come fece Gesù … proprio come scrive Paolo ai Filippesi, al capitolo secondo: il Signore scese, si svuotò della dignità di Dio, prese fattezze umane svuotandosi completamente della sua gloria… Ecco: per conoscere Dio siamo chiamati a compiere lo stesso cammino percorso da Gesù…”

E, racconta don Cannizzaro, “per compiere tal percorso … ho incontrato un Padre contemporaneo, di origini egiziane, Matta el Meskin si chiama”.

Ora, sottolinea don Nuccio, “per cercar subito di capire con chi avremo a che fare, vi dico cosa è accaduto ad Anba Epifanio, vescovo copto ortodosso e abate del monastero di San Macario il grande, successore e discepolo di Matta el Mesckin: in visita, a Milano, scoprì che i Canonici della Basilica Cattedrale leggono quotidianamente i libri di Matta el Meskin. Scoprì, insomma, che quei preti si formano alla scuola di colui che cercherà di formare anche noi…!”

E Matta el Meskin, prosegue il parroco, “laureato in farmacia, era titolare di ben due farmacie! Tuttavia conviveva con una forte e insopportabile aridità nell’animo: decise di vendere tutto, di dare il ricavato ai poveri e di ritirarsi nel deserto, offrendo la propria vita al Signore.

Fatto sta che il miracolo di Matta el Meskin sta nell’aver trasformato il diroccato monastero di San Macario in un vero e proprio giardino: sempre più gente, giovani e meno giovani, si mettevano in cammino per raggiungere Matta el Meskin, per incontrarlo e … incontrar Dio… E la luce che la sua vita sprigiona raggiunge anche le terre europee… Compone, lungo l’arco esistenziale, 180 libri, è un genio, un Sant’Agostino dei nostri tempi…”

Tra l’altro, confida don Nuccio, “oggi pomeriggio, intorno alle ore 16,45 ricevo una telefonata dall’abbazia benedettina di Chevetogne, in Belgio: Padre Giacomo Engels, benedettino di rito bizantino, saputo dell’inizio della catechesi, incentrata sulla preghiera a partire dagli scritti di Matta el Meskin, ha telefonato per impartirci la sua benedizione… Così come, qualche tempo fa, fece Mons. Luciano Pacomio, Vescovo emerito di Mondovì, che, saputo da me di questo progetto, non esitò ad elencarmi le difficoltà e non perse tempo nel rallegrarsi per la nostra scelta…”

Pertanto, addentrandosi al cuore del discorso, sottolineando che “in noi non c’è un pensiero spirituale che muove l’agire della persona”, don Cannizzaro suggerisce che “sarebbe opportuno collocare un tavolo all’ingresso della chiesa: lì ciascuno dovrebbe lasciare il proprio pensiero, venendo poi a far suo il pensiero di Dio.

Uscendo, però, poi, dovrebbe proseguire a ragionare come pensa Dio, non come pensano e agiscono quelli che distrattamente camminano per le strade… E questo nostro cammino, che stasera inizia, non è per tutti! Sarà per tutti quelli che han voglia e desiderio di conoscere la via dello Spirito Santo.

È una scommessa, ne sono cosciente: è un percorso che invece che farlo da solo, voglio farlo assieme a voi. Voglio, io, imparare… imparare a pregare. E così come Matta el Meskin nelle sue notti a San Macario prese e meditò e fece suoi quei fogli che il monaco inglese Laazar Moore gli fece avere, ricchi del pensiero dei primi padri e dei santi più recenti della tradizione russa e bizantina, così noi da stasera leggeremo Matta el Meskin, i suoi scritti, e attraverso loro ci appassioneremo e conformeremo a Dio”.

E rifacendosi al volumetto “Consigli sulla preghiera”, don Nuccio cita il passo riguardante “l’obbedienza a Dio: mediante la preghiera puoi acquisire lo spirito di abbandono a Dio. Poiché desidera renderti perfetto nell’obbedienza, Dio ti sottomette alla sofferenza.

E tu, accettando la sofferenza alla quale Dio ti espone, manifesti la pienezza della tua obbedienza a Dio, e questo è il segno del compimento della tua salvezza. È la preghiera il mezzo per acquistare lo spirito di obbedienza e di abbandono a Dio. La sofferenza accettata con gioia è infatti la perfezione dell’obbedienza, ed è anch’essa frutto della preghiera”.

Richiamando, invece, il libro “L’esperienza di Dio nella preghiera”, don Cannizzaro cita il paragrafo del prologo in cui si parla “del cambiamento essenziale: nel progetto di Dio, il fine della preghiera incessante è quello di produrre in noi, giorno dopo giorno, un ininterrotto cambiamento essenziale.

Se desidera che la preghiera sia molto assidua, è perché essa ci trasformi al di là della nostra natura; è ciò che accade quando sentiamo di essere diventati più grandi di noi stessi. Così dobbiamo supplicare insistentemente che la nostra preghiera venga esaudita, perché è per mezzo suo che otteniamo quel che altrimenti non sapremmo meritare. La preghiera è quell’atto essenziale nel quale Dio stesso, senza che noi ce ne rendiamo conto, opera in noi il cambiamento, il rinnovamento e la crescita dell’anima.

La preghiera è l’azione spirituale più forte che ha in sé la propria ricompensa immediata, senza bisogno di una prova affettiva. La preghiera non può avere obiettivo più importante di se stessa: essa è il fine più importante dell’atto più importante”.

Ed evidenziando, sempre citando Matta el Meskin, che “chi vuole essere perfetto nella fede deve innanzitutto lasciarsi condurre alla perfezione dalla pedagogia dello Spirito attraverso i vari metodi di correzione e raddrizzamento, per essere degno di testimoniare la propria fede in Dio”, don Nuccio conclude annunciando che “faremo di tutto per far nostra l’arte del … riconoscere i nostri peccati: prenderemo reale coscienza della nostra immensa distanza da Dio…

Cercheremo d’aver coscienza d’esser peccatori dinanzi alla grandezza di Dio. È questa un’arte che solo lo Spirito Santo rivela, e la rivela a chi è disposto a svuotarsi delle sue sicurezze, delle sue fantasie, della sua superbia. Solo allora Dio ti potrà riempire con la sua grazia”.

Insomma … obbedire e lasciarsi correggere: i due esercizi di questo primo, intenso, esaltante, mercoledì in quel di San Giorgio!

A mercoledì prossimo!

Antonio Marino

 

 

 

la diretta dalla nostra pagina Facebook Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria:

 

Primo appuntamento in diretta stasera de "Incontriamoci il mercoledì" presso la Parrocchia di San Giorgio della Vittoria Chiesa degli Artisti di Reggio.Parroco: don Antonio Cannizzaro

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 2 ottobre 2019

 

 

 

 

 

 

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