Puntata dodicesima

“Ho sempre cercato d’offrire ai più giovani l’opportunità di scoprire qual è il loro posto su questo nostro mondo. In fondo, investire sui giovani credo sia la … scelta vincente nella nostra vita, di uomini e di professionisti”.

Antonio Morabito, Ministro Plenipotenziario presso il Ministero degli Affari Esteri, mentre con noi sorseggia l’artistico caffè, queste parole ci offre, allorquando gli chiediamo del perché, lungo l’arco esistenzial professionale, abbia sempre voluto rischiare scommettendo su collaboratori giovani, lanciandoli sul proscenio della vita e dando loro l’occasione di trafficare quei talenti che il buon Dio ha loro donato.

E così, dall’Ambasciata nell’Indonesiana Jakarta al Consolato nell’argentina Mendoza all’Ambasciata dell’iraniana Teheran, dall’ufficio di Consigliere Diplomatico del Ministro delle Politiche per la Famiglia all’Ambasciata del Principato di Monaco, attraversando tutti quegli uffici e quegli incarichi vissuti a Roma, tanto al Ministero degli Affari Esteri quanto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e come membro della delegazione italiana ai lavori del G8 di Denver, Birmingham, Okinawa nonché all’Assemblea delle Nazioni Unite … in ogni occupazione assegnatagli, sempre in nome e per conto dell’italico popolo, Antonio Morabito ha sempre saputo individuare ampi spazi da dedicare alle nuove generazioni, offrendo la propria esperienza e gioendo per i momenti di dialogo, di confronto magari su divergenti opinioni. Sempre, però, concludendo con una valida, efficace e produttiva linea operativa soddisfacente le idee e i suggerimenti del gruppo di lavoro…!

E se chi ha avuto l’onore e l’onere di lavorar con lui ci descrive un Antonio Morabito che, di tanto in tanto, indossata la tuta e agguantato il borsone concludeva il tempo lavorativo con una sana sosta in palestra, per curare il corpo, strumento al servizio della nostrana diplomazia, oggi, dopo aver girovagato il globo in lungo e in largo, vive a opera a Roma, occupandosi, ci dice, “di comunicazione per il sistema paese”. Un servizio impegnativo, che pretende responsabilità e costante lucidità, che, però, intuiamo, nulla ha a che vedere con la “vita d’ambasciata: lì non si ha mai tempo per se stessi … mai! È un lavoro continuo in ufficio, è un continuo vivere in relazione, curandone ognuna. E poi … autorità locali ed estere, corpo diplomatico italiano, eventi… una vita affascinante ma impegnativa!”

L’ultima Ambasciata, in ordine temporale, che Antonio Morabito ha avuto l’abilità di trasformare in una vera e propria Italia in miniatura è quella del Principato di Monaco: “è stata un’esperienza unica nel suo genere, un lavoro a tutto campo … diplomatico, sociale, culturale, economico, di valorizzazione del nostro Paese e di raggiungimento di obiettivi concreti come l’accordo per la cooperazione allo sviluppo, congiunta tra Italia e Principato, l’accordo per l’assistenza sanitaria agli italiani lì residenti, l’avvio dei negoziati per la cooperazione giudiziaria, la finalizzazione e la firma dell’accordo per la cooperazione fiscale e bancaria e per la trasparenza”.

Senza dimenticare tutte quelle intuizioni che fecero sbarcare nel Principato di Monaco i profumi e i sapori delle nostre Terre: “tra il primo ottobre del 2010 e il trentuno marzo del 2015, a Monaco ho promosso, tra l’altro, gli … “Incontri con Regioni e Città d’Italia” … l’Esposizione <<Stile Italiano arte e design>> al Grimaldi Forum e in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia … quattro edizioni del <<Mese della Cultura e della Lingua italiana>> … la prima edizione del <<Forum Internazionale del made in Italy>> dal 14 al 16 marzo 2014”.

Fatto sta che, se, conseguita la Laurea in Scienze Politiche all’Università romana “La Sapienza”, fondato il “Gruppo giovani per l’Europa Unita”, entra nel 1986 nella carriera diplomatica della Repubblica Italiana, presso il Ministero degli Affari Esteri, gli inizi dell’ospite nostro fan però intuire che, viste le già spiccate qualità, il viaggio potrebbe addirittura approdare, si a Roma, sponda vaticana però: “nasco a Gallina, collinare e panoramico paese ad un tiro di schioppo dal centro storico della Reggio oggi Città Metropolitana. Muovo i primi passi in una famiglia di matrice assolutamente cattolica. Vivo l’esperienza dell’esser chierichetto, secondo la terminologia in uso all’epoca … oggi diremmo ministrante! … e vivo lo stare nella Chiesa Arcipretale di Gallina affascinato dalla liturgia, innamoratissimo dei canti gregoriani. Grande maestro, di cultura e di spiritualità, fu, per me e per intere generazioni di compaesani, l’Arciprete, il Canonico Mons. Domenico Borruto. Fu, insomma, per me, quasi … naturale … ritrovarmi in … Seminario!”

E così, argomenta Antonio Morabito, “concluso il liceo, lasciato quel paese mio dove fortissimo era l’intreccio, a quell’epoca a cavallo fra gli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta, tra clima religioso e clima sociale, iniziai il mio corso di studi in filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana, divenendo alunno dell’Almo Collegio Capranica”.

Il Crocifisso Risorto, però, ben altri piani aveva in serbo per Antonio Morabito: “giunto a Roma, dinanzi ad una prospettiva ampia, internazionale, cominciai a ragionar, rimpallando tra mente e cuore, sui miei desideri… Mio punto di riferimento, che mi consentì di maturare una riflessione chiara e definitiva e reale, fu il Venerabile Mons. Giovanni Ferro che, concluso il mandato di Pastore santo della diocesi, tornò temporaneamente a Roma. Lo seguivo fin dai miei tempi al seminario, servendogli Messa in Cattedrale: lo ritrovavo nella Città Eterna, quasi come semplice e umile sacerdote, che con la sua talare nera m’aspettava e con la sua sapienza e la sua santità mi guidava nei miei nuovi passi incerti. Ma con lui divenivano, sempre più, scelte maturate nella preghiera…”

A questo punto, però, non resistiamo a non far quella domanda…

Pentito di non esser divenuto prete?

“Beh – attacca Antonio Morabito – il legame con la nostra Madre Chiesa è stato, è e sarà fortissimo. La passione per la liturgia e per il canto gregoriano non verranno mai meno… E poi, ritengo che una vita senza valore spirituale, senza attrazione per la trascendenza sia troppo limitata. E pensare che siamo solo destinati alle miserie terrene è triste, troppo triste. Mi sento di affermare … con lo scienziato Antonino Zichichi … io credo in colui che ha fatto il mondo! E con questa citazione faccio un azzardo: anticipo le parole finali del mio prossimo libro, in uscita a breve, di cui, però, non rivelo ancora il titolo…!”

E si, perché Antonio Morabito è, anche, prolifico autore di preziose perle letterarie: tralasciando i volumi legati al proprio ufficio, come ad esempio “L’Ambasciata d’Italia a Monaco” edito da Liber Faber nel 2014 o “Indonesia Arcipelago delle Meraviglie” edito da Laruffa nel 1993 e da Pranamawati Editionis Jakarta nel 1994 per le edizioni inglesi, nel 2017 dà alle stampe il saggio “Valigia diplomatica” e nel 2018 l’altro saggio “Moderne odissee, viaggio consapevole tra gli irrisolti drammi e i grandi cambiamenti del nostro tempo”, il primo per Edizioni Mind, il secondo per Edizioni Albatros.

Entrambi i volumi subirono partecipatissime presentazioni nella nostra Reggio. Di “Valigia diplomatica”, in occasione della presentazione presso il Consiglio Regionale Calabro, il presidente del reggino Teatro dei Semplici, Luigi Marino, ebbe a dire: “valigia diplomatica è una vera e propria metodologia del successo fondata su tre momenti intimamente connessi e che sono: la coscienza di se, la tempestività, il senso etico. (…) Noi siamo fruitori legittimi del tempo, se percorriamo in orario le tappe del tragitto esistenziale, assegnateci all’atto della nostra apparizione sulla scena del mondo. Se, invece, l’immaginario treno della mia vita rallenta la corsa e non raggiunge – tempestivamente – ogni tappa prescritta, allora il traguardo sarà tagliato da altri. Il mio sogno di diventare qualcuno sarà necessariamente realizzato dal mio compagno di viaggio”.

Inesorabili, le lancette dell’orologio segnano l’ora che volge al disio…

È tempo di concludere, di salutarci. Non prima però d’aver richiamato quel passaggio che don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, pronunciò durante la meditazione omiletica ai funerali di Giacomo Battaglia. Parlò di una nuova primavera di rinascita per la nostra Reggio, capace di sbocciare solo col contributo degli artisti. Chiediamo lumi ad Antonio Morabito: “anzitutto desidero ringraziare don Nuccio, al quale mi lega un’amicizia antica ed un forte legame spirituale. E poi … è un mio compagno di viaggio: ci siamo conosciuti giovanissimi, uno accanto all’altro, mentre servivamo Messa… E sulla rinascita della nostra Città: Reggio ha bisogno dei tanti giovani preparati costretti ad andar via. Debbono, dopo studi e sacrifici, esser messi nelle condizioni di restare, di offrire il proprio contributo, insieme a quelle figure con un bagaglio esperienziale già acquisito. Insomma, è essenziale che ciascuno possa esprimersi ed operare per quel che è e che ha da donare”.

Tempo scaduto davvero.

E mentre abbracciamo Antonio Morabito, ringraziandolo per la disponibilità, immediata ed entusiasta, lasciamo che sia San Filippo Neri, santo amato dall’ospite nostro, a concludere: “non è tempo di dormire perché il Paradiso non è fatto per i poltroni”.

Buona vita, Antonio!

                                Antonio Marino

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *