La libertà dell’essere

3, 4, 5 ottobre 1969.

Cucullaro.

Le Figlie di Maria Santissima Corredentrice lì frequentavano una casa di spiritualità; lì Padre Vittorio Dante Forno tenne un corso di esercizi spirituali.

A darcene notizia è Don Rocco Spagnolo in “Rosella – La ragazza che volava con Gesù”, Effatà Editrice 2018.

Narra l’autore: “la Serva di Dio è stata invitata a partecipare. Qui, l’aspettava Gesù. Infatti, all’età di diciotto anni scopre la sua vocazione alla vita consacrata nella medesima congregazione. Immersa nell’amore di Gesù, secondo il carisma della congregazione delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice, Rosella Staltari voleva realizzare la sua vocazione fondata tutta sul dono di sé esclusivo e totale a Dio, nel nascondimento e nel rinnegamento di sé, in unione con Gesù e con Maria Santissima”.

Attenzione, però: Spagnolo sottolinea che “la scelta di Rosella di consacrarsi totalmente a Dio non è stata frutto di una folgorazione, ma di un cammino lungo fatto di alti e bassi, di passi avanti e indietro, dell’imparare a capire che bisogna fidarsi di Dio e non delle proprie forze, che Lui capisce le nostre resistenze, i nostri dubbi e soprattutto non vuole mai togliere qualcosa alla nostra libertà”.

Tant’è che presso il convitto “Mater Divinae Gratiae” di Reggio Calabria delle Figlie di Maria Santissima Correndetrice, guidata dal fondatore Padre Vittorio Dante Forno e dalla direttrice Maria Salemi, Rosella v’arriverà nell’ottobre 1965, il 6 ad esser precisi: “rimasi molto colpito – confiderà, nel 2017, il Cardinale Carlo Caffarra, al convegno nel centenario della nascita di Padre Vittorio Dante Forno – dallo stile di vita di queste consacrate. Uno stile caratterizzato da una profonda umiltà; da uno spirito di servizio senza limiti; da una grande attenzione alla persona”.

E cinquant’anni orsono, proprio ai primi d’ottobre, come racconta don Rocco Spagnolo, “le meditazioni del fondatore belle nello stile, profonde nel contenuto, semplici nel linguaggio, hanno fatto capire a Rosella che era giunta l’ora di seguire il Signore che la chiamava a una vita di totale consacrazione. A non aver paura della sua umanità, della sua storia e nemmeno della sua femminilità. Com’è strano il mondo! Gli eventi prendono un verso impensato. Lei che a tutto pensava tranne che a farsi <<ingabbiare>>, ecco che in questa scelta viene a conciliare vita religiosa e libertà. Voleva essere libera, scorazzare per i campi, e ha scoperto la libertà del silenzio, ha scoperto la libertà dell’essere che viene prima di quella del fare. Dio non ruba la vita, la libera.”.

E così, Rosella, insieme ai superiori, cominciò il tempo de discernimento, utile a cogliere l’autenticità della chiamata…

Ora, a cinquant’anni esatti da quelle giornate aspromontane, durante le quali la diciottenne Rosella Staltari comprese che era essenziale, come ella stessa scriverà nella Pasqua 1972, saper “morire a se stessa per dare la gioia agli altri”, desideriamo, proprio mentre contempliamo il tenero sorriso della giovane Serva di Dio Rosella Staltari, far nostre le parole che Paola Bignardi, indimenticata presidente nazionale di Azione Cattolica, scrive in “Il coraggio della santità”, Edizioni Queriniana e da qualche giorno in libreria: “i santi vivono mescolati a tutti, fanno una vita ordinaria; l’unica differenza è nella loro coscienza ed è il legame con il Signore che dà un’impronta che dà un’impronta inconfondibile al modo con cui vivono le esperienze di tutti: sono persone che vivono con amore!”

Anche perché quella … kenosis … quello svuotamento dalla nostra superbia, egoismo, egocentrismo, di cui parla don Nuccio Cannizzaro e il quale, agli albori di questo nuovo anno pastorale, esorta i suoi parrocchiani a compiere … potrà essere anche un cammino alla scoperta della vera e autentica felicità.

E i santi, sottolinea Papa Francesco, “sono coloro che hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio”.

Non a caso, il 5 ottobre di cinquant’anni fa, a conclusione degli esercizi spirituali a Cucullaro, Rosella Staltari scrisse: “Gesù mio, il tuo nome è scritto nel mio cuore ed è lui che mi riscalda e mi avvampa di amore. Voglio perdermi Gesù nel tuo mare d’amore, ma il mare per quanto sia profondo ha il suo fondo e così la sua fine, ma il tuo Amore no, perché non ha nessun fondo e più si entra e più amore c’è”.

E chissà se fra qualche tempo, a Dio piacendo, potremo annoverare nel numero dei santi anche la dolce ragazza di Cacciagrande, minuscola frazione di Antonimina.

Perché, in fondo, anche da uno sperduto pezzettino di terra può venir su un’abbagliante e celestiale luce…

                                    Antonio Marino

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