Chi è la fede?

“…è … per molti di noi … una illustre sconosciuta…”

L’incipit omiletico di don Nuccio Cannizzarro, alla Solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 11 al Tempio della Vittoria, è, oggi, anche per noi … inizio del … racconto!

“Nella prima lettura – prosegue il parroco – il profeta Abacuc si pone degli interrogativi, facendoci percepire una fede messa alla prova dal silenzio di Dio… Il Signore gli risponde: il giusto vivrà per la sua fede. Il Signore ricorda, ad Abacuc e a ciascuno di noi, che in Lui, in Dio, ognuno deve abbandonarsi…”

E la fede, argomenta il predicatore, “è il più grande dono di Dio. E l’odierno Vangelo, quasi in risposta alla prima lettura, offre un particolare scenario: gli Apostoli chiedono a Gesù di aumentare la loro fede…”

Ora, sottolinea don Nuccio, “dinanzi all’esigenza del perdono, gli Apostoli inveiscono, nutrono difficoltà, comprendono che è un dono di fede. Il perdono, infatti, non è un gesto umano, non è gesto filantropico. Il perdono è dono di Dio.

Solo chi ha una fede davvero profonda riesce a perdonare. E la fede, a sua volta, è un dono… E della fede, propria e degli altri, non si è mai padroni… La fede non la si può imporre… La fede si può solo accogliere, nutrire con la preghiera. E la fede non è una realtà scontata: è sempre soggetta alle bastonate, ai marosi … del tempo e della vita… È come la barca di Pietro in mezzo alla tempesta…”

E proprio sulla fede, evidenzia don Cannizzaro, “poggia l’autorità degli Apostoli. Nella Chiesa l’autorità si esercita solo come servizio. Ed il Vangelo offre una essenziale distinzione: avere un servo, Lc 17,7 … essere un servo, Lc 17,10. Un conto è avere un servo, ch’è pessima esperienza, un conto è esser servi, ch’è molto più bello…!

Nella Chiesa non ci sono servi. Tutti, concretamente, siamo chiamati ad essere servi. Nella Chiesa non ci sono padroni e servi. Nella Chiesa ci sono solo persone che servono l’unico Signore, Dio…! Pertanto … dal Papa e fino all’ultimo parroco della più sperduta campagna … l’autorità nella Chiesa passa al vaglio del servizio e dell’umiltà. L’autorità, nella Chiesa, non può esser vissuta come potere: oscurerebbe l’unica signoria di Dio…”

Tant’è, rimarca il parroco, “che l’autorità del Vescovo, del parroco, riposa sull’invio ricevuto, è legata al servizio e risiede in chi lo ha inviato, cioè in Dio… L’autorità, nella Chiesa, riposa sulla sua obbedienza alla Parola del Signore. Sempre, tutti coloro che siamo stati chiamati a vivere nella Chiesa un servizio, dobbiamo fuggire dalla diabolica tentazione d’essere necessari: sempre e solo servi inutili siamo… E questa coscienza ci aiuta a non montare in superbia… Pertanto, non scordiamoci mai che in Dio risiede ogni fecondità apostolica e in lui poggia l’autorità…”

E la fede, conclude don Nuccio, “si verifica nella preghiera. Una fede autentica ci porta a una preghiera vera, ad una preghiera in Spirito e verità…”

E se concludendo la meditazione omiletica alla Santa Messa delle ore 9 il parroco chiosava: “dimmi come preghi e ti dirò come credi…!”, il Divin Sacrificio delle ore 11 terminava, puntualissimo, a mezzogiorno, con la recita della Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei.

E chi, meglio di Lei, la nostra Avvocata Consolatrice, può offrirci esempio più concreto dell’esser … chiamati, nella Chiesa, a vivere un servizio?

Chi, meglio di Lei, può aiutarci a far nostre quelle fatidiche paroline … “ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola…”

E a mercoledì, alle ore 19 al Tempio della Vittoria, per il secondo appuntamento con la Scuola di Preghiera…

                                    Antonio Marino

 

 


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.

Ave Maria

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.

Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.

Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!


Ave Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.

Ave Maria

Chiediamo la benedizione a Maria

Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.

Salve Regina

Indulgenzia

Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus,
recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario

 

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