Puntata tredicesima

Fossi stato un pittore, avrei utilizzato le righe del pentagramma per costruirne i lineamenti…

Avendomi, però, il buon Dio dotato solo di una biro, per giunta verde, eccomi a raccontare, con fogli di carta e parole, una novantina di minuti trascorsi con il Direttore Artistico e Musicale del Coro Polifonico San Paolo di Reggio Calabria, il Maestro Carmen Cantarella.

E se la sagrestia della Chiesa di “San Giorgio della Vittoria” ha fatto da culla a questo nostro tredicesimo ed artistico caffè, il tempo, debbo riconoscere, è scappato via così in fretta, talmente silenziosamente, da lasciarmi addosso la sensazione d’aver vissuto una esperienza umanamente singolare…

Il Maestro Cantarella spalanca, con semplicità ed affetto e dovizia di particolari, il portone del suo intimo retrobottega; lo fa con quella informalità tipica degli uomini e delle donne grandi, evidentemente non d’età ma, bensì, di quell’intrinseco loro essere … e non meramente fare…

Tant’è che alla primissima curiosità, legata a quel preciso istante in cui, apparse le farfalle allo stomaco, scoccò l’amorosa eterna scintilla con la Musica, Carmen, abbozzando un sorriso, si lascia sfuggire addirittura i ricordi di bimba con pochi mesi sul groppone e di quel suo “giocare e cantare: a sette anni iniziai lo studio in pianoforte, vivendo l’intero mio primo anno praticamente a casa della maestra, essendo arrivato il pianoforte in casa mia solo in occasione della mia Prima Comunione!

Così, iniziò il mio incedere, mano nella mano, con la Musica: nel 1985 mi diplomai, al Conservatorio, in pianoforte, quindi in canto e in clavicembalo. Conclusi invece gli studi al Liceo Classico, mi laureai al DAMS di Bologna in Musicologia. Giunse, poi, l’insegnamento: per ventinove anni sono stata precaria, nel 2015, finalmente!, eccomi divenire insegnate di ruolo … a Taranto! Quindi Crotone, oggi San Ferdinando”.

Risale, invece, al “!974 l’ingresso mio nel Coro San Paolo. Avendo, la mia famiglia, traslocato, da Santa Caterina a Sbarre, la mia mamma m’intrufolò immediatamente nella Parrocchia di Santa Maria d’Itria. Lì m’avvicinai al servizio d’animazione liturgica; conobbi uno dei componenti del coro parrocchiale che, a sua volta, faceva parte del Coro San Paolo e, in ben che non si dica, mi ritrovai a far l’audizione dinanzi all’allora Direttore del Coro, il Maestro Don Vincenzo Barbieri. <<Stella del mare>> di Raffaele Casimiri fu il brano oggetto dell’audizione…!”

Nel 1996, continua il Maestro Cantarella, “avvenne, al Coro San Paolo un … cambio al vertice! Nel bel mezzo di una situazione d’emergenza, un’improvvisa assenza del Direttore, mi ritrovai io a dirigere il Coro. Non considerai quell’episodio come … servizio definitivo. Tuttavia, di lì a poco, il Direttore titolare lasciò l’incarico e mi ritrovai nuovamente io a … star dinanzi ai cantori: credevo di trovar comunque un Direttore, che non sarei rimasta io alla Direzione. Invece … eccoci qui!”

L’essere Direttore di un Coro, per giunta prestigioso rinomato e richiesto come il San Paolo, provoca una ulteriore curiosità: qual è il trucco che Carmen utilizza per armonizzar le teste? “La pazienza – esclama ridendo – e poi … cerco di concentrar l’impegno massimo sul canto, sui suoi contenuti, sul significato del testo che sto cantando: ritengo essenziale contestualizzare il brano sul quale stiamo lavorando, cogliendone tutte le sfumature, letterarie, artistiche, musicali. Senza scordarci che ogni canto sacro è, anche, una catechesi…”

E dinanzi all’ipotetico caso di un corista poco avvezzo al canto, il Maestro Cantarella sibillina risponde: “il Coro non è solo esibizione! Certo, vanno esaltati i talenti, ma non va escluso nessuno … magari suggerisco di … cantar piano, di mettersi in mezzo a due buone voci così che la Musica ti entra dentro arrivando fino alla tua anima … ma mai escludere o ferire qualcuno”.

Le lancette dell’orologio appeso ad una delle pareti della sagrestia del Tempio della Vittoria battono, inesorabili, il tempo, stimolando domande e interrogativi: qual è la giornata tipo del Maestro Carmen Cantarella? “La mattinata è dedicata all’insegnamento, a San Ferdinando e Cittanova. Al rientro, eccomi nell’esser moglie e mamma: anche se … devo dire … le mie due ragazze studiano e lavorano fuori e mio marito lavora a Gioia Tauro… Quindi un po’ vuota come abitanti … richiede però, la casa, attenzione e lavoro! Quattro pomeriggi, poi, sono dedicati alle prove: due volte a settimana eccomi alle prove del Coro San Paolo, altrettante volte eccomi alle prove del Coro Polifonico dell’Università Mediterranea, sempre diretto da me…”

Le prove, lo studio, l’esibizione, fan pensare a colui che, bussando alla porta del Maestro Cantarella, chiede: ho talento per il canto, sento scorrere nelle mie vene sangue e Musica, che faccio? Ci provo? Posso sognare un’intera vita avvinghiata alla Musica? “Pontificio Istituto di Musica Sacra: ecco … ad un ragazzo che venisse con tali sogni nel cuore … darei l’indirizzo di tale istituto. È essenziale lo studio, per affinare ed impreziosire i talenti seminati in noi da Dio. Ovviamente, dunque, non lo scoraggerei con le difficoltà collaterali…!”

Ed il menzionar il Pontificio Istituto di Musica Sacra traghetta la chiacchierata fin dentro al cuore del “canto: deve aiutare a riflettere! Il popolo, durante la Celebrazione Eucaristica, o durante un momento di preghiera, deve, durante l’esecuzione del canto, riappropriarsi della propria intimità, mentre sta a contatto col Mistero. Questa è la funzione del canto! Non a caso, coloro che vivono il servizio liturgico musicale son dotati di una profonda spiritualità e di una spiccata umanità: conoscono tempi e movimenti dell’agire liturgico, sapendo fin dove possono spingersi e a qual punto debbono fermarsi per evitare di strafare…”

Agire liturgico … e don Nuccio Cannizzaro in veste di Cerimoniere Episcopale … che … tipo era? “Il Coro Polifonico San Paolo nasce nel 1961, per volontà del compianto Mons. Salvatore Santoro, con l’approvazione dell’Arcivescovo il Venerabile Mons. Giovanni Ferro, con l’obiettivo d’animare le più importanti liturgie nella Basilica Cattedrale. Pertanto, dal 1996, divenuta Direttore del Coro, e fino al 2013, ho avuto a disposizione una miriade d’occasioni per collaborar con don Nuccio.

Uomo del dialogo e del dar davvero fiducia, don Nuccio c’ha sempre detto: abbiamo da preparare questa Celebrazione … date un attento sguardo al Messale, scorrete le letture … lasciatevi guidare dallo Spirito … e poi ci aggiorniamo! Agli albori dei tempi forti, Natale o Settimana Santa, ci si vedeva: ricevevamo alcune chiare indicazioni e la raccomandazione a … non tornare più! Sapete già! Fate voi! E poi, come non ricordare i Venerdì Santo vissuti in Cattedrale e quel … ecce lignum crucis … intonato proprio da don Nuccio…”

A proposito di latino… “beh – puntualizza il Maestro Cantarella – la lingua latina è, per eccellenza, lingua sacra, della musica sacra. Lingua della Chiesa! Trovo talvolta difficoltà ad individuare dei canti, in lingua italiana, capaci d’avere la stessa spiritualità dei brani latini… Certo, ben comprendo che non possiamo eseguire solo ed esclusivamente brani latini … ma attenzione a non far mai scadere lo stile del canto né quello dell’animazione…”

L’ultima cosetta che lascio scivolar sul tavolo è inerente a quella oramai famosa “nuova primavera di speranza per la nostra Reggio” abbozzata da don Nuccio Cannizzaro all’omelia durante i funerali di Giacomo Battaglia. Disse, don Nuccio, che sarebbe sbocciata solo con l’impegno degli artisti: “nella nostra Reggio – analizza il Maestro Cantarella – sta davvero a terra lo stile di vita. Troppo dimesso. È opportuno far si che la gente sia più acculturata, più affinata. Deve, e le potenzialità ci stanno tutte, potersi innamorare del Bello, quello con la maiuscola, quello vero”.

Le tazzine dell’artistico caffè sono ghiacciate, il caffè è un lontano ricordo e la nostra chiacchierata volge al termine.

Dispiace interrompere il racconto di una vita che “grazie al canto ho superato anche la timidezza. Da piccola, in casa, mi vergognavo a suonare anche solo dinanzi a mio padre. Poi, col canto, ho superato la timidezza e la difficoltà a sostenere lo sguardo: del maestro e del pubblico…”

Ci salutiamo, inavvertitamente dando entrambi un’occhiata al Cielo, che veglia sul Tempio della Vittoria e ch’è patria di entrambe le nostre mamme: dopo decenni trascorsi gomito a gomito tra le aule e i laboratori del reggino Istituto d’Arte eccole, oggi, le professoresse, al cospetto dell’Eterno Padre…

E allora … nel rinnovar la gratitudine e nel confermar l’emozione dell’esperienza … buona vita Carmen!

                                                                                                                                                           Antonio Marino

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