Puntata quattordicesima

Intervistare un musicista significa entrare virtualmente a casa sua e cercare di delinearne un profilo… un identikit.   Sbirciamo tra i libri, gli appunti, l’ambiente di studio e il suo disordine necessario, lo strumento musicale: compagno inseparabile odiato ed amato. Apriamo il cassetto dei sogni e cerchiamo dentro lo scrigno dei ricordi.

Cosa avrà mai spinto un giovane ragazzo a studiare musica al Conservatorio in  un periodo della vita già molto impegnativo, il liceo prima e l’università dopo?  Ne è valsa la pena affrontare tanti anni di studio e prospettarsene chissà quanti altri ancora? Quanto costa studiare uno strumento?

“E’ molto costoso, sia in termini economici, sia in termini di sacrificio. Chiunque abbia intrapreso un percorso di studi musicali sa che questi si debbano accostare allo studio curriculare o al lavoro.

Io l’ho accostato al liceo e all’università e i sacrifici sono stati enormi, limitando al massimo le uscite e la vita sociale in genere.

Però ne vale proprio la pena, se uno crede in ciò che fa”.

All’età di venticinque anni Antonino Ripepi si ritrova ad aver già accumulato alcuni mattoncini importanti del suo bagaglio culturale: un diploma di pianoforte, uno in organo e composizione organistica, completo di specializzazione, una laurea magistrale in giurisprudenza.

Tutti percorsi spinti fino al massimo dell’impegno e conclusi col massimo del risultato: lode e pubblicazione della tesi.  Cosa si aspetta Antonino per il futuro?

“Attualmente il mio obbiettivo prioritario è di realizzarmi dal punto di vista giuridico, quindi diventare magistrato, coniugando, come sto cercando di fare, l’attività concertistica.

Vorrei continuarla in futuro anche in forma non necessariamente solistica, ma anche eventualmente come basso continuo in orchestre… insomma dovrà essere compatibile con mio lavoro che sarà molto assorbente.”

Ma c’è una risposta razionale alla tua vocazione artistica?

“Sì e no”… “Sì, perché avevo solo 5 anni e sono stati i miei ad avviarmi alla musica nella stessa scuola che frequentavo, dove c’era una bravissima insegnante.

Non è che avessi particolare  attitudine per la musica.

Inizialmente sono stati loro, successivamente è stata la mia vera passione a portarmi avanti nel coltivare l’arte e quello, ovviamente, non si può spiegare razionalmente.”

Alla domanda “essere musicista implica un senso spirituale dell’arte?” la riservatezza di Antonino gli impedisce di scendere in profondità, facendolo arrestare ad una definizione precisa ma generica “Ognuno intende l’aspetto spirituale a modo suo, io lo intendo come l’aspetto dell’essere umano più elevato, ma è molto personale”.

“Se non fossi musicista? Farei lo scultore di legno, mi è sempre piaciuto il lavoro di quel particolare materiale”.

Immaginando la vita di un musicista moderno viene in mente, al più profano, di accendere la radio o la Tv e osservare chi si trova sulla “cresta dell’onda” . Ma a quanto pare non è davvero così…

“Trovo deprimente che gli attuali successi si basino su delle strutture ritmiche ed armoniche che sono, a dir poco, elementari per una persona che ha studiato.

Io, tra l’altro, ho fatto fino al IV anno di composizione e so bene la fatica che ci vuole a comporre un brano musicale e posso dire con certezza che purtroppo attualmente la vera composizione non è proprio presa in considerazione a fronte di enormi sforzi, mentre, per converso, brani privi del minimo pregio artistico popolano…ciò è dovuto alla scarsa cura delle persone che si approcciano alla musica.”

“La giornata tipo del musicista non può essere descritta in modo oggettivo, tutt’altro. In ogni caso  è molto sacrificante, soprattutto se lo studio o l’attività musicale deve confinarsi in orari marginali, dedicando la maggior parte delle energie  all’occupazione principale che per me, attualmente, è altro”.

Siamo d’accordo nel pensare che ogni attività artistica dà un’impronta diversa e particolare alla persona, un punto di vista e uno sguardo sulla realtà influenzati dalle proprie esperienze.

Se dovessi descriverti con pochi aggettivi, in positivo e in negativo, cosa diresti di Antonino Ripepi? “Sicuramente la determinazione e la capacità di portare a termine nel migliore dei modi i miei obbiettivi…”.

Con un po’ di imbarazzo e dondolando la testa com’è sua caratteristica aggiunge “anche l’orgoglio probabilmente è l’altra faccia della medaglia…”

Ma anche vista per intero la medaglia sembra vada benissimo così.

 

Carmen Pegna

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