Incontriamoci il mercoledì – 4

“Strada facendo, vedrai / che non sei più da solo / strada facendo troverai / un gancio in mezzo al cielo / e sentirai la strada far battere il tuo cuore / vedrai più amore, vedrai…”

Questi versi Claudio Baglioni li incideva nel giugno del 1981…

Quanti, però, fin dallo scorso due d’ottobre dell’anno del Signore 2019, hanno scelto di vivere il cammino delle Catechesi del mercoledì sotto le artistiche volte del Tempio della Vittoria, di certo, quella stessa identica esperienza descritta dal cantautore romano la staranno vivendo nella loro vita…

E si, perché don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, immaginando una scuola di preghiera illuminata dagli insegnamenti di Matta el Meskin, desiderava donare a quella porzioncina di popolo disponibile e desiderosa, un gancio cui appigliarsi, un kit per imparare a pregare davvero, una bussola per raggiungere l’agognata meta: incontrare, proprio nella e attraverso la preghiera, Gesù; scoprire, scoprendo anzitutto me stesso proprio nella e attraverso la preghiera, quel vero e unico progetto che Lui ha ideato per me; divenire autentico cristiano e onesto cittadino…

Tant’è che a sera del ventitré d’ottobre, al quarto appuntamento, don Nuccio suggerisce l’esercizio della onomatolatreìa…

Ma, andiamo con ordine!

“Tratteremo stasera – attacca don Nuccio – il tema della contemplazione, dopo, la scorsa volta, esserci soffermati sulla meditazione che, Matta el Meskin, definisce come una sorta di esercizio, un allenamento per giungere alla contemplazione”.

E rammentando che “per giungere alla contemplazione all’animo nostro è chiesto di distaccarsi dalle preoccupazioni, dalle ansie, dai pensieri che ci perseguitano facendoci compagnia” don Cannizzaro, citando Matta el Meskin, sottolinea: “l’anima che si trova nel proprio stato naturale, liberata dai pensieri e dalle preoccupazioni, gode di uno stato di veglia interiore e di ponderazione che i padri definiscono <<sobrietà>>; nulla la preoccupa e il cuore è in uno stato di veglia e di vigilanza che i padri chiamano <<attenzione del cuore>> e che noi possiamo tradurre con l’espressione … un cuore vigilante!”

E l’animo nostro, chiosa il parroco, giunge a tale stato allorquando “acquisisce esattezza del giudizio e sapienza del comportamento: quel che i padri definiscono <<facoltà del discernimento>>”.

Ora, puntualizza don Nuccio, “poiché senza la volontà non potrà esserci la preghiera e siccome la contemplazione esige un autentico abbandono tra le braccia della grazia, ecco che Matta el Meskin introduce la cosiddetta contemplazione volontaria, ovvero … l’ottenimento di un certo livello di calma interiore e di serenità mentale; di fatto ciò che equivale al raggiungimento dell’idoneità alla vera contemplazione”.

E se la mia volontà è ben disposta alla preghiera, come, adesso, posso pregar sempre senza mai stancarmi?

“Matta el Meskin – evidenzia don Cannizzaro – richiama quella particolarissima pratica spirituale, frutto degli insegnamenti dei primi padri, che consiste nella onomatolatreìa … cioè … il culto del nome. E cioè: teniamo a mente la frasetta … Signore Gesù Cristo abbi pietà di me. In poche parole è condensata tutta la nostra fede cristiana. Bene: questa frasetta va ripetuta, secondo l’insegnamento dei padri, sempre: dal sorgere del sole al suo tramontare, in ogni attimo della mia giornata, mentre lavoro e mentre riposo, mentre mangio e mentre faccio qualsiasi cosa… A un certo momento, senza neanche accorgermene, divengo, io stesso, preghiera… Perché, in fin dei conti, la preghiera è la sintesi tra mente e cuore e noi, in un certo senso, siamo chiamati a vivere l’esperienza delle origine, al tempo della creazione del mondo, prima del peccato originale: Dio chiamava e Adamo subito rispondeva, poiché non era appesantito da umane, terrene, preoccupazioni…”

Pertanto, citando Matta el Meskin, “obiettivo primario è quello di entrare in uno stato di serenità spirituale e di calma interiore, l’hesychìa; è per questo che i padri l’hanno chiamata preghiera d’hesychìa, preghiera di serenità”. E a tale stato, evidenzia don Nuccio, i padri suggeriscono alcune pratiche indicazioni: “sedersi in un luogo calmo, non muoversi, concentrare sul cuore lo sguardo interiore della mente di modo che questa si associ al cuore nella preghiera e poi si sottometta al cuore cessando di avere la supremazia”.

E richiamando una “forte” considerazione di Matta el Meskin … “l’assiduità alla contemplazione è uno dei mezzi più efficaci di formazione e di edificazione dell’anima, tale da renderla capace di assumere responsabilità a tutti i livelli” … don Cannizzaro rimarca:

“sono coloro che potremmo definire contemplativi gli uomini che possono sostenere e portare avanti il peso delle responsabilità, poiché uomini che hanno ricevuto il dono del discernimento. E nella Chiesa a chi affidare il governo spirituale? A chi sa pregare…”

Introduce, quindi, il parroco, le “condizioni essenziali per accedere alla contemplazione autentica e fruttuosa: la libertà per combattere, il dominio del pensiero e la necessità dell’amore.

Siamo anzitutto chiamati a praticare l’ascesi, a liberare l’anima dalla schiavitù dei desideri e delle passioni e a vivere l’esercizio delle virtù, il solo capace di falciare l’erba sotto il piede dei vizi e delle cattive abitudini. Quindi, è necessario liberarci dai condizionamenti della mente”.

Ed esaltando l’importanza di “raccogliere la mente per entrare nella contemplazione e nella visione di Dio” don Nuccio, citando sant’Agostino, evidenzia che “non possiamo trovare Dio se non nel più profondo di noi stessi”.

L’ultimo tratto della quarta Catechesi è dedicato al “dono della contemplazione o preghiera pura: purificata da ogni rappresentazione intellettuale. Isacco il Siro la definisce preghiera spirituale. La preghiera pura rappresenta l’ultimo grado della contemplazione e l’ultimo degli sforzi per liberarsi dell’attività cerebrale che adultera la conoscenza spirituale e deforma la verità; dopo questa tappa la contemplazione diventa in verità puramente spirituale”.

E ribadendo che “la preghiera è totale assenza di umana attività … è <<luogo>> dove solo Dio opera” don Nuccio conclude citando la Serva di Dio Rosella Staltari e quel suo considerare la preghiera come “un incontrarsi … faccia a faccia … con Dio”.

E a mercoledì prossimo!

                                       Antonio Marino

 

 

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