Si può fare in chiesa?

L’argomento ci viene suggerito dalla rivista “L’amico del Clero”, nell’articolo sulle attività extraliturgiche consentite all’interno delle chiese (10/2019), ed è di grande interesse per gli odierni ambienti parrocchiali.

Negli anni spesso ci si è imbattuti in divieti di vario genere soprattutto nelle grandi basiliche, lì dove il controllo rigoroso impone al visitatore-fedele un certo contegno nel vestire e nel parlare, divieti sui luoghi accessibili o possibilità di utilizzo di videocamere e camere fotografiche. Accade — guardando più vicino a noi — di partecipare a cerimonie, conferenze, mostre, concerti o eventi che si svolgono all’interno delle chiese e che non sempre hanno a che vedere molto con la liturgia o il culto.

Quindi ci si domanda: cosa è consentito e cosa vietato in chiesa? E perché?

È facile intuire che viene tutelata qui la sacralità del luogo, perché l’utilizzo non liturgico degli edifici di culto pone diverse questioni per le quali soccorre il diritto canonico già al canone 1210 CDC: Nel luogo sacro, in particolare nella chiesa, può essere consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e deve essere vietata qualunque attività aliena dalla santità del luogo.

Eccezione, a questa regola generale, è il can. 2013 CDC che riconosce all’autorità ecclesiastica territoriale, la possibilità di autorizzare altri usi, esercitando liberamente i suoi poteri e i suoi uffici. Nello specifico, i nostri interrogativi si spostano alla musica che, come ben sappiamo, ha un ruolo importante all’interno delle celebrazioni liturgiche.

Soffermandoci su quanto esposto dal Documento della Congregazione al n.9, deduciamo che la musica, nelle sue accezioni permesse, è di particolare utilità. Si distingue in musica “sacra”, che è quella composta per la liturgia ma che per motivi contingenti non può essere eseguita durante la celebrazione liturgica. Vi è poi la musica “religiosa” che è ispirata al testo della Sacra Scrittura o della Liturgia o che richiama a Dio, alla Vergine Maria, ai Santi, o alla Chiesa… (Cfr. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Musicam sacram).

La musica al servizio della liturgia eseguita al di fuori del rito liturgico non ha problemi di sorta, ma tutti quegli eventi o concerti organizzati hanno una loro giustificazione perché — e in quanto — organizzati per aiutare ad avvicinare persone poco praticanti alla chiesa, quindi come strumento di evangelizzazione …il suono dell’organo e altre esecuzioni musicali, sia vocali che strumentali, possono servire a favorire la pietà o la religione (Cfr. Sacra Congregazione dei Riti).

Si può fare una sintesi (n. 130 dell’Istruzione in materia amministrativa) dei motivi che possono legittimamente consentire l’esecuzione di musica in chiesa e spiegare l’utilità della musica, oltre che il piacere di ascoltarla e di eseguirla:

– caratterizzare in modo particolare i diversi tempi liturgici;
– creare un ambiente di bellezza e di meditazione, che aiuti e favorisca, anche in coloro che sono lontani dalla Chiesa, una disposizione a recepire i valori dello spirito;
– mantenere vivi i tesori della musica sacra;
– aiutare i fedeli e i turisti a meglio comprendere il carattere sacro della Chiesa, per mezzo di concerti d’organo, per strumenti e voci.

Al di fuori di queste accezioni, quindi, non sarebbe possibile eseguire in chiesa musica con altre finalità. Il divieto assoluto è su tutta la musica che non ha affatto ispirazione religiosa, profana e popolare. (Cfr. n. 8 Documento della Congregazione).

Queste premesse sono confluite poi all’interno delle norme Pattizie (legge 222/85, art. 16, lett. a) che impongono la presenza di tre condizioni affinché l’evento musicale possa trovare svolgimento all’interno di una chiesa:

1) che sia organizzato da un ente ecclesiastico;
2) che il programma preveda prevalentemente musica sacra;
3) che l’entrata sia libera e gratuita.

Su quest’ultimo punto occorre precisare come sia possibile e lecito raccogliere fondi per qualsivoglia ragione benefica, purché non vi sia un prezzo stabilito nel biglietto come corrispettivo per la partecipazione alla manifestazione o concerto.

Lì dove l’evento non presenti uno o più dei requisiti su elencati, è necessario ricorrere ad una formale richiesta di autorizzazione — con l’indicazione della data del concerto, dell’orario, del programma e degli autori — all’Ordinario del luogo perché rilasci una concessione per modum actus, ovvero per l’uso diverso del luogo sacro.

La normativa raccomanda un particolare contegno da parte dei musicisti, nonché decoro nel vestire, e l’utilità di un preventivo momento di riflessione spirituale che preceda l’esecuzione (anche un breve commento o il segno di croce all’inizio dell’evento); la gratuità dell’evento e il divieto di accedere al presbiterio, all’altare, al seggio del celebrante e all’ambone. Viene anche consigliato di deporre il SS. Sacramento in una cappella annessa per un maggior decoro (can. 938 n.4 CDC).

In definitiva le chiese non possono essere considerate come luoghi pubblici quindi disponibili a riunioni di qualunque genere ed esso, anche quando non vi è in atto una celebrazione liturgica, rimane pur sempre un luogo sacro, questo per il vincolo della dedicazione e benedizione al culto divino. ( Cfr. n. 5, Lettera ai presidenti…CCD).

Fra le attività che si discostano, salvo discernimento caso per caso da parte del Vescovo, dai requisiti finora argomentati vi sono le opere teatrali, le presentazioni di libri, vendite o conferenze civili e politiche. Tutte quelle attività che rischiano di profanare il luogo perché in contrasto con la sacralità dello stesso.

In tali casi soccorrono gli usi e la sensibilità locale, il discernimento del Vescovo, appunto, che in particolari situazioni può autorizzare attività diverse (ad es. manifestazioni a sfondo religioso) con particolare riguardo a circostanze anche molto anomale e di non sempre facile decisione (es. allestire dentro la chiesa, per motivi di carità e beneficienza, una sala ristorante per i bisognosi).

 

Carmen Pegna

 

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• Codice di Diritto Canonico (CDC)
Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi, Legge n. 222 del 1985
I concerti nelle chiese – principi e norme, nota orientativa dell’Ufficio Liturgico Nazionale, 6 febbraio 1989
I concerti nelle chiese, Congregazione per il Culto Divino, 5 Novembre 1987
Istruzione in materia amministrativa, Conferenza Episcopale Italiana 2005
Istruzione Musicam sacram, Sacra Congregazione dei Riti, 5 marzo 1967
Le attività extraliturgiche consentite nelle chiese, Mons. Antonio Interguglielmi “L’amico del Clero”, mese di ottobre 2019
Lettera ai presidenti delle Conferenze Episcopali e ai presidenti delle Commissioni Nazionali per la Liturgia sui concerti nelle chiese, Congregazione per il Culto Divino (CCD).

 

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