Incontriamoci il mercoledì – 5

“I peccati più gravi sono quelli che hanno una maggiore <<angelicità>>: orgoglio, arroganza, dominio…”

Sono parole, queste, che Papa Francesco ha pronunciato in Mozambico, incontrando, nello scorso settembre, i gesuiti di quella terra.

Sono parole che don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, richiama ad inizio Catechesi del mercoledì, indicando che “nella prima parte della nostra chiacchierata ci soffermeremo sull’estasi, quel particolare stato di rapimento spirituale, nella seconda parte, invece, introdurremo gli ostacoli interiori alla preghiera, quegli ostacoli che Papa Francesco definisce come peccati angelici…”

E citando Matta el Meskin, oramai divenuto fedele compagno di viaggio di quanti han scelto di vivere questa particolare scuola di preghiera, don Nuccio attacca: “l’estasi è esperienza che esige che l’uomo sia pronto, interiormente e spiritualmente, a ricevere le manifestazioni divine; per questo l’estasi è sempre accompagnata da una totale calma interiore e dalla serenità che permettono all’uomo di interrompere i rapporti con se stesso e con il mondo circostante per dedicarsi a Dio con tutto il proprio essere.

Nell’estasi, l’uomo perde il controllo della mente e dei sensi; in quei momenti è lo Spirito Santo  a guidarlo; con la propria libertà assorbita dalla volontà dello Spirito egli si pone sotto la sua azione e le sue manifestazioni”.

E sottolineando che “l’intelletto umano è quasi del tutto incapace di conoscere Dio”, che “l’estasi è uno dei mezzi per entrare in contatto diretto con Dio” e che “poiché la natura di Dio non può derivare da valutazioni materiali, immaginative o logiche, la fede in Dio supera necessariamente l’intelletto, e colui che vuole credere in Dio in verità deve elevarsi al di sopra di se stesso, del proprio intelletto e del mondo circostante”, don Cannizzaro chiosa: “l’estasi è esperienza che può vivere solo colui che vive una autentica vita di preghiera”.

Ora, evidenzia don Nuccio, “affinché l’uomo conosca Dio deve vivere un cammino di kenosi, deve svuotar se stesso, deve voler che il suo <<io>> muoia a se stesso per vivere, poi, nella luce del Signore Risorto”.

E prosegue: “Matta el Meskin offre a ciascuno di noi una sottilissima descrizione spirituale e psicologica del nostro <<io>> profondo, causa di tutti i mali.

La radice di ogni male è l’<<io>> superbo. Tant’è che l’<<io>> che non muore a se stesso compie delle opere spirituali che … celebrano l’<<io>> stesso, di certo non Dio. E ancora: quell’<<io>> evita il confronto, per paura di rivelarsi per quel che è.

Guardatevi, ammonisce Matta el Meskin, dal seguire il vostro <<io>> e dal nascondere i vostri problemi… Chi nasconde i propri difetti, i propri problemi, vivrà per sempre con loro. L’<<io>> incapace di morire a se stesso non sopporta d’essere sminuito, giudicato, ripreso, disprezzato; l’<<io>> morto a se stesso, invece, desidera essere ripreso poiché arde dal desiderio d’esser purificato…

L’<<io>> che non muore  a se stesso vive conforme ad un falso Vangelo, serve i propri interessi e non obbedisce ai comandamenti di Cristo. Ama essere solo, è esibizionista, non vuole confrontarsi con l’altro. L’<<io>>, poi, inganna, illude, ti fa credere d’aver tutte le virtù dei santi.

Ecco perché quando tu non vinci il tuo <<io>> ti convinci che sei il numero uno. Ti porta a ergerti al di sopra di tutti…

L’<<io>> che muore a se stesso, invece, desidera riconoscere e ricominciare, e gli eventuali rilievi che gli vengono fatti sono, per lui, dolci come il miele…”

Rimarca, poi, don Nuccio che “l’umiltà è la strada maestra che conduce alla santità. Solo l’umile conoscerà Dio. Ma anche chi vive nell’orgoglio e nella superbia può parlar di Dio: il più grande teologo è il diavolo … sa tutto … solo che la pensa all’opposto…

Pochissimi di noi vivono l’esperienza della guida spirituale: dobbiamo metterci in discussione, lasciarci guidare dal padre spirituale.

E la Chiesa è il luogo dove io devo farmi santo, vincendo i miei difetti e quell’<<io>> superbo, radice di ogni male”.

E concludendo, don Cannizzaro suggerisce di “far nostra quella preghiera, cui facevamo riferimento domenica: o Signore Gesù Cristo abbi pietà di me peccatore.

Ripetiamola, lungo la nostra giornata, più e più volte: è una lima sorda che raschia il cuore, toglie la ruggine e lo rende splendente. Ci fa essere santi!”.

E a mercoledì prossimo!

                                                                                                                                                              Antonio Marino

 

 

Le dirette dalla nostra pagina Facebook Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria:

Tema: Scuola di preghiera alla luce degli scritti di Matta El Meskin – Matteo il povero.Parroco: don Antonio CannizzaroQuinto appuntamento in diretta stasera de "Incontriamoci il mercoledì" presso la Parrocchia di San Giorgio della Vittoria Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria.

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 30 ottobre 2019

 

 

Tema: Scuola di preghiera alla luce degli scritti di Matta El Meskin – Matteo il povero.Parroco: don Antonio CannizzaroQuinto appuntamento in diretta stasera de "Incontriamoci il mercoledì" presso la Parrocchia di San Giorgio della Vittoria Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria.2° parte

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 30 ottobre 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

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