Che fai stasera?

Mentre in buona parte del globo terrestre si stanno curando gli ultimi dettagli per poter vivere al meglio la notte di Halloween, noi, forse perché alquanto convinti che le zucche rosse vanno fatte dapprima a fettine, poi fritte, quindi aggiustate a parmigiana, decidiamo d’affrontare questo nostro trentunesimo e ultimo giorno del decimo mese dell’anno stringendo tra mani, occhi, mente e cuore l’ultima fatica letteraria dell’indimenticata presidente nazionale di Azione Cattolica Paola Bignardi, Il coraggio della santità – Per un cammino di vita piena e felice intitolato.

La Bignardi, che lo scorso 24 ottobre questo testo a Reggio ha presentato, ospite dell’Arcidiocesi reggina-bovese, offre al lettore l’opportunità di compiere un autentico viaggio all’interno dei meandri della sua quotidianità, usufruendo di una particolarissima bussola: l’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate che Papa Francesco, incentrandola “sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo”, promulgò il diciannove marzo del 2018.

Tant’è che nella introduzione al primo capitolo la Bignardi scrive: “il rischio di un simile intervento del magistero è che, dopo la sorpresa dei primi tempi, passi quasi in sordina, non contenendo nessuno di quegli elementi che facilmente catturano l’attenzione dei media.

Eppure si tratta di un documento molto importante, che riguarda la vita cristiana di tutti. Un documento da meditare, da trasformare a poco a poco, attraverso le scelte di ogni giorno, in stile di vita, in testimonianza quotidiana, in Vangelo vivente. Un documento da studiare, ma ancor più da meditare e pregare”.

Ed il lettore, mettendosi in cammino lungo le impervie stradine della sua giornata, con in mano – a mo’ di navigatore satellitare – il libro di Paola Bignardi, scoprirà che per esser santi, in fondo, non ci voglia poi proprio tanto…

“Si vive ancora il pregiudizio – evidenzia l’autrice – secondo cui la santità è il destino di personalità eccezionali ed eroiche, e che la misura del cristianesimo comune è quella di una vita cristiana senza eccessi, ispirata più al buon senso e alla misura che alla radicalità del Vangelo e alla totalità di un’esperienza di amore.

Non è ancora passata per altro la convinzione che una vita cristiana di qualità possa stare insieme alle comuni responsabilità della vita: è ancora difficile pensare che la santità è possibile dentro le condizioni ordinarie della vita di tutti e che anzi è un modo di affrontare e vivere ciò che è comune ad ogni persona del nostro tempo.

Molti pensano che una vita cristiana di qualità abbia bisogno di quel raccoglimento, di quel silenzio, di quella calma e solitudine… che l’esistenza dei laici non può avere, dispersa com’è tra lavoro e famiglia, tra il rumore della città e la fretta di arrivare, tra la responsabilità degli impegni e il desiderio di relazioni impegnative”. 

E se “al cuore del documento pontificio vi è l’idea che la santità è gioia; la chiamata alla santità è un invito alla gioia. È un invito non riservato a pochi, ma rivolto a tutti: nella gioia di Dio c’è un posto per tutti e per ciascuno, qualunque sia la sua condizione, la sua vocazione specifica, il contesto nel quale vive”, Paola Bignardi rammenta che “ogni vita racchiude un mistero di bene e di amore, nel quale imparare a credere e che ci dobbiamo allenare a scoprire.

Quella che Papa Francesco esalta e propone è la santità dei semplici, vissuta in maniera eccezionale come ci invita a fare il Vangelo, in cui il Signore ci insegna che solo chi è disposto a diventare come un bambino può accedere al Regno: <<la santità è anche per te>>, scrive Papa Francesco”.

E così, capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, Paola Bignardi, tenendo ovviamente sempre a portata di mano la Gaudete et Exsultate e la Bibbia, ricorda, ad esempio, che “il santo ha il senso dell’umorismo; la sua non è gioia spensierata e superficiale, ma quella che nasce dalla consapevolezza di essere infinitamente amati e si esprime nella comunione fraterna”.

O ancora: “santità è un cammino da fare in comunità, come testimoniano tanti santi, e tra essi i monaci trappisti di Tibhirine, che si sono preparati insieme al martirio. La vita comunitaria – in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa… – << è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani>> (Gaudete et Exsultate 143). La via dell’unità desiderata da Gesù nel discorso di addio passa dai piccoli gesti di ogni giorno”.

E infine: “che chi ci guarda – tuona maternamente Paola Bignardi – non abbia mai a dire che i cristiani sono quelli cui la fede toglie il gusto di vivere, perché impone loro rinunce, sacrifici e doveri che mortificano la vita.

Che il nostro modo di dar senso alle cose, di pensare l’esistenza, di attraversarne le esperienze belle o faticose possa mostrare che la fede ci apre la prospettiva di una vita piena, di un’umanità intensa, nella cui bellezza, come in filigrana, è possibile intravedere il disegno originario del Creatore. Che anche di ciascuno di noi si possa dire: <<beato te che hai creduto!>>

Insomma, se le premesse son questo, forse conviene a ciascuno di noi porre sul proprio comodino il testo della Bignardi, unitamente alla Gaudete et Exsultate e alla Bibbia: evitando però che diventino divano per la polvere…

Anche perché, se stasera decideremo di uscire, potremo pur anche farlo: evitando, però, d’indossare mascheracce che snaturano quel volto che il buon Dio ha pensato, scolpito e amato per ciascuno di noi…

Stare insieme, far festa son cose buone e giuste: evitando però di viverle sotto l’egida di usanze che nulla hanno a che fare col nostro essere a immagine e somiglianza di Gesù…

E allora, in attesa di risentirci domani, sempre sul sito nostro, col resoconto della meditazione omiletica di don Nuccio Cannizzaro nella Solennità di Tutti i Santi, prendiamo a cuore il desiderio d’esser santi … dell’ordinario…

Ci proviamo?

                                    Antonio Marino  

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