Lavate col sangue

Attraversare la grande tribolazione.

Rinnegare se stessi.

Abbracciare la Croce.

Don Nuccio Cannizzaro indica, al cuore della sua meditazione omiletica, il cammino, le tappe da percorrere per “esser santi”.

È gremito il Tempio della Vittoria per la Solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 11 nella Festa di Tutti i Santi.

“Celebriamo oggi – attacca il predicatore – una festa che lentamente acquista sempre un altro significato… E questo erroneo mutamento è frutto dell’ignoranza che alberga nei cristiani e della falsità ideologica del mondo. Date un’occhiata alla prima pagina del foglietto: notate che l’immagine riporta i volti di alcuni santi? È una immagine che induce a pensare che oggi è la festa di tutti i Santi. Quindi … tutti … oggi … facciamo l’onomastico? Assolutamente no! Oggi viviamo ben altra festa! Facciamo, si, riferimento a tutti i Santi: ma … a quali? I Santi cui oggi la Chiesa fa riferimento stanno in due posti: in Cielo ed in Terra!

È oggi la festa della Santità nella Chiesa, festa che è Celeste e Terrestre! Celebriamo i santi canonizzati. Celebriamo poi tutti coloro che pur essendo santi, non lo sono ufficialmente, non sono stati riconosciuti dalla Chiesa: sono i cosiddetti santi anonimi. C’è, insomma, la santità anche in mezzo a noi…”

Introduce, quindi, don Nuccio, alcuni riferimenti storici inerenti l’odierna Solennità: “conosciamo tutti il Pantheon? I romani lo costruirono dedicandolo a tutti gli dei da loro venerati. Il 13 maggio 609 Papa Bonifacio IV decise di convertirlo in Basilica cristiana, dedicandola alla Madonna e ai martiri: in quella occasione iniziò il culto di Tutti i Santi.

Venne poi, nell’835, ufficialmente fissata al primo novembre”.

Ora, puntualizza don Nuccio, “la santità è, anzitutto, un dono. E chi può diventar santo? Solo quelli che non commettono peccati? No! Ricordiamo San Paolo? Era un delinquente; chiamato dal Signore, si pentì, divenendo poi quel gran Santo che tutti conosciamo.

E San Francesco d’Assisi? Ricco, mangiava e beveva e si divertiva: comprese che tutto ciò non aveva senso alcuno, abbandonò tutto e divenne il Serafico Padre Francesco… Pertanto: la santità può convivere col peccato? Certamente! Anzi, aggiungiamo: la santità è un obbligo che riceviamo con il Battesimo. Ecco perché, proprio oggi, celebriamo questa nostra vocazione alla santità.

Come diventare santi? Siamo chiamati a passare, come ci ricorda l’Apocalisse, attraverso la grande tribolazione; dobbiamo desiderare di morire a noi stessi per rinascere a nuova vita; dobbiamo, quindi, abbracciare lungo il nostro incedere la Croce… La Santità, insomma, è un dono dello Spirito: per diventar Santi dobbiamo svuotarci del nostro IO, dobbiamo riempirci di umiltà”.

E se oggi, prosegue il parroco, “celebriamo la grande Santità nella Chiesa, domani, 2 novembre, pregheremo per quelle anime che sono in cammino verso la santità. Per quelle anime, insomma, che sono in una condizione d’attesa: pregheremo, dunque, per le anime del Purgatorio, per quelle anime che hanno bisogno di purificarsi”.

In Purgatorio, poi, sottolinea don Nuccio, “vige ancora lo … scorrere del tempo… All’inferno c’è una sofferenza eterna; in Paradiso c’è una eterna gioia. In Purgatorio vige ancora il tempo e lì, le anime, fanno due cose: soffrono e sperano. Per intenderci: partorendo il proprio figlioletto, la mamma soffre i dolori del parto ma gioisce poiché è consapevole di dar la vita ad una nuova creatura.

Quindi: al Purgatorio, le anime, soffrono per i peccati e sperano di vedere Dio. Le nostre preghiere abbassano il dolore e abbreviano il tempo della Speranza”.

E infine: “nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse, vediamo queste anime con abito bianco, segno di purezza, e con una palma in mano, simbolo di vittoria. Quell’abito è bianco poiché è stato lavato nel … sangue. Dovrebbe esser macchiato? Assolutamente no! Poiché è il … sangue del Cristo!

Ed ecco tornare il Battesimo: l’acqua, nel fonte battesimale, consacrata dalla Spirito Santo, è immagine del … sangue del Cristo. Ed ecco la chiamata alla Santità: proprio col Battesimo noi cominciamo quel cammino che, se lo vorremo, ci porterà ad esser santi…”

Insomma: il dado è tratto!

All’opera per … ebbe a dire don Tonino Bello … essere “soprattutto uomini. Fino in fondo. Anzi fino in cima. Perché essere uomini fino in cima significa essere santi”.

                                                            Antonio Marino

  

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