La memoria e il rispetto

Nel giorno in cui la Chiesa Universale fa memoria di San Carlo Borromeo, l’italico popolo celebra le forze armate. O, per esser più precisi, il 4 novembre gli abitanti dello stivale tricolore celebrano il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, facendo memoria grata verso i caduti di tutte le guerre.

 

 

In riva allo Stretto, nella nostra Reggio, il 26 maggio 1935 veniva solennemente inaugurato il Tempio della Vittoria, destinato dall’allora parroco don Demetrio Moscato al ricordo dei morti nel Primo Conflitto Mondiale e a glorificazione della Vittoria (cfr. Antonio Marrapodi, “La Parrocchia di San Giorgio al Corso – Tempio della Vittoria in Reggio Calabria”, 2014).

 

 

Ottantaquattro anni dopo, a sera del quarto giorno novembrino dell’Anno del Signore 2019, è il parroco don Nuccio Cannizzaro a presiedere la Celebrazione Eucaristica nel suo – e di ciascun reggino – Tempio della Vittoria!

 

 

Al centro dell’Altare, dinanzi la Mensa, è posto “il grande libro – evidenzia, alla meditazione omiletica, don Nuccio – che custodisce i nomi dei seimila giovani della provincia reggina morti nella Grande Guerra. Di questi giovani, stasera, in questa nostra Chiesa, facciamo memoria grata: lo facciamo qui poiché è questo il Tempio voluto per ricordarli.

Per far memoria di quei giovani morti nel conflitto mondiale del 1915/18, per coloro morti nelle guerre successive, per tutti quei militari morti per causa di servizio, nell’adempimento del loro dovere”.

E questa nostra Chiesa di San Giorgio, prosegue don Cannizzaro, “nasce per custodire questa storia:

 

 

c’è la Cappella dedicata ai caduti coi due cippi per i <<Caduti per la Patria>> e per i <<Caduti per la Causa Nazionale>>.

 

 

È questa sul territorio cittadino, metropolitano, regionale, l’unica Chiesa a conservare il cofanetto in legno entro il quale giace questo grande libro coi nomi dei caduti.

 

 

E poi basta guardare la facciata, il portone, o alzare gli occhi al tetto scrutando i volti di militari e le palme della Vittoria per cogliere il … senso di questa nostra Chiesa: fare memoria del sacrificio vissuto da migliaia di nostri giovani che … avrebbero potuto vivere lungamente, avrebbero potuto generare vite nuove … invece … hanno dato la loro vita per la Patria, per la libertà, dei loro contemporanei e, non scordiamolo mai, anche nostra…

 

 

È, insomma, questa nostra Chiesa di San Giorgio della Vittoria un grande contenitore di memoria storica”.

Una memoria, specialmente in questi tempi, che, puntualizza il parroco, “va, non solo custodita, ma difesa. Senza memoria non c’è futuro. È la memoria a fare l’identità nostra, ed un popolo senza una chiara identità è un popolo di vinti, di sconfitti… E noi facciamo di tutto per perdere la memoria, anche della nostra storia cristiana.

 

 

Ecco perché – e soprattutto coloro che gestiscono la Cosa Pubblica – siamo tenuti, anzi, obbligati a conoscere e rispettare la storia e le tradizioni civili e militari di questa nostra Terra, che in tanti, in troppi, disconoscono. Poiché l’ignoranza è la madre di tutte le disgrazie: l’ignoranza distrugge, la cultura edifica…”

E ricordando quel “grande riformatore che fu San Carlo Borromeo” che “portò a Milano il vento del rinnovamento soffiato dal Concilio di Trento, rinnovando il rito ambrosiano” don Nuccio Cannizzaro lascia, nell’animo di quanti han potuto e voluto vivere il Divin Sacrificio del 4 novembre al Tempio della Vittoria, un … impegno preciso: “San Carlo Borromeo in terra lombarda … ma anche il nostro Vescovo Mons. Annibale D’Afflitto, che come il Borromeo visse il Concilio di Trento, portando tra i nostri avi tutti i dettami dell’assise conciliare … così come Uomini di Dio come il Cardinale Carlo Caffarra, il Cardinale Carlo Maria Martini, il Padre Carlo Longo, per lungo tempo chiamato a vivere il suo ministero sacerdotale e il suo impegno verso la scoperta, la salvaguardia e la diffusione della storia proprio della e nella nostra Reggio, sono figure di Pastori capaci di mettersi alla testa del popolo, indicando l’orizzonte verso cui tendere.

Non ebbero paura di niente e di nessuno, non si mescolarono in mezzo al gregge per paura dei lupi… Ecco, noi, stasera, ricordando quei giovani che si sacrificarono per difendere la Patria, la loro e nostra storia, la loro e la nostra identità, siamo chiamati a non aver paura d’essere Uomini disposti, anche fino al martirio, a difendere ciò che siamo, nonché le nostre radici e le nostre autentiche tradizioni…”

Insomma, ci permettiamo chiosar noi, per non travisare o scombussolare la memoria storica è opportuno, anche, sapere dove andare per trovare tracce vere dei tempi e dei fatti che furono…

                                                                                                                                                            Antonio Marino

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