Incontriamoci il mercoledì – 6

“La santità si ottiene solo attraverso la partecipazione all’Eucaristia”.

La sottolineatura, pronunciata guardando negli occhi quanti han scelto di vivere l’appuntamento, oramai tradizionale, con la Catechesi del mercoledì, don Nuccio Cannizzaro la incastona nell’ultimo tratto dell’incontro, dedicato stavolta alla “visione di Dio”.

Sempre allacciandosi agli scritti di Matta el Meskin, il parroco di “San Giorgio della Vittoria” incentra il sesto mercoledì catechetico sulla possibilità che l’uomo ha di vedere Dio: “veder Dio – attacca don Nuccio – non significa comprenderlo o circoscriverlo. Veder Dio significa conoscerlo…”

E citando Matta el Meskin, don Cannizzaro prosegue: “è in base alla sua purezza, al suo amore, alla sua sottomissione e alla sua umiltà, che l’uomo può percepire Dio e conoscerlo; più l’uomo avanza nelle proprie virtù, più si allarga il suo campo di visione di Dio, e più Dio gli si manifesta”.

L’umiltà, insomma, “è la vera strada per veder Dio. E la visione di Dio è proporzionale alla nostra santità”. 

Pertanto, evidenzia don Nuccio, “solo raggiungendo la santità che lo abiliterà alla visione perfetta l’uomo potrà veder Dio <<come egli è >>”.

Senza scordare che “questa visione non può apparirci interamente, adesso, in questa vita, a causa della corruzione della nostra natura. Corruzione che però non è totale e ci lascia sempre un’opportunità di conoscere Dio, alla quale dobbiamo aggiungerne un’altra, quella inscritta nel più profondo di noi stessi, che ci aiuta a superare la corruzione e ci permette di crescere nella conoscenza di Dio”.

Ora, argomenta il parroco, “la fede è in realtà una forma di visione: chi crede in Dio, per certi versi già lo vede”.

Fatto sta che “solo raggiungendo una santità perfetta, priva completamente della corruzione della sua natura, l’uomo vedrà Dio come egli è, in una visione chiara. E poiché la santificazione, la purificazione e la giustificazione, fattori essenziali della visione, sono tutti legati alla fede, e poiché la fede, per sua natura, diminuisce, aumenta, cresce e si arresta a causa della sua dipendenza e dei suoi legami con la natura dell’uomo, che muta ed è suscettibile di crescere e di evolvere, così, anche la visione di Dio, cioè la sua conoscenza, è soggetta al cambiamento e alla crescita”.

Tuttavia “è forse impossibile a Dio manifestarsi all’uomo?”

E a tale interrogativo don Nuccio così risponde: “nulla è impossibile a Dio! Dio può manifestarsi all’uomo: l’ha fatto in maniera ineffabile nel mistero dell’Incarnazione divina permettendo all’uomo di vedere Dio attraverso la mediazione del Cristo che si fa carico di annientare, fin dal momento in cui appare, tutti gli ostacoli dovuti alla natura corruttibile dell’uomo…”

Così, “la manifestazione di Dio secondo il beneplacito della sua volontà è il solo mezzo per eliminare tutti gli ostacoli alla visione chiara e permettere all’uomo di raggiungere, attraverso la visione stessa, una perfetta santificazione. Ma questa visione è solo temporanea e il suo effetto non dura indefinitivamente, a differenza della visione chiara della vita futura che raggiungerà la perfezione nell’unione eterna”.

Introduce, quindi, don Cannizzaro, la “differenziazione tra visione di Dio e manifestazione o apparizione di Dio. Se la visione di Dio è basata sui nostri meriti, nella manifestazione o apparizione di Dio è Dio stesso a rivelarsi, secondo la grandezza del proprio amore, della propria misericordia e benevolenza. La visione di Dio, invece, comprende ciò che l’uomo intravede delle qualità divine a seconda delle proprie capacità e della propria santificazione”.

Insomma: “quel che era impossibile all’uomo attraverso lo sforzo o il merito, cioè la visione di Dio, divine possibile tramite la manifestazione di Dio quale prova d’amore e dono gratuito della grazia. E la manifestazione di Dio è data all’uomo senza restrizioni né condizioni, senza sforzi né meriti, perché il Signore accorda all’uomo la capacità e la santità che gli permettono di vedere Dio come egli è, o piuttosto come a lui piace rivelarsi”.

E il tema della “visione di Dio”, chiosa don Nuccio, “è tema centrale del cristianesimo, poiché traduce l’efficacia dell’incarnazione e l’attualizzazione della fede”.

Nell’ultimo tratto del settimanale cammino catechetico don Cannizzaro, facendo suo il suggerimento di Matta el Meskin offre, proprio sulla visione di Dio, alcune indicazioni e riflessioni tratte dagli scritti di Teofilo di Antiochia, Ireneo di Lione e Cirillo di Alessandria”.

E se Teofilo di Antiochia rammenta che “l’autentica visione di Dio può aversi solo se l’uomo acquisisce l’incorruttibilità o l’immortalità, non soltanto dal punto di vista dell’anima, ma anche dal punto di vista del corpo attraverso la risurrezione”, Ireneo di Lione sottolinea che “è il Figlio che, rivelandosi ha permesso di conoscere il Padre, perché la conoscenza del Padre può avvenire solo attraverso la manifestazione del Figlio. Il Padre è l’invisibile del Figlio e il Figlio è il visibile del Padre”. 

Cirillo di Alessandria, invece, evidenzia che “il corpo stesso, fin dalla vita presente, riceve una certa parte del mistero dell’unione a Dio partecipando all’Eucaristia nella quale entra in comunione con la carne vivificante di Cristo. E l’unione con Dio, che è il fine di tutti i fini, non è la meta inaccessibile, ma il tesoro nascosto nella partecipazione ai santi misteri, tanto accessibile e reale quanto il fatto di gustare il pane e bere al calice”.

Dunque, chiude Don Nuccio, “è vivendo l’Eucaristia che otterremo d’esser santi, ottenendo così di poter vedere Dio”.

E a mercoledì prossimo!

                                     Antonio Marino

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