Incontriamoci il mercoledì – 7

“Uno stato di unione a Dio che i Padri chiamano … <<divinizzazione>>”

È alquanto complicata e altrettanto pratica e comprensibile la settima Catechesi del mercoledì.

Don Nuccio Cannizzaro, ancora una volta assieme a Matta el Meskin, introduce dapprima il … “cos’è la visione di Dio”, quindi “la ricerca dell’assoluto”, infine “l’unione a Dio”.

Attacca, il parroco di “San Giorgio della Vittoria”, rammentando che “colui che sconfigge il peccato, che abbandona le passioni, vedrà il Signore. Solo vedendo il Signore costui acquisterà la libertà dello Spirito.

E l’uomo libero nello Spirito può fare ciò che vuole e mai sbaglierà… Anche perché, quando la conoscenza di Dio è perfetta, cessano le suggestioni del male; quando la nostra coscienza si unisce al Signore, cessano le nostre tentazioni… In preda al demonio resta chi si allontana da Dio; nell’uomo lontano da Dio ad elevarsi è l’io, ed i suoi pensieri sono sempre più vinti dall’egoismo, dalla superbia, dall’orgoglio, dalla vanità…

Tant’è che Antonio il Grande, fondatore del monachesimo nonché grande maestro di vita spirituale e fine teologo spirituale, citato da Matta el Meskin, scrive: fin quando l’intelletto non si sia avvicinato a Dio, l’ingannatore, che è il demonio, si erge in esso come il cedro del Libano.

Ma una volta che l’intelletto si sia avvicinato a Dio, unendosi a lui e diventando con lui uno, l’ingannatore, che prima vi si era innalzato non si manifesta più”. E ancora, e sempre citando Antonio il Grande, riportato dal nostro Padre del deserto, ecco gli elementi fondamentali della visione di Dio:

1) per accedere alla visione di Dio, è necessario sbarazzarsi di tutte le passioni, dei peccati e delle loro conseguenze;

2) Bisogna praticare le virtù – silenzio, ascolto, preghiera, non criticare, non essere curiosi, non giudicare… – che portano all’ascesi;

3) è necessario desiderare ardentemente Dio e amare la verità;

4) la visione della Verità, che è Dio, ci libera dalla schiavitù del peccato e ci eleva al livello dei figli di Dio che non peccano”.

E richiamando Matta el Meskin don Nuccio ammonisce: “l’intelletto che s’allontana dalla conoscenza e dalla contemplazione di Dio diviene ambiente ideale del demonio…”

Cita Sant’Agostino … “ho cercato anch’io il mio Dio, per potere, non solo credergli, ma anche un po’ vederlo” … evidenziando che “non potrà esserci visione di Dio se non ci sarà in noi autentica fede in Dio… Fermo restando che, come dice Giovanni di Dalyatha … <<è la gloria della sua natura ch’egli mostra ai suoi amati, non l’essenza stessa della sua natura, per questo è detto che Dio nessun uomo l’ha mai visto>> … ciascuno di noi potrà contemplare la gloria di Dio, non la sua essenza, che mai nessuno ha visto, manco i Santi, sconosciuta anche alla Madonna…”

Introduce, quindi, don Cannizzaro, quel concetto tanto caro ai Padri: “la divinizzazione … tutti i Padri della Chiesa sono concordi nell’affermare che attraverso l’Incarnazione di Cristo la natura umana nel suo insieme è stata dotata di una nuova capacità: essa può ricevere ormai la grazia di una nuova creazione dall’alto in acqua e Spirito grazie alla mediazione del Cristo. In questa nuova creazione, la natura umana si trova, per grazia, in uno stato di unione a Dio che i Padri esprimono con il termine <<divinizzazione>>…”

Non a caso, rimarca don Nuccio, Atanasio sottolinea che “Egli divenne uomo affinché noi fossimo deificati; Egli si rivelò mediante il corpo affinché noi potessimo avere un’idea del Padre invisibile; Egli sopportò la violenza degli uomini affinché noi ereditassimo l’incorruttibilità… E sempre Atanasio: come il Signore, avendo rivestito il corpo è divenuto uomo, così noi uomini, essendo assunti nella sua carne, siamo divinizzati ed ereditiamo allora la vita eterna…”

Ora, prosegue il parroco, “secondo i Padri, il concetto di divinizzazione non consiste nella trasformazione della natura umana in natura divina, ma nella abilitazione della natura umana a vivere in comunione con Dio in un rapporto d’amore, eliminando con ciò il principale ostacolo che separa l’uomo dalla vita di Cristo, cioè il peccato.

Pertanto, l’unione a Dio significa la trasformazione continua di una vita secondo il corpo in una vita secondo lo Spirito, che noi compiamo nella fede, nella fatica e nelle lacrime, ogni giorno e in ogni ora, in base alla volontà di Dio e alle esigenze del regno proclamate dal Vangelo. Insomma: il mistero dell’unione dell’umanità al Cristo non è il fine ultimo soltanto dell’Incarnazione, della Croce, della Resurrezione, ma della creazione tutta intera”.

E quel che oggi viviamo, evidenzia don Nuccio, “attraverso i Sacramenti è anticipazione di quel che vivremo in Cielo… L’Eucaristia, poi, è il Sacramento della nostra deificazione. E grazie alla preghiera siamo in cammino sulla via del regno e, grazie all’unione a Dio, tocchiamo il regno, che non è lontano da noi, poiché è dentro di noi. L’unione a Dio della quale i santi hanno fatto esperienza è il luogo nel quale sfocia ogni sforzo e ogni ricerca nostra… E Matta el Meskin dice: l’anima è la sposa giustificata, adorna di santità e lo sposo è l’agnello immolato per l’anima ch’egli si è scelto come fidanzata”.

E prima di concludere, dando appuntamento a “mercoledì 27 novembre, poiché mercoledì prossimo salta il nostro incontro”, don Nuccio, riallacciandosi al tema dell’Incarnazione del Cristo, offre spunti di riflessione sul “Natale: cosa celebriamo noi? Babbo Natale … l’albero … la frenesia a far regali … la pace … la fraternità? No! Il Natale è la deificazione dell’uomo: Dio scende sulla Terra per far divinizzare l’uomo di ogni tempo.

Mirabili sono i sermoni sul Natale di San Leone Magno: li conosciamo? Li ascoltiamo annualmente? Ovviamente no! Ci lasciamo distrarre, vivendo un Natale senza Dio… Quest’anno noi proporremo ai nostri parrocchiani e alla Città tutta un Natale alternativo! Ovvero: proporremo di celebrare il Natale proprio con Gesù.

Vogliamo rimettere al centro il presepio e il Bambinello Gesù… Il Natale, il grande mistero dell’Incarnazione di un Dio che sceglie di farsi uomo per consentire all’uomo di divinizzarsi… Ecco il Natale, ecco l’essenziale importanza di una Solennità da celebrare con immensa e particolareggiata consapevolezza…”

 

E a mercoledì 27 novembre!

                                                                                                                                                   Antonio Marino

 

Video in diretta dalla nostra pagina Facebook: Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria:

 

Tema: Scuola di preghiera alla luce degli scritti di Matta El Meskin – Matteo il povero.Parroco: don Antonio CannizzaroSettimo appuntamento in diretta stasera de "Incontriamoci il mercoledì" presso la Parrocchia di San Giorgio della Vittoria Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria.

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 13 novembre 2019

 

 

 

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