Ieri girovago, oggi pellegrino

  “Ogni essere umano viene al mondo con un talento unico, inimitabile. E con il compito di riconoscerlo e di farlo fruttare. Quando scopri il tuo talento e lo eserciti, stai partecipando al disegno della Creazione…”

È gustando  “Avrò cura di te” di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini che trascorro i minuti antecedenti ad uno dei più semplici e al contempo misteriosi incontri che abbia, fino ad oggi, il Crocifisso Risorto voluto donarmi…

L’appuntamento è segnato per le ore dieci, ovviamente al suo e, per grazia di Dio, anche mio Tempio della Vittoria…

Prendiamo posto su di una panchina, in piazza, proprio innanzi il maestoso portale…

La chiacchierata muove da una mia fissazione: faccio notare che in un post, su Facebook, ha allegato, tra le altre, l’immagine di un taccuino, intrigante per me assai…

“L’ho preso ad Assisi” confida Michele D’Agostino, il seminarista di San Giorgio della Vittoria che, proprio domani, sabato sedici di novembre, riceverà, per l’imposizione delle mani dell’Arcivescovo Metropolita Padre Giuseppe Fiorini Morosini, l’ordine del Diaconato…

Cito quel taccuino perché, in fondo, mi sarebbe piaciuto sfogliarlo, sbirciare tra le righe, cogliere quelle sensazioni vissute da Michele lungo le giornate trascorse ad Ortì, al Monastero della Visitazione…

Tuttavia, la domanda ha ben altro tenore: Michele, cominciamo da quel tuo primo risveglio in Seminario…

“Era il venti ottobre del 2014… Fu, per me, un nuovo inizio … dopo un tempo di forte travaglio… E quel giorno, aprendo gli occhi al giorno nuovo, avvertii di star vivendo un… mattino di Pasqua! Avvertii proprio quella serenità … che vien dopo il frastuono dei giorni della Passione… Mi svegliai in un luogo che suscitava in me il sentimento dell’accoglienza…”

Un tempo, ripeto quasi tra me e me, di forte travaglio…

“E si – sorride Michele – sai, io, scopro cosa sarebbe stato di me a quindici anni. A Cucullaro, ad un campo Giovanissimi di Azione Cattolica, guidato da don Sasà Santoro e don Valerio Chiovaro sento forte, dentro di me, quel desiderio … essere come loro, come don Sasà e don Valerio, essere prete… Provai una paura terribile, volevo assolutamente fuggire il più lontano possibile da quel sogno… Tant’è che lo tenni nascosto, dentro di me, per tanto tempo… Nel 2005, poi, mentre stavo a Roma, morì mia nonna, alla quale ero legatissimo tanto da considerarla una seconda mamma: questa … cesura … mi mandò in tilt… E svuotai il sacco…!!! Raccontai il mio sogno: l’allora Parroco mio, don Nuccio Santoro, mi mandò dall’allora Rettore del Seminario, don Santo Marcianò… Entrai così al <<Pio XI>>, rimanendovi, però, a quell’epoca, solo sei giorni… Poi, non resistetti e…feci le valigie e andai via…”

C’è un metodo per comunicare ai genitori una decisione simile? Come annunciare a papà e mamma che…ho deciso d’esser prete?

“Lo dissi dapprima a mamma: era seduta sul divano, le dissi … mamma entro in Seminario… Calò il silenzio; poi, con una faccia triste, disse: ora lo dici tu a tuo padre… Mio padre desiderava il nipotino, un nipotino che portasse il suo nome…

Tuttavia, all’annuncio mio, trovò il modo di farsene una ragione… In seguito, però, mi confidarono che, in fondo, una scelta simile se l’aspettavano, avendo sempre notato il mio entusiasmo e la mia gioia nell’andare al catechismo, nello stare in Chiesa, nel vivere la vita di Parrocchia… Gioia ed entusiasmo che non erano figlie d’esempi familiari, non essendo i miei genitori assidui praticanti…”

E don Nuccio Santoro, che di certo anche ora, affacciato alla finestra della Casa Padre, dove dimora dal diciannove marzo 2018, ci starà ascoltando, che … ruolo ebbe?

“Don Nuccio Santoro è la stella polare del mio discernimento. Uomo di Dio silenzioso, timido, m’ha tramesso il desiderio di servire Dio nella quotidianità. È per me esempio autentico di paternità. E poi, mi ha portato ad amare la diocesanità, mi ha insegnato ad aprirmi all’arricchimento proveniente dal confronto e dal varcare i propri confini…”

E a proposito di diocesanità: domani l’intera Arcidiocesi Metropolitana si stringerà a te…

“Domani sera, il mio parroco don Nuccio Cannizzaro mi aiuterà nell’indossare la Dalmatica, l’abito proprio del Diacono… Ecco, tramite il mio parroco sarà la Chiesa a porre sulle mie spalle quell’abito, poiché è lei, la mia Madre Chiesa, che con quell’abito servirò…”

Per un istante, però, torniamo agli anni in Seminario: posso chiederti se ci son state difficoltà…

“Ho vissuto il tempo del Seminario con la valigia sempre pronta sotto al letto. Nasco girovago – ed ho tanto girato, Roma, Anagni, ho anche studiato psicologia – divenendo poi pellegrino… Tengo sempre dinanzi agli occhi miei l’immagine di Gesù che cammina, a piedi! Poiché camminando a piedi puoi notare i dettagli, puoi guardare negli occhi tutti coloro che incontri… Tant’è che il Seminario l’ho sempre considerato come … la strada! Gesù scelse i suoi e li mise in strada, a camminare, affinché diventassero Uomini… Ecco, il tempo formativo del Seminario, il tempo della maturazione, del divenire Uomo, è il tempo, per me, della strada, del movimento…”

Ascoltare Michele è vivere quella stessa esperienza vissuta da un giovanissimo Stanislao nei corridoi della Curia di Cracovia, allorquando si trovò ad ascoltare un tale in talare nera, un tale che affascinava poiché ascoltandolo provocava voglia, al giovanissimo Stanislao, d’andare ad inginocchiarsi ai piedi del Tabernacolo… Quel tale in talare, all’anagrafe, era stato registrato con il nome di Karol…

“Inquietudine ed attesa – prosegue Michele – hanno abitato ed abitano la mia vita. Ero inquieto a tal punto da divorare tutto, qualsivoglia cosa o esperienza, pur di colmare quel vuoto… Oggi mi considero un cercatore innamorato di Dio… Un innamorato, lo riconosco, con un caratteraccio…”

Un caratteraccio che si ritrova, però, dallo scorso luglio, a vivere anche la responsabilità della Pastorale Giovanile diocesana…

“È bello scoprire la creatività di Dio, in ogni occasione ed in ogni incontro… Avevo compreso, da un po’, che lì, in Pastorale Giovanile, sarei finito con l’essere l’incaricato. Però, così presto, prima ancora dell’Ordinazione Presbiterale, non ci pensavo affatto.

Ho accettato consapevole che è Dio ad agire: io non sono pronto per un tale incarico, e non lo sarei stato manco fra dieci anni… Lascio che sia Lui, il mio Signore, a spiazzarmi, ancora una volta: Lui sa che io, nonostante il carattere mio forte, trovandomi in situazioni di responsabilità mi sento, come dire, schiacciato… E dunque, Lui, sa che dovrà faticare parecchio, ma io di Lui mi fido, ne sono follemente innamorato!”

All’unisono, trattando di quel … fidarsi e affidarsi a Dio, chiamiamo in causa Matta el Meskin, il padre del deserto cui don Nuccio Cannizzaro sta facendo riferimento durante le Catechesi del mercoledì, incentrate sulla preghiera…

“I nostri giovani hanno bisogno d’incontrare preti, suore, cristiani innamorati di Dio: solo così avvertiranno quella struggente nostalgia che solo Dio provoca, quel desiderio ardente d’incontralo, conoscerlo, assaporarlo. E la preghiera diverrà il sapore di quel rapporto.

 

Il cristiano deve, con la propria vita, proporre Dio ai giovani: la preghiera sarà lo strumento che terrà vivo, vispo, il rapporto con Dio. Insomma, la preghiera è il linguaggio dell’Amore: tale linguaggio … lo puoi spiegare? No! Lo puoi solo praticare…!!!”

Chiedo lumi sulla Pastorale Giovanile, programmi, progetti…

“Chi sono i giovani di Reggio-Bova? Dove stanno? Di cosa hanno bisogno? Ecco, queste domande ci accompagneranno lungo questi primi tempi… Trovate le risposte, conosciuti i volti dei nostri giovani, potremo poi metterci a buttar giù un progetto, assolutamente però ancorato alla nostra realtà, non calato dall’alto… Anche perché, ciò che preme alla Pastorale Giovanile è il far scoprire ad ogni giovane la bellezza dell’essere Uomo, autentico, fino in cima, avrebbe detto don Tonino Bello. Il Natale è alle porte: Dio si fa Uomo per farci capire quanto sia speciale esserlo, davvero, pienamente, seriamente…”

Un ultima domandina: il celibato dei preti … rinuncia o dono?

“Ogni cosa importante … capisci che lo è … se comporta una rinuncia… Ricordi la famosa porta stretta citata da Gesù? Noi, da quella porta, vorremmo passarci con tutte le nostre zavorre… Siamo, invece, chiamati all’essenziale, alla qualità… Ogni qualvolta Dio ci propone un progetto, pretende che venga vissuto qualitativamente al massimo: il celibato fa concentrare il prete su quella cosa cui è stato vocato, e gli consente, senza distrazione alcuna, di viverla bene, anzi benissimo! E poi … il celibato è un dono, un regalo che viene da Dio… Il Signore in mezzo al popolo ne scelse alcuni, non tutti: attenzione, i preti non sono stirpe privilegiata, migliore degli altri… Assolutamente no: vivono di impulsività e desideri… Tuttavia ai preti Dio dona la forza di resistere alle tentazioni, chiamandoli ad esser custodi di un bene più grande…”

È oramai quasi mezzogiorno quando ripongo nel taschino la penna: dall’altro lato della strada un uomo, con una fisarmonica abbracciata al busto, suona note tratte dalla Traviata … Libiamo, libiamo ne’ lieti calici, che la bellezza infiora

Ebbene si: riempiamoli questi calici, brindiamo!

Brindiamo caro Michele, poiché Dio ha saputo, in te, compiere un capolavoro davvero suggestivo: chi incrocia il suo sguardo al tuo … si sente amato … si sente protetto … si sente a casa… si sente proprio come ebbe a sentirsi l’Apostolo Giovanni, poggiando il suo capo sulla spalla del Maestro…

Grazie Michele!

Buon proseguimento di cammino, caro Michele!

E grazie a Te, o Dio, per averci fatto il dono di vivere proprio qui e ora, fianco a fianco al tuo e nostro Michele…

                                                                                              Antonio Marino

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