Mio Dio, mio Tutto

“…io mi offro e mi consacro…”

È l’inno alla Madre del Fiat a concludere la Veglia di Preghiera, voluta dalla Pastorale Giovanile diocesana, unitamente alla Comunità Parrocchiale di “San Giorgio della Vittoria” ed al Seminario Arcivescovile “Pio XI” e vissuta, proprio al Tempio della Vittoria, a sera del quindici novembre, venerdì, immediata vigilia del giorno in cui Michele D’Agostino, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria dell’Arcivescovo Padre Giuseppe Fiorini Morosini diverrà diacono…

A presiedere il tempo dell’orante raccoglimento è don Sasà Santoro, Rettore del Seminario e Vicario Generale dell’Arcidiocesi reggina-bovese.

Tocca, però, a don Nuccio Cannizzaro, il parroco, introdurre l’incontro, auspicando “che il Signore accolga la nostra preghiera: desideriamo pregare per Michele che, col diaconato, s’appresta a vivere gli ultimi mesi antecedenti all’ordinazione sacerdotale, desideriamo pregare per ciascuno di noi, affinché ognuno di noi sappia ascoltare e mettere in pratica quanto il buon Dio sussurra…”

All’omelia, don Sasà attacca ricordando che “l’Amore ama e non chiede mai nulla… Se l’Amore dovesse chiedere una conferma per affermare la sua ragion d’essere … non sarebbe più Amore… Ecco, perché, caro Michele, al titolo di questa veglia, posto ai piedi del Crocifisso di San Damiano, dobbiamo apportare una modifica: il titolo dice così … <<io ti ho amato così… e tu?>> Quel … e tu … caro Michele, andrebbe tolto, poiché non è Gesù a rivolgerlo a te.

Siamo noi, è ciascuno di noi a chiederti: cosa provoca in cuor tuo questo infinito amore del Signore? Gesù soltanto ti dice: Michele, io ti ho amato, così, donandoti la vita… E mi piace pensare che protagonista di questa sorta di dialogo con Gesù sia ciascuno di noi… E che a ciascuno di noi Gesù dica: ti chiedo d’essere felice, facendo così felice me, regalando tu, agli altri, tanta felicità….”

E ancora: “preoccupati, caro Michele, di fare in modo che il mondo dica bene di te perché Dio dice bene di te; Dio dirà bene di te se tu dirai bene del mondo, opera della sua creatività. E poi, il buon Dio ti ricorderà d’averti amato attraverso le tue infermità. D’altronde Gesù ha accolto nell’amore i segni della morte… Non temere, caro Michele, delle ferite, delle tue ferite… Dio ti ama in quelle ferite, promettendoti di trasformarle in feritoie, donandoti gioia piena…”

Cita, don Sasà, la Beata Angela da Foligno: “Gesù le disse… cara Angela io non ti ho amato per scherzo… Michele, l’amore di Gesù non è uno scherzo… l’amore di Gesù è per sempre, nulla potrà superarlo, scalfirlo, macchiarlo, indebolirlo… E ricordati: oggi, ai piedi del Crocifisso di San Damiano, ti configuri al Cristo povero; tra qualche mese ti configurerai al Cristo Pastore… Ma: non sarai mai pastore se smetterai d’esser servo, non sarai mai padre se smetterai d’esser figlio…”

Ed avviandosi alla conclusione, don Sasà esorta Michele a “custodire il dono delle lacrime. Lacrime che trasformano il lamento in danza, l’abito logoro in abito da festa… Non aver paura, caro Michele, della notte, delle tue notti… Cerca, proprio in quelle notti, le stelle… Poiché le stelle son visibili solo al buio della notte… È Dio il tuo tutto, in lui solo confida, di lui solo fidati, solo nelle sue braccia abbandonati…”

Tocca poi proprio a Michele offrire la propria versione dei fatti…!!!

Quello di Michele è un racconto estremamente delicato e concreto, le cui radici sono saldamente ancorate a “queste parole … io ti ho amato così…e tu? … scritte dietro un piccolo Crocifisso di San Damiano, e a quell’abbraccio, forte, paterno…”

È così che … tutto ebbe inizio.

E questa storia, così complicata e perciò affascinante poiché solo Dio poteva tramarla, noi ci permettiamo solo sfiorarla, in punta di penna…

Parla, Michele, di “scontri e incontri, di inciampi, di silenzi, di paure, di una nuova strada che Dio decise di mettere sotto i miei piedi… E così domani, certo d’avere un Padre che mi ama incondizionatamente, mi abbandonerò per sempre al grande Amore…”

Ripercorre, poi, Michele, volti e storie che hanno segnato il suo incedere su questa Terra…

Non ci azzardiamo a riproporli, ci sembrerebbe quasi di violare quel pizzico di velata nostalgia, impastata con una necessaria emozione, che ci siam permessi di scorgere nel tono di voce di Michele: è stato, quello, un tratto narrativo intenso, denotativo del fatto che il buon Dio, si sa, si serve di svariati strumenti, anche di chi ci sta accanto, per far capolino nella nostra vita…

Non poteva, però, mancare il riferimento ai suoi giovani! Quasi indossando il grembiule da direttore della Pastorale Giovanile diocesana, Michele fraternamente sussurra: “amici miei, lasciatevi trovare dal Signore Gesù… io l’ho fatto e … il mio cuore ha tremato di gioia. Lui, il mio Dio, ha ridato dignità al mio essere, libertà al mio fare…”

E quando tutto sta per compiersi, ecco materializzarsi, ai piedi dell’Altare, l’Arcivescovo: aveva vissuto l’intera veglia mischiato tra i tanti che gremivano il Tempio della Vittoria…

“È grande la nostra gioia – esordisce Padre Giuseppe – per quel che sta accadendo: la Chiesa genera i ministeri necessari per la sua sussistenza… E genera, la Chiesa, in forza di quella lunga e faticosa gestazione che è il cammino in Seminario… Pertanto, domani, due saranno gli elementi che susciteranno sentimenti di gratitudine a Dio: la gioia per qualcosa che si genera, la gioia per una gestazione compiuta…

E poi, riallacciandoci al cammino pastorale, non scordiamoci mai d’esser, ciascuno di noi, un tesoro per quella società civile presso la quale siamo stati chiamati alla vita e al servizio: siamo un tesoro, da custodire e migliorare, mai da trascurare… Non possiamo essere superficiali, fidando erroneamente sulla misericordia divina…

E’ errato sostenere che Dio accetta tutto, che Dio non ha pretese: il Signore ha donato ognuno di noi di intelletto ed amore… mettiamoli in azione, agiamo per la crescita nostra e lo sviluppo della civiltà…”

Il Padre Nostro, la conclusiva Benedizione e l’inno alla Vergine del Fiat decretano la fine dell’incontro…

E mentre lesti si ritorna a casa, rimbombano nel cuore le parole di don Sasà: “possa, ogni comunità parrocchiale, vivere una simil notte… preparatoria al diaconato e al sacerdozio di un suo giovane…”

Proprio vero!

Chiunque dovrebbe sperimentare il … battito cardiaco accelerato come fosse una cucitrice … proprio mentre vi è piena consapevolezza d’essere a contatto col Mistero…

                            Antonio Marino

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