Puntata diciassettesima

In ogni casa, almeno in un paio di stanze, incappiamo in fotografie: a colori o in bianco e nero, ritraggono istanti di vita, offrono volti che appartengono al nostro mosaico esistenziale, fissano per l’eternità sensazioni ed emozioni che, forse, non sperimenteremo mai più…

Non a caso, il diciassettesimo artistico caffè, in questo nostro novembre a “San Giorgio della Vittoria”, abbiam voluto sorbirlo assieme alla fotoreporter Adriana Sapone, una donna reggina, una professionista che s’è presa lo schiribizzo di lavorare nel mondo della cinematografia, come assistente di grandi registi, uno su tutti Gianni Amelio, per poi dedicarsi al fotogiornalismo.

“La macchina fotografica – attacca Adriana – è da sempre la mia insostituibile compagna di viaggio. Il fotogiornalismo è la mia vita. In città, ho iniziato la gavetta, da giovanissima, con l’indimenticato Luigi Aliquò e il suo settimanale <<Corriere di Reggio>>.

Dopo una parentesi nel mondo della cinematografia, come assistente alla regia, mi sono dedicata esclusivamente al mondo del giornalismo.

Avevo voglia di raccontare e in quasi venticinque anni di professione ho documentato i fatti della nostra città e non solo, dalla cronaca nera allo sport, senza filtri e sempre e solo in nome della notizia e della verità. Vocazione? Direi una grande ed unica passione…”

Adriana Sapone, giornalista fin dal 1998, collabora con importanti testate italiane e internazionali, essendo anche corrispondente della prestigiosa agenzia Associated Press. Ha all’attivo numerose mostre allestite in Italia e nel mondo.

Ha esposto con fotoreporter di caratura internazionale come Uliano Lucas e tanti sono i libri fotografici pubblicati. E’ stata ricevuta, in Vaticano, in udienza, sia da Papa Benedetto XVI, per la consegna di un’opera editoriale a carattere religioso, che da Papa Francesco.

Una sua foto è stata scelta dalle Nazioni Unite per una pubblicazione contro la criminalità transnazionale. È anche video producer di network televisivi internazionali.

A proposito di libri, quale volume e, aggiungiamo noi, quale canzone potrebbero costituire una sorta di … manifesto esistenziale di Adriana?

“La canzone che maggiormente rappresenta il mio modo di essere è <<Viva la vida>> dei Coldplay. Quanto ai libri, ne scelgo due: la biografia di Margaret Bourke-White, una delle fotografe che amo di più e <<Io c’ero>> di Enzo Biagi…”

Ecco, Enzo Biagi, proprio in “Io c’ero” si definisce “piccolo involontario protagonista di momenti storici…” Adriana è stata privilegiata protagonista della tenerissima ed affascinante passione paterna…

“Mio papà, Ninì, è stato uno dei presepisti italiani più conosciuti nel panorama dell’arte presepiale italiana e internazionale. In casa Sapone era Natale tutto l’anno.

Il presepe, quel villaggio millenario che incanta i bimbi di tutto il mondo, con quel suo messaggio d’amore e semplicità, fanno parte della mia storia…”

Quotidianamente, sfogliando le pagine on line di reggiotoday.it possiamo leggere i fatti di cronaca attraverso gli occhi di Adriana.

Impensabile, dunque, non rievocare quella nuova primavera di speranza per la nostra Reggio auspicata da don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, alla meditazione omiletica durante i funerali di Giacomo Battaglia.

Una primavera, aggiunse don Nuccio, che potrà sbocciare solo con l’impegno diretto degli artisti…

“La rinascita di una città – chiosa Adriana – si concretizza attraverso le azioni di tutta la società civile, nessuno escluso. Reggio potrà risollevarsi, anche se l’impresa sarà ardua, solo se al suo fianco troverà uomini e donne, liberi da ogni schiavitù, appassionati di ideali e scevri da vecchi e inutili schemi. C’è tanto bisogno di cultura, di creatività.

Gli artisti con il loro estro possono cambiare, emozionare, provocare ma anche stimolare la riflessione. Ecco, credo che la città abbia bisogno di nuove progettualità, e che debba lavorare per le nuove generazioni.

Abbiamo bisogno di respirare legalità, ma quella vera, costruita sui fatti e non sulle belle parole. Reggio ha perso per strada tante cose, purtroppo; arroganza e pressapochismo vanno messi alla porta, non servono, se vogliamo guardare verso un nuovo orizzonte…”

Tanti sarebbero i fotogrammi esistenziali di Adriana ancora da raccontare: le lancette dell’orologio, però, inesorabili, sussurrano il calar della tela sull’incontro…

Lasciamo Adriana alla sua quotidiana frenesia, frutto di quel desiderio d’esser sempre in prima linea, vogliosa di raccontare, scatto dopo scatto, la vita in riva allo Stretto…

Ci salutiamo rammentando quel che noi, Portatori della Vara, di lei, annualmente, al secondo sabato settembrino, immortaliamo: una professionista che, appresso all’amato Quadro, blocca, per sempre, attimi di fede, istanti di fatica, momenti di un popolo che, seppur cresciuto, non si vergogna, almeno una volta all’anno, d’essere famiglia di famiglie a passeggio con la Mamma…

Buona vita, cara Adriana!

E grazie per questa tua innata capacità di beccar l’espressione giusta, al momento giusto: non è casualità, è dono di Dio che tu sai sapientemente trafficare!

                                    Antonio Marino

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