Incontriamoci il mercoledì – 8

La liberazione dell’anima
Proseguendo le catechesi sulla scorata del testo di Matta El Meskin, anche questo mercoledi il parroco ci intrattiene su un capitolo di grande importanza.
Mentre i precedenti capitoli hanno delineato il senso della vita mistica nella ricerca di Dio, da questo capitolo in poi, la Catechesi verterà su una sorta di antropologia della preghiera. Come cioè l’uomo deve orientarsi alla preghiera, superando i limiti della natura, con la purificazione del cuore da ogni legame con il peccato.
In questo capitolo l’autore spirituale afferma che l’anima umana è per sua natura creata buona, libera, pura. Tuttavia l’uomo fa esperienza di un’anima legata al peccato.
Che cos’è che ostacola la leggerezza dell’anima? E’ l’io che impedisce all’anima di essere come Dio l’ha voluta, è l’io umano che appesantisce l’anima e la allontana dal progetto del creatore. Infatti l’io umano può desiderare e spesso desidera quello che Dio non vuole.
Non c’è differenza tra l’anima e l’io umano, questa differenza si appalesa tuttavia quando l’operare dell’uno non è in sintonia con il progetto divino.
Quando l’anima è totalmente sottomessa a Dio, l’io umano è totalmente sconfitto e non si oppone alla ricerca di Dio e alla preghiera. Ma quando l’anima non è sottoposta a Dio, allora l’io umano prende il sopravvento e l’anima ne resta schiacciata.
Tutto questo è opera del demonio, con le sue suggestioni e le sue lusinghe. Solo sottomettendosi a Dio l’anima riesce a sconfiggere l’io umano che tende a trascinarla verso il vizio e il peccato. Per sottomettere l’io umano alla volontà di Dio, il nostro autore spirituale ci propone alcuni sentieri che chiameremo dello spirito.
1. Non fare mai affidamento alla propria sapienza personale e alle proprie capacità, l’opera del maligno proprio qui trova sentiero facile per ingannare l’uomo.
2. Avere di sé la giusta considerazione, non siamo indispensabili, senza di noi le cose si fanno ugualmente e il mondo può fare a meno di noi, anche la Chiesa, la parrocchia.
3. Non attribuire a se stessi il progresso del cammino spirituale, ma solo a Dio. Da noi può venire solo il male, tutto viene da Dio, la salvezza è opera sua. Tutto è sua grazia.
4. Quando Dio ci corregge, è segno di una grande benedizione, il Signore dimostra la sua benevolenza con la correzione, segno del suo amore. Il cammino autentico dell’umiltà conduce l’anima alla vera liberazione da ogni vincolo e da ogni affetto al male.
5. Ogni giorno, chi desidera la perfezione, deve esaminare i suoi pensieri, le sue intenzioni, i suoi propositi e leggerli alla luce della volontà di Dio, solo così comprenderà la distanza tra la sua e la volontà di Dio.
Tuttavia ci sono elementi nascosti che disturbano l’anima nel suo tragitto verso la purificazione e la santità, il primo di questi elementi che elenca Matta è l’ignoranza.
Questa assume la dimensione pentaforme, cioè si possono individuare cinque forme di ignoranza:
a. ignoranza della volontà e del desiderio di Dio,
b. ignoranza della via di sacrificio che conduce l’anima alla vita eterna,
c. ignoranza dei metodi maligni che usa il diavolo per traviarci,
d. ignoranza circa le cose effimere del mondo, quelle che Qoelet chiama vanità.
Contro queste forme di ignoranza, Matta identifica anche i rimedi che secondo il suo insegnamento sono utili a vincere l’ignoranza, in ordine sono: la lettura del Vangelo e la preghiera continua; il coraggio di lasciare tutti gli affetti smodati e mettersi subito in cammino verso la conversione; praticare la vera umiltà e la vigilanza dell’anima; meditare sulla morte come fine di ogni vanità e superbia in questo mondo.
Tuttavia ci sono alcuni elementi molto pericolosi che minano la vita di preghiera, fino a distruggerla, questi elementi sono di due nature, fisiche e psicologiche.
Quelle fisiche sono costituite dalle abitudini disordinate come l’attaccamento smodato al cibo, l’ozio, la ricerca del proprio comodo, la ricerca esasperata del piacere sessuale, ecc.
La liberazione da questi legami può avvenire soltanto da una risoluta forza di volontà che recide i legami con questi vizi.
Le abitudini psicologiche che impediscono all’anima di unirsi a Dio sono diverse e variegate: la menzogna, la distorsione dei fatti, la maldicenza, il giudizio sugli altri, l’incostanza, la vigliaccheria, l’adulazione, l’autocommiserazione, l’attaccamento presuntuoso alle proprie opinioni, l’ostinazione e l’arroganza intellettuale, la giustificazione della violenza, della oppressione , della calunnia, il desiderio di potere, del dominio sugli altri, degli onori.
Chi è vittima di queste abitudini, non può servire Dio e la Chiesa con libertà, solo in presenza di una sincera conversione l’uomo si può liberare da questi legami perniciosi che conducono alla perdizione dell’anima.
Fino a quando l’anima non sarà liberata da tutti questi legami o rimarrà legata anche ad uno solo di essi, non potrà giungere alla vita di preghiera e quindi alla conoscenza di Dio.
Infine, una volta liberato dai legami con il peccato, bisogna stare attenti di non commetterne di altri, perché altrimenti l’anima sarà sempre sottoposta ad una sorta di malattia spirituale che gli impedisce la comunione con Dio.
Solo sperimentando la pace che la comunione con Dio procura all’anima, si supera ogni attaccamento al male e ogni affetto al peccato. L’anima allora è veramente liberata e coincide perfettamente con l’io umano.
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